Il 2 novembre la NBA ha nominato i Players Of The Week, ossia i giocatori che meglio si sono distinti in questa prima settimana di regular season.
Per la Easterne Conference viene scelta una novità, un giovane che ha sulle sue larghe spalle le sorti dei Detroit Pistons: Andre Drummond.
I Pistons con un record di 3-1 sono inaspettatamente sulla vetta della Easterne Conference dietro soltanto ai Toronto Raptors e agli Atlanta Hawks. Per coach Van Gundy il segreto di questa ottima partenza è la difesa, i suoi avversari (vittorie contro Atlanta, Utah e Chicago) non hanno superato quota 94 punti, stesso numero di punti fatto dai Pacers questa notte.
Ma andiamo ad analizzare da vicino le prestazioni del prodotto di UCONN: Drummond è primo nella classifica rimbalzi con una media di 19.5 e primo nella classifica degli offensivi (30 totali). Il suo plus/minus medio in queste 4 partite è stato di 16 in 37 minuti d’ impiego con un distacco medio di 7 punti sulla squadra avversaria. Ha collezionato 4 doppie-doppie nelle accoppiate punti-rimbalzi (18-19; 18-10; 20-20) con il picco massimo di 25 punti e 29 rimbalzi nella sconfitta contro Indiana.
Dominatore assoluto del ferro!
Guardando le sue statistiche si nota immediatamente un sensibile incremento in ogni dato, ma quello che veramente ha fatto fare il salto di qualità al giovane Big Penguin è stata la percentuale dalla lunetta. Fino alla stagione scorsa Drummond aveva una percentuale del 39%, quest’ anno sta centrando il 59% dei suoi tiri liberi per un totale di 19/33 liberi messi a segno con 10,3 liberi tentati a fronte dei 4.5 dello scorso anno. In una lega ormai dominata dai centri rivoluzionari, i cosiddetti lunghi tiratori come Davis e Cousins, Drummond rimane il 5 tradizionale che sfruttando i pick-n-roll con Reggie Jackson e la sua forza fisica a rimbalzo riesce a tenere testa ai rivali di reparto. La partenza di Greg Monroe è stata la prova del nove per il numero #0 di Motor City che non ha sentito il peso della responsabilità di una franchigia condannata alle 33 vittorie stagionali, ed è riuscito a sorprendere tutti in questa prima settimana anche grazie all’ affiatamento del giovane roster.
Se continua su questa strada Andre Drummond potrebbe candidarsi come Most Improved Player della stagione. Anche se siamo all’ inizio della salita, chi ben comincia è a metà dell’ opera.
Alcune statistiche:
2014/2015: 13.8 pts; 13.5 rim; 1.7 FTpg
Inizio 2015/2016: 20.3 pts; 19.5 rim; 6 FTpg
Sulla West Coast il Player Of The Week è assai più noto e consueto. Lo Chef di San Francisco è tornato in una cucina ancor più stellata: Wardell Stephen Curry II.
Nonostante avesse vinto tutto nella scorsa stagione, alla vigilia di questa regular season erano altri i nomi candidati ad un inizio col botto: il ritorno di Kevin Durant, unibrow Anthony Davis, mister triple-double Russel Westbrook, Chris Paul o James Harden. E invece no. Steph Curry in questa prima settimana ha fatto registrare prestazioni che legittimano non solo il suo trofeo di Mvp, ma un’ eventuale back-to-back del premio individuale se continuasse così per le restanti 78 partite.
In queste prime 4 gare i Warriors hanno sfidato, e battuto, i 3 roster che si erano trovati davanti al loro cammino verso le Finals: New Orleans (2 volte) contro cui Curry mette a referto rispettivamente 40 e 53 punti nella prima e nella seconda partita, segnando oltre il 60% delle sue realizzazioni, con un plus/minus di 16 e dispensando 7 e 9 assist contro Davis e compagni.
Contro Houston il numero 30 passa la sua tipica giornata in ufficio da 25 punti 6 assist e 7 rimbalzi difensivi. Nelle prime 3 gare va a segno con ben 17 triple, secondo solo al nostro Danilo Gallinari che ne mise 18 nelle prime 3 partite con la maglia dei Knicks. Quelle dello Chef però diventeranno 21 in 43 tentativi al termine della valanga contro Memphis, raggiungendo il 49% dall’ arco, personal best.
Non è tanto la quantità a farci sgranare gli occhi di fronte al Babe-faced assassin, ma la qualità: nella settimana in cui si celebra l’ entrata di Steve Nash nel Ring of Honor dei Phoenix Suns, Steph sforna assist, stepback, behind-the-back e layup che ricordano tanto quelli del suo attuale maestro. O forse è addirittura una sua evoluzione. Un alieno.
I 91 punti della coppia Durant-Westbrook passano per una volta in secondo piano, nonostante sia la seconda coppia nella storia a raggiungere una cifra simile (40+40). (Qualcuno ha detto Scottie & Mike?)
Curry è ovviamente primo nella classifica “points per game” con 37.0 di media e primo in quella di realizzazione con 50/84 tentativi.
Cosa è cambiato nel gioco di Steph? Apparentemente niente, è l’ evoluzione qualitativa del Curry versione 2014-2015. Ma se andiamo ad analizzare le sue azione, notiamo un netto miglioramento a livello difensivo. E’ naturalmente ancora presto per considerarlo in concreto, ma la sua attenzione in difesa e la capacità di intercettare i passaggi avversari sembra aumentata. 10 sono le palle recuperate dal leader dei Warriors e 35 quelle totali della squadra in queste prime 4 gare. Nell’ ultima partita contro Memphis sono molte le transizioni che nascono da una sua “steal” o da un suo rimbalzo lungo e questo ha permesso di incrementare quella velocità di realizzazione tipica di Golden State, a cui una squadra di peso come quella dei Grizzlies non è abituata.
Dopo aver portato anche la percentuale del suo tiro libero da 91 a 96% ed aver alzato quella realizzativa al 60% rispetto al 49% dello scorso anno, ha dichiarato che il suo obiettivo è quello di migliorare ancora.
Alcune statistiche:
Inizio 2015-2016: 37.o pts; 6.3 assist; 5.0 reb; 96,4% FT; 2.5 stl; 49% 3P; 59% FG
148 punti in 127 minuti.
Tutto questo è legale?
Per NbaPassion,
Giacomo Mugnai



