Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Dallas Mavericks preview 2020/2021: come dieci anni fa?

Dallas Mavericks preview 2020/2021: come dieci anni fa?

di Luigi Ercolani
Mavericks preview 2020/2021

I Dallas Mavericks pronti ad affrontare una nuova avventura, e cercheremo di analizzarla nella preview della stagione 2020/2021. Partendo da lontano. Nel 2017/2018, dunque la stagione che precede l’atterraggio del Golden Boy del Real Madrid all‘American Airlines Center, un articolo descriveva i Mavericks come una squadra che stava facendo tanking, ovvero perdendo partite apposta allo scopo di avere una posizione bassa in classifica per averne una alta al draft, pur non volendo fare tanking. Era vero, verissimo.

Mark Cuban, al comando da inizio millennio, sa perfettamente che i tifosi texani vanno sedotti, accuditi, stimolati. Quando i tuoi vicini di casa si chiamano Dallas Cowboys e sono soprannominati ‘America’s team‘ sai che non puoi permetterti sconti. Se i playoffs sono la parte pi√Ļ importante della stagione di basket NBA, le prime partite sono quella pi√Ļ delicata: √® l√¨ che capisci se gli investimenti tecnici ed economici della off-season hanno dato un frutto, o se devi buttare per aria i piani e rifare tutto; √® l√¨, poi, che devi convincere i partner commerciali e i tifosi che hanno fatto bene a puntare su di te.

Ecco, in quel fatidico 2018, Cuban, da imprenditore navigato e strategico qual √®, scelse di salvare capra e cavoli: fece una squadra modestamente competitiva che con il passare delle sconfitte perdeva motivazioni, e con le motivazioni perdeva partite, e che arriv√≤ al punto stesso in cui la dirigenza avrebbe voluto trovarsi nel momento in cui l’annata si era aperta pur non dando mai l’impressione di aver tirato apposta i remi in barca.

I movimenti nella off-season

NBA free agency

                                                                                  Josh Richardson in azione.

Come d’abitudine la dirigenza dei Mavs non ha optato per rivoluzioni all’interno del roster. I cambiamenti sono stati pochi, atti soprattutto a correggere le lacune dell’anno passato. Dal draft sono arrivati Josh Green, guardia da Arizona (con la diciottesima scelta), e Tyrell Terry, point-guard da Stanford (trentunesima chiamata).

Seth Curry √® stato poi mandato a Philadelphia, in cambio di Josh Richardson e dei diritti della scelta della guardia-ala Tyler Bey. La point-guard Delon Wright √® stata poi spedita ai Detroit Pistons nell’ambito di una trade a tre che ha coinvolto anche gli Oklahoma City Thunder e che ha portato in Texas James Johnson. Trey Burke ha firmato un triennale da circa 10 milioni di dollari complessivi mentre Wesley Iwundu ha firmato un biennale.

C’√® poi chi √® rimasto, come Willy Cauley-Stein (contratto di due anni a 8.2 milioni di dollari totali) e JJ Barea (annuale), uno dei veri e propri leader spogliatoio. Tim Hardaway Jr ha inoltre esercitato la player option da 19 milioni di dollari presente nel suo contratto.

Insomma, pochi (movimenti) ma buoni (o, almeno, così ci si augura).

Mavericks preview 2020/2021: il gioco

Chiss√† quanti se ne sono accorti: Rick Carlisle √® secondo per durata sulla panchina solo al dirimpettaio texano Gregg Popovich. Il suo aplomb e la sua sapienza tattica, senza mai strafare, cercando sempre di mettere i pezzi giusti al posto giusto, e la sua capacit√† di entrare nella sfera psicologica dei giocatori ne hanno fatto il terminale perfetto dello stimolo che parte dal genio manageriale di Cuban e arriva alla competenza tecnica di Don Nelson. Una dirigenza che da quando si √® insediata di coach ne ha avuti tre, e che ha meritatamente sempre escluso l’ipotesi di liberarsi di quello attuale, anche in quei pochi anni in cui le cose non sono girate come preventivato. Politica aziendale, se si pensa che questa stessa dirigenza non licenzi√≤ Avery Johnson per aver perso da primo della classe contro una Golden State cenerentola del tabellone, contro l’ex di turno Don Nelson, per inciso.

Se si vuole analizzare il gioco di Dallas non si pu√≤ non partire dall’attacco, il terzo per produttivit√† al termine della passata regular season con 117 punti tondi di media. Segno della versatilit√† di coach Carlisle, che √® sempre stato visto come un esperto di difesa, prova ne sia l’annata del titolo, chiusa attorno al centello. Nel 2019/2020, viceversa, i punti sono stati appunto circa una quindicina larga in pi√Ļ, con una percentuale ragguardevole (36.7%) di bersagli dalla lunga distanza: questo dato, unito al quarto posto in graduatoria per rimbalzi difensivi (36.4) e complessivi (46.9) d√† l’idea di una compagine tenace sotto le proprie plance e precisa da fuori nella met√† campo offensiva.

