Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti4 motivi per cui i Cleveland Cavs sono partiti 12-0 in stagione

4 motivi per cui i Cleveland Cavs sono partiti 12-0 in stagione

di Riccardo Rivoli

Il cambio di allenatore

L’anno scorso Cleveland ha finito con 48 vittorie, un risultato positivo, ma che nasconde le tante difficoltà riscontrate durante il corso della stagione. I momenti migliori a livello di gioco erano arrivati in concomitanza con gli infortuni di uno dei due lunghi, per cui avevo iniziato a pensare che giocassero meglio separati che insieme. Ai playoff invece abbiamo visto le lacune di Darius Garland, che è sparito nelle partite più importanti. Di conseguenza ci si poteva aspettare che cambiasse qualcosa quest’estate e invece il roster non è stato toccato. L’unico a essere cambiato è l’allenatore. 

Kenny Atkinson ha allenato i Brooklyn Nets dal 2016 al 2020, per poi essere apparentemente cacciato per volere di Kyrie e KD, che, considerata l’intelligenza dei due suddetti, è qualcosa di cui essere orgogliosi. In seguito ha trovato posto come assistente allenatore dei Golden State Warriors, prendendo parte anche al titolo del 2022. Quest’estate è arrivato a Cleveland, dove ha preso il posto di coach Bickerstaff e già si sono visti diversi cambiamenti rispetto all’anno scorso.

Sembrava che Evan Mobley potesse diventare un tiratore, ma ormai penso che si possa decretare che non lo diventerà mai. L’anno scorso ha tirato col 37% 3PT con 1.2 tentativi a partita, mentre quest’anno sta mantenendo il 33% ma con 1.8 tentativi. Queste percentuali non giustificano l’utilizzo che ne faceva lo scorso anno coach Bickerstaff: Mobley passava la maggior parte delle azioni a pascolare nei pressi dell’area o in angolo. In un caso intasava il pitturato, rendendo meno efficaci i pick-and-roll giocati da Jarrett Allen, nell’altro caso era inutile, tanto la difesa poteva permettersi di lasciarlo libero e contestarlo timidamente.

Quest’anno il numero 4 dei Cavs gioca tanto con la palla in mano. Gioca 1vs1 e anche i pick-and-roll da portatore, potendo sfruttare così le sue abilità da palleggiatore e passatore, di cui non ci eravamo mai accorti prima. Invece quando è senza palla sta fuori dai 3 punti, evitando così di intasare l’area, oppure porta i blocchi. Le percentuali di Mobley comunque non sono malvagie, quindi comunque i difensori fanno close out e lui li può riattaccare.

Jarrett Allen è altrettanto importante nell’attacco di Atkinson: l’ex Nets non ha un gioco perimetrale, ma è uno dei migliori rollanti della Lega, quindi è costantemente coi piedi sui 3 punti a giocare pick-and-roll con Garland e Mitchell. Inoltre è pericolosissimo nel dunker spot, dove può convertire in 2 punti tutti i passaggi, alley-oop e rimbalzi che gli arrivano in mano.

Perché tutto questo funzioni è fondamentale il lavoro dell’intero quintetto: i Cavs forzano la difesa avversaria ad avere un solo difensore a occuparsi dell’intero lato debole, così da dover decidere se scalare su Allen nel dunker spot o se stare col tiratore. Il risultato in entrambi i casi è favorevole per la squadra dell’Ohio.

Perché questo possa accadere serve un roster in cui tutti i role player sappiano tirare da 3 ed è questo il caso di Cleveland, che anche dalla panchina può permettersi di fare entrare tiratori come Ty Jerome (54.2%), Sam Merrill (40.3%), Georges Niang (sempre intorno al 40% in carriera), Dean Wade (35.9%) e Caris LeVert (47.2%). Tutti i role player hanno un ruolo ben preciso: Jerome gestisce anche l’attacco quando i due playmaker principali sono fuori, LeVert è uno scorer puro e Merrill, al contrario di altri tiratori, fa lui da bloccante per poi aprirsi fuori dai 3 punti.

Garland e Mitchell continuano a non collaborare tra loro, ma sembra meno netto lo stacco tra i momenti in cui comanda uno e quelli in cui comanda l’altro. Darius sta viaggiando a 20 punti e 6 assist di media con ottime percentuali al tiro, anche perché i tiri forzati sono veramente pochissimi. Spida ha solo 23.7 punti di media, ma è chirurgico il modo in cui sceglie i momenti in cui accendersi. Capisce i momenti della partita, gioca meno isolamenti e coinvolge i compagni come solo i grandissimi giocatori sanno fare.

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