Si conclude per i Boston Celtics un’altra settimana molto difficile sul campo. La domanda che bisogna porsi: è iniziata la fase calante? La risposta è si, perché Boston, arrivata nei pressi dei playoff poco tempo fa, sta piano piano perdendo sempre più posizioni in classifica.
Questa perdita di posizioni significa tanking, significa scelte e significa soprattutto ricostruzione. Di questo ne abbiamo già parlato nella rubrica NBA Business, ma per fare il quadro della situazione possiamo dire che, nonostante la fase momentanea sia calante, come è noto, la fase che ci apprestiamo ad affrontare nei prossimi anni sembra non così pessima e potrebbe rivelarsi una lenta ma progressiva crescita verso il completamento del re building. Calante ora, crescente in futuro. Il significato dei C’s odierni è questo.
Tornando al periodo immediato possiamo analizzare la situazione Boston per quanto riguarda ciò che avviene sul parquet.
Quattro le partite nella settimana dei Celtics. La prima contro gli Charlotte Hornets è una partita difficile complice anche la trade per portare Jeff Green a Memphis. Gli Hornets, in un ottimo periodo d’altro canto con un Kemba Walker che sembra trovarsi a proprio agio in un sistema che non prevede né Stepehnson né Jefferson come opzioni offensive a causa di due infortuni, sfrutta l’occasione. Walker ne mette 33, Boston non tira come dovrebbe (39,6%) e la sconfitta è quasi già scritta. E lentamente Indiana e Detroit sentono l’odore del sangue.
La seconda partita è l’unica vittoria della settimana bianco verde. I Nets sembrano in difficoltà di fronte agli importanti tentativi di Bradley (21 punti) e lasciano troppo spazio a un Turner da 8 rimbalzi e 7 assist. Contro Indiana, due sere dopo, arriva la sconfitta all’overtime. In questo momento, più che in ogni altro, viene messa in luca la mancanza di un Go To Guy. Nessun leader in quel di Indiana è in grado di prendere in mano la franchigia nei momenti “clutch”. Bradley non può farlo da solo, o meglio, può farlo a sprazzi, Olynyk e Sullinger alternano prestazioni ottime ad alcune bruttissime, Smart è troppo giovane e deve ancora ben ambientarsi nella lega. Ultima partita la sconfitta contro Toronto, abbastanza prevedibile. Boston rimane in gara il primo tempo ma poi i Raptors stringono le maglie in difesa e recuperano il leggero svantaggio andando a vincere il match di 13 punti.
Chiaramente vediamo che Boston è una squadra in ricostruzione. Smart è un buon punto di partenza. Ovviamente l’obiettivo di Ainge è quello di puntare sui giovani. Lo si nota non soltanto dalla composizione del roster, ma anche dalle mosse manageriali messe a segno negli ultimi giorni. Green lascia la possibile sede delle Olimpiadi 2024 e si trasferisce a Memphis. Lo stesso vale per Brendan Wright, trasferitosi a Phoenix. L’obiettivo di Ainge con queste trade è quello di ottenere scelte, liberare spazio salariale e evitare di perdere Green a zero o tenerlo con un contratto abbastanza alto per una franchigia in questa fase di ricostruzione. La franchigia dunque è in difficoltà, ma molti giovani arriveranno nei prossimi draft. Chissà che non salti fuori un fenomeno con tutte quelle scelte.


