Tracy Lamar McGrady Jr è forse il più grande rimpianto che la storia recente NBA ricordi. Infatti T-Mac è stato probabilmente l’unico giocatore che avrebbe potuto elevarsi sullo stesso piano di Michael Jordan e Kobe Bryant se non fosse stato per tutti i problemi fisici che ha incontrato.

Arrivato direttamente in NBA dall’High School (Mount Zion Christian Academy), Tracy McGrady venne selezionato durante il Draft 1997 come 9^ chiamata del primo turno dai Toronto Raptors.carter_mcgrady_portrait
Il suo anno da rookie è nella media, giocando 64 partite stagionali e partendo in quintetto in 17 di queste: conclude la stagione con una media di 7 punti a partita, 4.2 rimbalzi e 1.5 assist.

Nel suo anno di esordio trova molte occasioni che gli permettono di mettersi in mostra e, grazie alle sue ottime doti di atletismo, inizia a ritagliarsi un posto in squadra, anche grazie al cambio di coach avvenuto nel corso della stagione.

L’anno successivo arriva a fargli visita in Canada suo cugino di 3° grado, un certo Vince Carter (qualcuno forse l’avrà già sentito nominare…): i due formano immediatamente una delle coppie più spettacolari che si siano mai viste sui parquet NBA, non perdendo mai l’occasione di dare spettacolo volando letteralmente sopra il ferro. McGrady chiuderà la sua stagione da sophomore con 9.3 punti di media, 5.7 rimbalzi e 2.3 assist.

Nella stagione 1999-2000 vengono entrambi selezionati per prendere parte allo Slam Dunk Contest e non servono molti commenti: lo spettacolo è unico e Vince Carter eleva la concezione di schiacciata ad un livello mai raggiunto prima.
In campionato invece i Raptors riescono ad arrivare fino ai Playoff, venendo però eliminati al primo turno. Le prestazioni di T-Mac però sono davvero eccellenti e chiude la stagione segnando 16.7 punti a partita e prendendo 7 rimbalzi.

Qui un breve mix di alcune delle sue stupende giocate:

Dopo i Playoffs del 2000 molte franchigie misero gli occhi addosso a McGrady, soprattutto perché il talento della Florida si ritrovò free-agent. Furono gli Orlando Magic ad assicurarsi le sue prestazioni con un mega contratto da 67.6 miliorni di Dollari per 6 anni: il nostro uomo si è trovato così l’opportunità di diventare per la prima volta titolare a tutti gli effetti e mostrare a tutti che cosa fosse capace.

Le sue stagioni ad Orlando furono semplicemente spaziali, diventando presto il simbolo dei Magic e il principale realizzatore della squadra. Al suo primo anno in Florida finisce viaggiando a una media di 26.8 punti, mentre quelli successivi finisce con 25.632.1 di media, assicurandosi il riconoscimento di miglior marcatore della Lega.mcgrady_170_031002

I Magic, grazie alle sue prestazioni, sembravano finalmente essere usciti da una serie di annate buie, ritrovando la speranza e l’accesso ai Playoffs. Tuttavia il percorso in postseason non fu altrettanto buono e i Magic non riuscirono mai a raggiungere le Finals nonostante l’ex Toronto arrivò a tenere una media di 33.8 punti e 8.3 rimbalzi a partita nel 2001.

Il 29 Giugno 2004 arrivò così la trade che rischiò di cambiare in un certo senso gli equilibri di un’intera Lega. I Magic e i Rockets misero in piedi una super trattativa, con i primi che mandarono McGrady, Juwan Howard e Tyrone Lue ai Rockets in cambio di Steve Francis, Cuttino Mobley e Kelvin Cato.

T-Mac raggiunse così il centro asiatico Yao Ming, sicuramente uno dei migliori sulla piazza a quell’epoca. I tifosi e i media di Houston cominciarono così a sognare di aver trovato una coppia di pari valore a quella dei San Antonio Spurs per la corsa al Titolo.

Con la maglia dei Rockets, T-Mac ebbe finalmente l’opportunità di dimostrare cosa potesse fare con giocatori validi come Bob Sura, David Wesley, Juwan Howard.0426bradley

Anche in questa situazione il nostro uomo divenne immediatamente il simbolo della squadra, disputando molte stagioni al di sopra dei 20 punti di media e trascinando varie volte i Rockets ai Playoffs.

Houston però non ebbe mai la forza di arrivare fino in fondo, complici anche i vari infortuni alla schiena di Tracy che lo costrinsero a fermarsi varie volte. Nonostante questi suoi acciacchi, il 9 Dicembre 2004 McGrady fu il protagonista di una delle più grandi prove individuali di sempre.

Infatti, durante il match tra i suoi Houston Rockets e i San Antonio Spurs (due franchigie da sempre rivali), la squadra di casa era sotto per 68 a 76 con appena 35 secondi da giocare nell’ultimo periodo di gioco. Le cose sembravano ormai fatte…SEMBRAVANO!
Non servono molte parole per descrivere quello che è successo di lì a poco: giudicate voi…

Gli ultimi anni della sua lunga carriera passano girovagando per gli Stati Uniti, andando prima ai New York Knicks, poi ai Detroit Pistons ed infine agli Atlanta Hawks, prima di prendere la strada della CBA.

Nel 2013 gli Spurs di Popovich provano a ripescarlo dal cilindro, dando l’occasione giusta al giocatore per mettere le mani sul trofeo NBA.

Tuttavia anche in questo caso il destino ha pronto un finale diverso per T-Mac, il quale resta a bocca asciutta anche questa volta.13 - 1

Resta il rammarico verso questo giocatore, che forse più di tutti ha saputo mettersi sullo stesso piano delle guardie più forti degli ultimi trent’anni (Jordan e Bryant). Mc Grady è uno dei pochi giocatori che a livello tecnico e fisico riusciva a tenere il confronto con Kobe, dimostrando spesso la sua freddezza e la sua capacità di caricarsi la squadra sulle spalle.

Resteremo purtroppo sempre col dubbio del “se non avesse avuto tutti quei problemi con la schiena….”, ma questa è un’altra storia.

Premi Individuali: 7x All Star Game, 2x NBA Scoring Champion (2003-2004), MIP 2001, 2x NBA All First Team

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