Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLos Angeles LakersKobe Bryant 1978-2020: elogio del Black Mamba

Kobe Bryant 1978-2020: elogio del Black Mamba

di Olivio Daniele Maggio
vanessa bryant

Per onorare la figura di Kobe Bryant, scomparso all’età di 41 anni a Los Angeles a causa di un incidente aereo, riproponiamo l’articolo scritto in occasione del suo ritiro dal basket giocato.

Si sa, il tempo è tiranno. Più passa e più offusca la mente, stanca il cuore, logora il fisico. Anche alle leggende succede questo. E nemmeno uno come Kobe Bryant, uomo dalla tempra all’apparenza inossidabile, è stato esente da questo. “Il mio cuore può reggere il colpo, la mia mente può gestire lo sforzo, ma il mio corpo sa che è tempo di dire addio” – scrisse a malincuore la guardia dei Los Angeles Lakers qualche mese fain una lettera strappalacrime, per annunciare l’intenzione di ritirarsi dal basket. La classica scelta a malincuore, purtroppo necessaria.

Un autentico sogno rincorso e realizzato, un rapporto idilliaco quello con la palla a spicchi, iniziato quando il piccolo Kobe cercava di imparare quanto più possibile dal padre Joe, ai tempi della militanza nel campionato italiano. Etica del lavoro al di là del maniacale, voglia infinita di vincere e l’ossessione di voler sempre superare i propri limiti. Peculiarità che hanno accompagnato la sua carriera, il suo percorso, una sorta di corsa per diventare per forza quel qualcuno di cui si raccontano vita, morte e miracoli anche ad anni di distanza. Una corsa, manco a dirlo, assolutamente vinta.

Kobe Bryant durante la partita che ha chiuso la sua carriera, contro gli Utah Jazz.

Kobe Bryant durante la partita che ha chiuso la sua carriera, contro gli Utah Jazz.

Alcuni lo definiscono un rompiscatole dall’ego smisurato, altri sostengono che sia uno di quelli che della pallacanestro ha capito tutto. Probabilmente, con la sua a volte strabordante personalità, ha fatto di necessità virtù per raggiungere i suoi traguardi. Si ricorderà Bryant per aver interpretato perfettamente il ruolo di guardia (dopo Michael Jordan, suo idolo, nonché universalmente conosciuto come il miglior giocatore di tutti i tempi): bagaglio offensivo straordinario e pressoché illimitato, non indifferente abilità in difesa e una certa dimestichezza nel servire i compagni (egoismo permettendo). Kobe Bryant tecnicamente è stato questo in linea di massima, nulla più e nulla meno.  5 titoli vinti, 17 convocazioni all’All Star Game, 1 MVP della regular season, 2 MVP delle Finals e il terzo posto nella classifica marcatori della NBA sono solo alcune delle tante conquiste presenti nel suo palmares, scritto con una grande forza di volontà e un pizzo di sfacciataggine che caratterizzano i grandi campioni.

Il cammino intrapreso nel 1996, quando venne selezionato al Draft dai Charlotte Hornets e poi spedito in California, è stato un continuo saliscendi fatto da picchi altissimi e imprese memorabili e da episodi cupi, come le accuse di stupro (poi ritirate) e i momenti di crisi coi Lakers contornati dal pericolo di un eventuale addio, poi rientrato. Il rapporto di stima e odio con Shaquille O’Neal, gli 81 punti contro i Toronto Raptors nel 2006, le sfide coi Boston Celtics, storici rivali di franchigia. Ma non solo. Un romanzo chilometrico e controverso, un best seller che avrà il posto che merita negli annali di questo sport.

La stagione 2015/16 è volata in un soffio: gli avversari di una vita, come i Boston Celtics, gli hanno regalato sportivamente delle standing ovation, con tanto di video-tributo, e applausi a scena aperta. Lui ha risposto regalando ai tifosi e ai suoi amati detrattori gli ultimi sprazzi della sua classe, in un dolce e al contempo amaro farewell tour. L’ultimo suo grande acuto nella partita finale contro gli Utah Jazz, con ben 60 punti (sessanta, avete capito bene) che hanno fatto esplodere di gioia lo Staples Center e commuovere la gente presente per l’occasione.“Se non credi in te stesso, nessuno lo farà per te” – sentenziò: e il Black Mamba su di lui ci ha creduto eccome, dando un esempio a tutti e facendo appassionare un’intera generazione al basket, a 360°.

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1 commento

Thanks, Black Mamba! | The Big Dipper 30 Novembre 2015 - 17:15

[…] VIA NBAPassion.com […]

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