2. Spiros Vellanatis
Prima di arrivare al draft del 2013, però, la strada è stata lunga.
Oltre la sfida del passaporto (ah, nota a margine, dal 2015, il governo greco ha emanato la Legge 4332, con cui si facilita il percorso verso la cittadinanza per figli di genitori stranieri, nati e educati in Grecia. E sì, qualcosa Giannis c’entra), c’è stata anche un’altra sfida che il figlio di Charles ha dovuto affrontare: la pallacanestro.
O meglio, iniziare a giocarci.
Perché, seguendo le orme del padre, Giannis aveva in testa solo un altro sport: il calcio. Voleva diventare un calciatore professionista. Alla fine, come nelle migliori storie, è grazie ad una persona in particolare che abbraccia il suo destino.
Stiamo parlando di Spiros Vellanatis, allenatore del Filathlitikos, una squadra semi-professionistica con sede a Zografou, con un passato da giocatore di belle speranze e tanti sogni.
Quando era giovane, una volta capito che non sarebbe potuto entrare nella NBA, Spiros ha provato a diventare un uomo d’affari importante. Fallito anche quel tentativo, ha deciso di dedicare parte della sua vita a far integrare ragazzi non troppo fortunati nella comunità. In molti sono passati da lui.
“Non cercavamo del talento, volevamo solo dare l’opportunità di conoscersi e trovare il loro spazio del mondo” dice a proposito della sua mission.
Nel 2008 Spiros arriva al Filathlitikos, e li qualcuno di talento va però trovato. Si ricorda, allora, che circa due anni prima, un potenziale prospetto l’aveva incontrato eccome. Lo aveva visto giocare e non se l’era più dimenticato. Chi era quel ragazzo? Giannis? No, Thanasīs!
Inizialmente infatti, Spiros si era imbattuto nel fratello più “vecchio” ed era rimasto impressionato dalle qualità atletiche. Deciso a ritrovarlo, va in giro per Sepolia: “Mi sono imbattuto in altri tre ragazzi che stavano giocando a rincorrersi sul campo della squadra di Tritonas. Sono rimasto sbalordito da quello che ho visto. Era Giannis, insieme a due dei suoi fratelli, Kōstas e Alexis. In quel momento, ho capito che ero davanti uno dei più grandi talenti del basket al mondo, proprio di fronte a me“.
Spiros giustifica questa sua “premonizione” con la grande esperienza maturata da amatore e studioso del gioco. Afferma senza problemi di aver riconosciuto negli occhi di quel ragazzo quello che ha letto e riletto mille volte nei libri dedicati ai campioni del passato: “era chiaramente uno di loro, lo vedevo nei suoi occhi e nel suo carattere. Giannis non era un bambino, aveva dovuto sopravvivere dal giorno in cui era nato”.
Dopo essere entrato in rapporto con la famiglia, riesce a convincere Giannis a giocare. Non tanto per la sua squadra, ma proprio a giocare a basket! Per lui esiste solo il calcio, ma Spiros lo “ricatta” nel modo più buono possibile: se Giannis avesse giocato per lui, lui e la società avrebbero trovato lavoro alla famiglia. Giannis non può non accettare. A malavoglia, inizia l’avventura.
Il primo anno è dura, non si allena quasi per niente. Il secondo, invece, peggio.
Il terzo, capisce che poi, in fondo, quel giochino non è così brutto: alla prima partita ne mette 50.
Nonostante zero coscienza nei suoi mezzi e tecnica ancora da affinare, costruire e raffinare, con quel fisico e quelle doti ha già attirato le sirene di diverse squadre fuori la Grecia.
Quella che si fa avanti concretamente è il Basket Zaragoza, che il 17 dicembre 2012 gli fa firmare un precontratto, battendo sul tempo l’interesse di Barcellona e Efes. Nel contratto c’è una clausola per la NBA, “ma vabbè, almeno un anno se lo farà con la squadra B”, pensano in Aragona.
Ma durante la stagione 2012-2013, come per magia, anche fuori l’Europa si interessano a lui. A vedere il Filathlitikos, in un palazzetto non definibile nemmeno tale, ci vanno scout di 29 squadre NBA su 30 e, come detto, a fine giugno Antetokounmpo è in Wisconsin, scelto alla 15 dai Bucks. “Scelto troppo in alto”, dicono in molti, “per uno che non era nemmeno un professionista”. Addirittura Jonathan Wasserman nel suo Scout Reporting per il draft di Bleacher Report lo paragona a Nicolas Batum, come fisico e possibile impatto. E il punto è che non hanno nemmeno tutti i torti a pensarla così.
Ma la verità è che in Wisconsin sono stati bravi.
“Quando ho visto Giannis, ho alzato gli occhi al cielo e ho detto: ‘Dio, come è possibile che nessuno si sia accorto delle doti fisiche e del talento di questo ragazzo? ‘”
Spiros Vellanatis

