Un ragazzo nato 27 anni fa a San Giovanni in Persiceto, comune situato in provincia di Bologna, è appena entrato nella storia della NBA: Marco Belinelli, guardia dei San Antonio Spurs, sarà infatti il primo italiano a partecipare al Three-point Contest, una competizione organizzata dalla NBA durante l’All-Star Weekend e che si terrà di sabato, il giorno che precede l’All-Star Game.
Prima di parlare delle sue gare, è doveroso compiere un passo indietro. Arrivato in Texas in maniera piuttosto inosservata nel luglio scorso, dopo aver passato delle stagioni altalenanti tra Oakland, Toronto, New Orleans e Chicago, Marco Belinelli ha subito stupito tifosi ed opinionisti per il suo ottimo avvio di stagione, sfornando delle prestazioni che hanno aiutato gli Spurs guidati da Gregg Popovich non soltanto a conquistare la testa della Southwest Division, ma anche e soprattutto a lottare per il primato nella Western Conference (prima piazza occupata dagli OKC Thunder di Kevin Durant, ndr). Guardandosi indietro, partendo dal suo esordio con i Golden State Warriors fino all’ultima presenza con i Chicago Bulls, nessuno si sarebbe mai immaginato un netto miglioramento nel ragazzo bolognese; in molti infatti si sono chiesti quale sia mai il segreto di Belinelli. Un mese e mezzo fa, David Kenyon del Bleacher Report ha provato a dare una spiegazione: una parte del merito è del suo duro allenamento e del suo impegno costante con il solo scopo di migliorare il suo gioco, sia offensivo che difensivo; ma la parte più sostanziosa del merito, a detta di Kenyon, spetta proprio a coach Popovich.
Proprio lui, l’allenatore più apprezzato nel panorama NBA. Merito suo e del suo gioco, basato sul movimento veloce delle sue pedine e nientedimeno che sul Pick-and-roll (che in sporadiche occasioni è tergiversato in un Pick-and-pop), uno schema della pallacanestro tanto semplice quanto efficace, se ben effettuato. Ebbene, Belinelli e compagni, grazie ai metodi di allenamento adottati da Pop, non trovano alcuna difficoltà durante qualsiasi fase di gioco, che siano di attacco o di difesa. Sia chiaro, le sconfitte sono arrivate, ben 11 a voler essere precisi; i successi, però, sono il triplo (33, tre in meno di Durant e compagni).
Tornando a Belinelli, da quando si trova a San Antonio è balzato agli onori della cronaca per aver raggiunto la cima della classifica dei 3-Point Shooters, una delle graduatorie più importanti della massima lega di basket nordamericana. I suoi 70 tiri riusciti su 145 tentati in 44 partite, che gli hanno consentito di ottenere un buon 48,3%, gli hanno spalancato le porte dell’All-Star Weekend. O meglio, della sfida dei tre punti, che per importanza si trova dietro solo all’All-Star Game. Ora il nostro Rocky, come lo hanno soprannominato in molti durante i suoi primi anni a stelle e strisce, è già entrato nella storia della pallacanestro italiana e americana: è il primo italiano, infatti, ad esser stato invitato al Three-point Contest e se riuscisse addirittura a portarsi a casa il trofeo, si toglierebbe una soddisfazione enorme. E sarebbe una grandissima vittoria non solo per lui, per i suoi compagni di squadra e per i suoi tifosi ma specialmente per chi, come Popovich ed il suo amico Manu Ginobili, ha sempre creduto nelle sue potenzialità. Mamma mia!
Valerio Scalabrelli – @Scalabro92


