Ecco la classifica della prima metà di regular season: si parte da Kevin Durant, uno da trenta punti facili, per arrivare fino ai Lakers, autori di una delle stagioni più disastrose della storia della franchigia di Los Angeles.
VOTO 10 a Kevin Durant che dopo l’infortunio di Russel Westbrook si è sobbarcato sulle spalle il peso dell’attacco dei Thunder, non fallendo praticamente mai. KD vola a 31 punti di media a partita con i soli 19,8 tiri tentati. Westbrook levava un terzo dei tiri di Durant, che ora con l’assenza del play, esprime tutto il suo talento. Si parla di un Lebron James con un’applicazione sul cellulare chiamata “KD watch!” per controllare tutti i numeri del numero 35 dei Thunder.
VOTO 9 per gli Indiana Pacers di coach Frank Vogel. Una squadra senza nomi di primo livello, senza nomi da prime pagine dei giornali, ma il merito di Vogel è proprio quello, aver costruito una SQUADRA. Da Paul George a Roy Hibbert per finire a Danny Granger , i giallo-blu hanno avuto una crescita esponenziale rispetto alla scorsa stagione e sembrano pronti quanto meno per la lotta dell’anello.
VOTO 8 a Greg Popovich e agli eterni Spurs. Chiunque fra gli addetti ai lavori, pensava a degli Spurs si competitivi, ma non all’altezza dei primi. Popovich è riuscito a costruire nuovamente una squadra con delle motivazioni: Duncan è ormai a soli 2 punti da scavalcare Allen Iverson nei marcatori di tutti i tempi e gioca come un ragazzino. Parker è la solita guida, il solito poeta di un’orchestra eterna.
VOTO 7 a Chandler Parsons, un talento cresciuto dal nulla e che sta diventando sempre più stella di una squadra che non riesce a trovare la continuità adatta per tornare grande. L’ala anche nell’ultima gara contro Memphis ha messo a segno il suo career high con 34 punti, che non sono bastati al successo dei Rockets. In America già si iniziano a domandare il perchè non è stato scelto nei 28 del Team Usa che poi verrà selezionato per le Olimpiadi del 2016.
VOTO 6 a Jason Kidd. L’ex Play, ora in carica di coach dei Brooklyn Nets, dopo un inizio difficile da 3 in pagella, è riuscito a cambiare rotta, riti scaramantici o meno (vedi la cravatta che non porta più in panchina) , ad una squadra cui il mercato estivo ha portato in dote esperienza e numeri per arrivare minimo ai play-off. La sufficienza è dettata dal fatto di una Eastern Conference di basso livello che tiene a galla formazioni con un record negativo e nemmeno di poco.

VOTO 5 all’altra faccia della grande mela, i Knicks. Mike Woodson nonostante un roster creato per vincere, non trova la quadratura giusta per lanciare New York. Il talento di Anthony , troppo egocentrico in campo, chiude lo spazio ad altri giocatori come Jr Smith, Bargnani e Felton . Il solo Tyson Chandler non può lottare contro chiunque in difesa e Stoudemire sembra in fase discendente della sua carriera. Urge un cambio di rotta.
VOTO 4 ad una Eastern Conference di bassissimo livello. Troppo alto il divario fra le due sponde della lega. Basti pensare che i Toronto Raptors, terzi ad Est, ad Ovest sarebbero fuori dai play-off. Eppure franchigie come i Nets e i Knicks sono partiti con altri obiettivi che di uno degli ultimi posti per i play-off, sempre che li raggiungano. Sfortunati i Bulls con l’ennesimo infortunio di Rose e costretti a cedere Deng per ricostruire. I Celtics stanno rifondando da capo, mentre in questo momento potrebbero arrivare i primi play-off da direttore sportivo per Michael Jordan con i suoi Bobcats.
VOTO 3 a Ricky Rubio. Un talento che in Europa era riuscito ad impressionare ogni scout Nba, ma che una volta arrivato negli states non è mai riuscito a sfondare. Troppi palle perse, pochi punti e i T-Wolves iniziano a farsi qualche domanda sul vero valore del ragazzo spagnolo.
VOTO 2 ai numerosi infortuni in questa stagione che tartassano le stelle Nba. Da Bryant a Rose fino all’ultimo martoriato, Rudy Gay per passare dai nostri italiani Gallinari e Bargnani.
VOTO 1 alla stagione disastrosa di una delle formazioni che hanno caratterizzato l’Nba degli ultimi anni. I Los Angeles Lakers, incapaci di ricostruire, un pò però orgoglio di una formazione non abituata a perdere, un pò per le assenze di Bryant e Nash. Mike D’Antoni dovrà lavorare sodo per far ripartire sin dal prossimo anno la macchina Lakers.
Luca Fedi

