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James Harden, statistiche da urlo: con lui i Nets possono sognare

di Olivio Daniele Maggio

Che James Harden sia un giocatore capace di stravolgere lo status di una franchigia ed elevarlo di conseguenza, l’avevamo scoperto quando è stato messo al centro del progetto degli Houston Rockets, col ruolo inedito di point-guard affibbiatogli da Mike D’Antoni. Un esperimento riuscito, che ha portato i texani a giocarsi l’accesso alle NBA Finals senza però riuscirci. E così l’era del Barba a Houston è terminata in maniera movimentata, col passaggio via trade ai Brooklyn Nets che hanno potuto formare un big three offessivamente esplosivo assieme a Kyrie Irving e Kevin Durant. I dubbi sulla convivenza di giocatori tanto polarizzanti, che amano tenere la palla in mano per tanto tempo sul parquet, si sono manifestati subito. Tuttavia, James Harden ha trovato la sua dimensione nei meccanismi dei Nets riuscendo ad avere il tipo di impatto che lui sa dare. Lo dicono le statistiche, del resto.

Nets Clippers

Kyrie Irving, James Harden e Kevin Durant.

 James Harden viaggia a medie superiori a KD in rimbalziassist, palle rubate e tiri da tre, oltre ai 24.9 punti a partita contro i 29 del compagno di squadra: il riepilogo ci porta a 8.3 contro 7.311.1 e 5.3, 1.1 e 0.7 oltre ai 3.1 tentativi dall’arco realizzati rispetto ai 2.6 dell’ex OKC e Golden State Warrios. Ma non solo, perché i Nets hanno racimolato un record di 6-3 con Harden in campo e senza Durant e infilato 5 vittorie e 5 sconfitte nel caso contrario, riporta StatMuse.

L’ultima grande prestazione del vincitore del titolo MVP nel 2017/2018 è giunta nella vittoria contro i Los Angeles Clippers per 112-108. Una tripla doppia sfiorata da 37 punti, 11 rimbalzi e 7 assist. In questa gara Harden ha messo a segno la sua settantasettesima doppia doppia da almeno 35 punti, ed è il secondo giocatore attualmente attivo nella classifica ad hoc, dietro al solo LeBron James (quota 78). Il dato fornito da ESPN Stats & Info ci fa capire la sua incisività tipica di uno degli attaccanti migliori di sempre probabilmente, al di là di alcune congetture sull’essere troppo accentratore,  senza dimenticare il dibattito sul suo gioco che spesso ha fatto insorgere le polemiche dei puristi.

James Harden, oltre le statistiche: l’efficienza offensiva

Come avevamo già accennatto il meglio James Harden lo dà quando è in prima persona a gestire il possesso, specialmente in isolamento. In tale situazione infatti possiede la media più alta di punti realizzati, circa 8,  col 48.9% dal campo. Il suo ball-handling ubriacante e veloce serve a disorientare il diretto marcatore e a mandarlo a vuoto per costruire conclusioni efficienti e facili da realizzare; basta vedere in fondo come sia abile nel crearsi lo spazio in modo da penetrare in area e insaccare canestro con floater mortiferi. Nella restricted area e nel pitturato viaggia al 64% e al 46.9%: veloce, pulito tecnicamente e scaltro nell’assorbire eventuali contatti e guadagnare di conseguenza tentativi dalla lunettta. Un’altra componente base del repertorio di Harden è il tiro dal perimetro, soluzione che dati alla mano sta utilizzando meno rispetto alle precendeti annate (7.4 sono le triple scoccate a partita), anche se la percentuale risulta essere la più alta in carriera, circa il 41% . Il suo proverbiale step back a seguito di un’interminabile serie di palleggi ruba il tempo all’avversario, che il più delle volte prova a stoppare il tiro inutilmente. La parabola parte alta e si insacca lenta, nel ferro.

Un canestro divenuto da tempo un classico del Barba.

James Harden si prende quasi sempre la scena, lasciando però le mansioni agli altri all’occorrenza. Sa pescare il tagliante col ritmo giusto o innescare sovente il bloccante in situazioni di pick and roll,  serve compagni appostati sul perimetro per tiri piazzati, anche usufruendo del penetra e scarica. Non mancano le alley-oop, già viste in altre occasioni in tandem formato con Clint Capela. Insomma, non si può certo dire che gli manchino lettura e intelligenza cestistica nelle scelte, anzi, questi sono fattori affinati e migliorati sempre più. Un giocatore dal forte istinto individualista, capace allo stesso tempo di elevare il rendimento di chi gli sta attorno.

In questa azione Harden decide di non forza e di dare fiducia a Bruce Brown, che lo ripaga.

Lo scopo dell’all-in compiuto con la blockbuster trade è chiaro: lottare al titolo NBA. E al momento le cose in quel di Brooklyn stanno funzionando visto l’impressionante ruolino di marcia di 6 vittorie e una sconfitta contro top team come Los Angeles Lakers, Clippers, Philadelphia Sixers, Utah Jazz e Milwaukee Bucks.  Il trio finora ha giocato solo 7 partite, il che la dice lunga sul potenziale di quesa squadra che al momento lotta per il primo posto ad Est: tutto dipenderà dai dettagli, dagli automatismi, dalla chimica del gruppo. Con un Harden in più, del resto, sognare è obbligatorio.

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