Andando nel dettaglio, i Mavericks sono stati, e verosimilmente saranno, una squadra che punta a far viaggiare la palla continuamente e rapidamente per squilibrare la retroguardia avversaria e creare dunque tiri aperti. Luka Doncic a predicare basket, Tim Hardaway Jr. in guardia, Josh Richardson come ala piccola e la coppia di lunghi mobili Maxi Kleber e Kristaps Porzingis sono tutti elementi in grado di attaccare frontalmente il canestro e pericolosi al tiro. Con una pericolosit√† tanto diffusa, il gioco si sviluppa con un movimento della sfera attraverso rapidi passaggi o con un elevato numero di pick and roll, i quali portano a penetrazioni che fanno collassare la difesa sull‘incursore. Se quest’ultimo non ha spazi per una conclusione sicura trover√† appostati sul perimetro due compagni sul lato forte, uno su quello debole e un bloccante o lanciato verso canestro o ad aprirsi in ala per un pick and pop.

Il pick and roll come via per scatenare il potenziale offensivo di Luka Doncic.

Quello che frena i Mavericks √® tuttavia la difesa. A una tale produttivit√† offensiva fa da contraltare una retroguardia che in prima battuta deve salire di livello sul piano mentale, dato che soffre di non rari stand-by. Quello che coach Carlisle dovr√† curare sar√† soprattutto l’attenzione e la concentrazione, lavorando per evitare distrazioni che nei momenti clou possono risultare dannose. I 112.1 punti subiti sono comunque frutto anche di una generale… lacuna di attitudine alla difesa, perch√© nel complesso l’idea di proteggere il canestro mettendo pressione quando gli avversari costruiscono le proprie in area nel complesso √® buona.

Il guaio √® che spesso l’anno passato √® stata applicata senza quella necessaria verve agonistica che rende la protezione del proprio canestro maggiormente efficace. Servir√† in questo senso salire di livello, per far s√¨ che le aspettative che stanno iniziando a generarsi attorno alla franchigia texana vengano rispettate.

In questa situazione la difesa dei Mavs si è dimostrata troppo passiva.

Un potenziale fattore: Kristaps Porzingis

Kristaps Porzingis.

Porzingis √® arrivato a Dallas nel gennaio 2019, e ha aspettato nove mesi per debuttare con la nuova maglia. Lo stesso tempo di un parto, e in effetti la dolce attesa del lungo √® stata poi ripagata: 23 punti al debutto contro Washington, season high con 39 punti e 16 rimbalzi contro Houston e la sensazione di un avere ripreso un filo troppo presto interrotto. Ora per√≤ siamo di nuovo da capo: a ottobre l’interno baltico si √® sottoposto a un intervento chirurgico al ginocchio destro, che serve a porre rimedio alla lesione al menisco rimediata durante la scorsa post-season, probabilmente uno dei fattori della sconfitta al primo turno contro i Los Angeles Clippers.

La dirigenza Mavs ha fatto sapere che non intende forzare i tempi: troppo vivo il ricordo della rottura del crociato di inizio 2018 e la fisiologica successiva lungodegenza. Di conseguenza Porzingis salter√† cos√¨ l’inizio della regular season per un pieno recupero che lo prepari egregiamente per l’annata che verr√†. In cui la sua mobilit√† e la sua mano educata saranno un fattore cruciale per Dallas nell’aprire le difese avversarie.

Mavericks preview 2020/2021: le aspettative stagionali

Dagli USA qualcuno ha gi√† iniziato a dire che i Mavericks possono insidiarela corsa al titolo dei Los Angeles Lakers. Curioso come si ripetano gli equilibri dell’inizio della della stagione 2010/2011, con la Los Angeles giallo-viola ad Ovest davanti, e un macro-gruppo comprendente i texani a inseguire. Non v’√® certo bisogno di ricordare come fin√¨ quella stagione, anche se le differenze sono vistose: quei Lakers erano a fine corsa, mentre la percezione √® che questa versione a guida lebroniana abbia in canna almeno un altro paio di colpi.

Allora come ora a sedere sulla panchina dei Mavs c’era Rick Carlisle, di cui gi√† si √® scritto. Mancher√† Dirk Nowitzki, rimpiazzato dal concittadino Kleber e da Porzingis, e ci sar√† Doncic dove all’epoca giostrava Jason Kidd, il quale all’epoca si prendeva tiri in funzione di Dirk. A questo giro invece il miglior giocatore √® proprio il play, il Golden Boy con la sua sola presenza ha guarito una squadra intrappolata nella venerazione per una star al viale del tramonto dopo tanti anni di soddisfazioni.

I Mavericks appaiono una squadra nel complesso qualitativamente migliore rispetto a quella che si mise l’anello al dito, e se riusciranno a pareggiare i propri predecessori a livello di forza mentale nessun ostacolo √® precluso. Nemmeno dare fastidio nella lotta per il titolo.

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