Quattro le partite disputate (tre vittorie e una sconfitta) dai Miami Heat durante l’ultima settimana. La squadra della Florida, con un record di 9-4, si è dunque issata al secondo posto nella Conference, alle spalle dei Cleveland Cavaliers. Non bisogna esaltarsi troppo, però, viste le avversarie affrontate.
Risultati
Martedì gli Heat sono scesi in campo per affrontare Minnesota, nella quarta delle sette partite casalinghe consecutive. Dopo tre vittorie, però il 103-91 dei TWolves ha interrotto il filotto positivo e riportato alla luce i problemi già evidenziati nelle precedenti uscite. Continua ad essere difficile l’adattamento di Dragic, chiuso in un sistema lento (gli Heat hanno il sesto Pace più basso della Lega) e senza tiratori (appena 6,3 triple segnate a partita, con il 31%). Lo sloveno non riesce così ad esaltare le sua qualità, e le cifre non lo nascondono; i 10,5 punti sono il minimo dalla stagione 2010-11, non tirava così male dal campo (41,7%) dalla sua stagione d’esordio, mentre il 25,8% da 3 è il dato più basso della sua carriera NBA. In contemporanea, anche Wade non ha attraversato un grandissimo momento. L’ex Marquette, dopo essere andato sopra i 20 punti in ciascuna delle prime cinque partite, è andato sotto i 15 punti nei quattro incontri successivi (salvo poi segnarne 50 nelle due vittorie successive). Tornando per un attimo alla partita, Miami ha dilapidato un vantaggio enorme, perdendo l’ultimo parziale 41-22. La ragione di questo crollo può essere trovata, almeno in parte, nell’uscita dal campo di Whiteside, che, dopo aver dominato per tre quarti di gioco (22 punti, 14 rimbalzi e 10 stoppate), è stato bersagliato dall’Hack-a-Hassan. Il suo 2\9 ai liberi ha costretto Spoelstra a farlo sedere in panchina. Percentuali non eccelse per gli Heat in generale, che hanno tirato 5-24 da 3 punti e 14-30 ai liberi.
Giovedì Miami ha ospitato i Kings, partita che ha fatto registrare i massimi sia per punti segnati (116), sia per punti concessi (109). La panchina di Miami ha dato segnali importanti. Si è rivisto in campo anche Amar’e Stoudemire (10 punti in 8′), alla seconda presenza stagionale. Sono stati ben 19 i punti messi a segno da Tyler Johnson, con 6\8 dal campo; è lui uno dei motivi per cui Mario Chalmers è finito a Memphis. Solidissima la prestazione di Chris Bosh (23 punti, 11 rimbalzi e 4 assists, con 8-12 al tiro). L’ex Raptors sta viaggiando a 18 punti e 9,7 rimbalzi, tirando con 37,7% da tre punti. Buona prestazione per Whiteside (12 punti, 5 rimbalzi e 4 stoppate in appena 18 minuti), mentre Wade è tornato a segnare (24 punti, anche se con 10-23 al tiro, conditi da 5 rimbalzi e 6 assists). Da sottolineare, nelle file avversarie, la quasi-tripla-doppia di Rondo; 14 punti, 18 assists e 9 rimbalzi.
Ultima partita settimanale è stata quella contro Philadelphia, ancora priva di vittorie. I Sixers sono usciti sconfitti (96-91) dopo aver avuto un vantaggio di ben 17 punti, sprecando l’opportunità di acciuffare la prima W stagionale. Gli Heat hanno totalmente mancato l’approccio alla gara, perdendo il primo quarto 28-16 e andando all’intervallo lungo sul -15. A tenere in piedi Miami (e a portarla poi alla vittoria) sono stati i soliti noti: Dwyane Wade (27 punti, 7 rimbalzi e 4 assists, entrato nella Top50 All Time per punti segnati della NBA) e Hassan Whiteside (13 punti, 9 rimbalzi e 8 stoppate). L’ex Kings continua a peccare in tanti aspetti (non è ancora capace ad uscire da un raddoppio e mentalmente è spesso assente), ma continua ad essere un giocatore essenziale per la squadra. Nonostante le numerose critiche, il suo apporto difensivo è in continuo miglioramento, anche se non si può ancora parlare di un difensore d’elite. Prestazione d’esperienza quella di Bosh, che ha segnato canestri importanti nel finale, chiudendo con un’altra doppia-doppia (13+11, con 3 stoppate).
Lunedì Miami ha sconfitto i New York Knicks nettamente, 95-78. Partita vinta già nel primo tempo grazie alla difesa (Knicks tenuti al 32% dal campo e a 4-24 da 3 punti) e alle buone prestazioni delle riserve. Tyler Johnson ha chiuso con 12 punti, Winslow c’ha messo del suo come al solito (7 punti e 6 rimbalzi) e McRoberts, pur segnando appena due punti, ha ancora una volta dimostrato la sua utilità nella second unit, catturando 9 rimbalzi e facendo registrare un +18 alla voce plus\minus. Buona prestazione anche di Dragic, che ha chiuso con 13 punti, 9 rimbalzi e 5 assists, tirando con 6-12 dal campo. Bosh e Wade con 16 punti a testa, ma non particolarmente brillanti. Le loro prestazioni serviranno in altre partite.
Rotazione
L’addio di Chalmers e Ennis ha ovviamente cambiato qualcos nelle rotazioni. Tyler Johnson viene ora utilizzato stabilmente come back-up di Dragic e perfino Richardson sta trovando qualche minuto qua e là. Per ora Beno Udrih è la soluzione di emergenza, ma è probabile che le sue capacità nel giocare il pick and roll lo portino ad avere qualche chance, anche se il tutto va poi pesato sulla bilancia con le sue carenze difensive. Sotto canestro le gerarchie sono chiare: Whiteside e Bosh i lunghi titolari, McRoberts dalla panchina. A completare la rotazione troviamo Deng, utilizzato spesso da 4, in un quintetto piccolo che prevede anche la presenza di Winslow. Il rookie sostituisce proprio il congolese nel quintetto-tipo per i finali di partita, assieme a Wade, Bosh, Dragic e, molto spesso, Johnson. Da segnalare il ritorno in campo di Gerald Green, apparso un po’ imballato, ma voglioso di farsi perdonare.
Prossimi impegni
Durante la prossima settimana, gli Heata affronteranno i Pistons, per poi spostarsi venerdì nella Grande Mela, per il secondo match contro New York. Impegni non facili, ma nemmeno impossibili. Gli Heat potrebbero uscirne con 2 W come con 2 L. Dopo aver vinto 6 partite su 7 tra le mura amiche, ora Miami deve dimostrare di essere una squadra solida anche in trasferta.

