Steve Blake è seduto accanto al telefono, ma fino ad adesso non ha ancora squillato. E’ la prima volta in 13 anni di carriera NBA che il 36enne non riceve offerte. Quando i Rockets assunsero Mike D’Antoni, il quale lo aveva allenato quando era ai Lakers, Blake era ottimista e sperava in un’offerta. I Rockets, però, decisero di prendere Pablo Prigioni con un contratto di due anni. Le speranze di Blake si rianimarono quando, la scorsa settimana, Mo Williams annunciò il suo ritiro. Ma non ci fu nessuna chiamata da parte dei Cavaliers.
“Non ho mai dovuto aspettare così tanto. Mi è sempre stato offerto un posto ed essere in questa situazione… è decisamente diverso” ammette Blake.

Steve Blake quando giocava con i Lakers
Il magnifico show di Kobe Bryant alla sua ultima partita NBA, sono casi che non si verificano spesso. La maggior parte delle volte, il ritiro è molto più deludente: succede semplicemente di non essere più chiamati da nessuno.
L’1 Luglio c’erano 201 free agents. Al momento ci sono ancora 24 giocatori senza una squadra tra i quali J.R. Smith, Josh Smith, Kendrick Perkins, Andre Miller e Chris Kaman.
Blake non vuole ritirarsi. Ha trascorso ogni mattina durante la preseason ad allenarsi. Non ha bisogno di soldi, ha bisogno del gioco. Mentre la sua priorità è quella di giocare, Blake ha detto di essere disponibile anche ad un posto da coach. E’ già da diverso tempo che partecipa a clinic di coaching. Ma Blake sa che è difficile.
“A volte non ti rendi conto che è ora di ritirarti. Te ne accorgi solo quando non hai un lavoro”
Fanno comprendere molto bene la situazione dei giocatori come Blake le parole del GM dei Warriors, Bob Myers:
E’ una completa perdita d’identità. Per molti di questi ragazzi, il gioco è l’unica cosa che conoscono. Fanno questa cosa da quando hanno 5 anni e vogliono continuare a farlo, ma improvvisamente nessuno vuole che giochino ancora.
Speriamo che Blake riesca a trovare un posto per poter restare ancora a contatto con questo meraviglioso sport, che lui ama ancora molto.

