Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston CelticsBoston Celtics: così sbagliato cedere Rondo?

Boston Celtics: così sbagliato cedere Rondo?

di Luca Mazzella

Un fulmine nel ciel sereno dei Boston Celtics. Così si può definire il passaggio di Rajon Rondo ai Dallas di Cuban. Rajon, dalla separazione dai big3 coi quali aveva vinto l’anello nel 2008, non ha più trovato le giuste motivazioni, e gli stessi Boston Celtics si sono trovati nel limbo di chi voleva lottare per i playoff e sognare senza averne mezzi e senza credere nell’organico a disposizione e chi invece voleva tankare nella speranza di pescare il giocatore giusto attorno al quale ricostruire il team.

In soccorso ad Ainge sono arrivati nell’ordine i Lakers, con uno scarno vassoio che prevedeva Nash e scelte, i Rockets, i soliti Knicks e infine i Dallas. Quelli che sembravano meno affascinanti e più logori o almeno abbastanza logori (soprattutto sotto canestro visto il kilometraggio di Nowitzki e Chandler) da non tentare Rondo che cercava forse un progetto anche a lungo termine, alla fine l’hanno spuntata. Rondo, nella notte tra ieri e oggi è diventato ufficialmente il nuovo play dei texani, che adesso sognano in grande (compatibilmente con una chimica del team tutta da rifare adesso) con un quintetto che oltre all’ex Boston prevede anche Monta Ellis, Chandler Parsons, WunderDirk e Tyson Chandler. Ma, assunto che nell’immediato (e per immediato si intende maggio-giugno 2015 e al massimo 2016) a guadagnarci siano stati i Mavs, come può ritenersi Boston?
Partiamo dal fatto che, senza trade, probabilmente i Celtics si sarebbero dovuti rassegnare all’idea di perdere il loro play in estate e senza nulla in cambio, per cui anche con poche scelte e rincalzi ci sarebbe stato un guadagno rispetto al solo vuoto salariale che in estate avrebbe rimpiazzato Rondo.
Lo scambio è stato impostato così: a Dallas il solo Rondo con Dwight Powell (sarà verosimilmente tagliato), a Boston Jameer Nelson, Joe Crowler e Brandan Wright (in scadenza a fine anno), oltre a una prima scelta 2015 e una seconda scelta futura.

Nelson, nonostante l’età non sia più bassissima, ha concluso la sua esperienza texana a 7.4 punti di media, con 4 assist in 25 minuti quasi di utilizzo. Non è più il giocatore del 2008-09 (aveva Howard accanto) che concluse con 16.7 punti di media, ma resta un giocatore di esperienza e di affidamento, sulla carta ideale per far crescere ulteriormente Bradley e fare da chioccia a Smart. Senza valutare troppo il potenziale impatto di Crowler, è Brandan Wright l’altra aggiunta interessante. Col contratto in scadenza e quindi con maggiori motivazioni, il prodotto di North Carolina sta registrando medie di 8.8 punti, 4 rimbalzi  1.6 stoppate in 18 minuti di gioco. Anche lui, dietro Olynyk, sembra un’aggiunta intelligente.

Boston avvia ufficialmente la rifondazione, ripartendo da Marcus Smart (con il lasciapassare del fisico e degli infortuni), Avery Bradley, Jeff Green (ma news arriveranno a breve visto che nei piani dei Celtics c’era l’idea di cedere oltre Rondo), Jared Sullinger, Kelly Olinyk e si spera una buona chiamata al prossimo Draft dove dovrebbero avere diverse buone chiamate.

 

A fine anno scadranno, oltre al neo arrivato Wright, anche Brandon Bass (6.9mln), e Marcus Thornton (8mln); e lo stesso Gerald Wallace, titolare di altri 2 anni a 10 abbondanti, potrebbe diventare una pedina di scambio per avere scelte o essere amnistiato. Jameer Nelson e Jae Crawler hanno rispettivamente una Player Option da 3.2 milioni e una Qualifying Offer da 118mila dollari, graveranno poco sul cap ma sono giocatori di rendimento, soprattutto il primo che a Dallas stava ritrovando parte di quella brillantezza persa negli ultimi anni in Florida. Un quintetto con Nelson/Bradley, Smart, Jeff Green (chi può saperlo?), Jared Sullinger e Olynyk, con Tyler Zeller e Evan Turner in panchina non sembra malvagio in questa Eastern, e i milioni liberati dai vari Bass, Wright, Thornton (ma anche Faverani ad esempio) potrebbero da subito essere usati per un pezzo grosso della Free Agency.

In più, dovessero scambiare Green e Wallace, è facile prevedere che i Celtics si assicureranno 2-3 anni di scelte, alte e soprattutto in quantità.
Magari nell’estate 2016, con questi giovani già rodati e altri 3-4 di rendimento presi alla draft, uno dei top FA potrebbe anche fare un pensierino a quella che rimane, nonostante il processo di ricostruzione appena iniziato, una delle franchigie più affascinanti dell’intera Lega.

Tanto convinti che Boston non ci abbia guadagnato e che tra 2-3 anni non potrebbe essere più competitiva dei Mavs che nel frattempo avranno perso probabilmente la propria coppia titolare di lunghi?

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