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Sette brevi racconti olimpici: Atlanta ‘96

di Luigi Ercolani

Sette brevi racconti olimpici: Atlanta ‘96

Nomini Atlanta e qualcuno di quelli che erano presenti ancora trema. Le Olimpiadi del centenario, a un secolo dal rilancio fortemente voluto da Pierre de Frédy, barone de Coubertin, vengono tuttora ricordate come quelle peggio organizzate nell’epoca moderna, ma la Coca-Cola spinge e agli sponsor non si comanda.

Ai giochi olimpici georgiani spiccano le squadre femminili, non tanto le squadre maschili, dove gli Stati Uniti iniziano a essere un po’ meno uniti, visto che la supponenza nei confronti degli avversari (e spesso di qualche compagno di squadra) di qualche giovane fusto viene gradita poco anche dai numerosi veterani in maglia USA.

No, la vere luci della ribalta sono accese sulle dirimpettaie femminili. Il motivo è tutt’altro che misterioso: nel giugno successivo sarebbe stata infatti lanciata la WNBA, la lega professionistica che nei mesi estivi funge sostanzialmente dai riempitivo per il palinsesto lasciato stagionalmente vacante dagli uomini. Business is business, e non staremo qui a commentare questa programmazione, limitandoci a definirla, a nostro modo di vedere, poco dignitosa.

Le statunitensi vinceranno chiaramente la competizione, battendo il Brasile in finale con l’Australia medaglia di bronzo. Come la faccia di certuni pensano che il basket femminile possa fungere da semplice transizione del ben più quotato corrispettivo maschile.

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