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James Harden si racconta a BR: “Westbrook un amico da anni. Voglio vincere a Houston”

di Dennis Izzo

James Harden è indubbiamente uno dei giocatori più iconici e caratteristici della lega del nuovo millennio. Il Barba, infatti, oltre ad aver fatto registrare numerosi record individuali degni di nota, rientra in quella ristretta cerchia di atleti capaci di ispirare e rappresentare un modello di riferimento per i più giovani che si avvicinano al mondo del basket e sognano di oltrepassare quegli ostacoli apparentemente insormontabili.

Reduce da due titoli di scorer più prolifico della lega vinti nelle scorse due stagioni – 30.4 punti a partita nel 2017\18 e ben 36.1 punti per gara lo scorso anno, in cui ha messo a referto il maggior numero di punti per partita segnati da un singolo giocatore dai 37.1 di Michael Jordan nel 1986\87 – Harden è stato convocato 7 volte all’All-Star Game (tutte consecutive, dal 2013 al 2019) ed ha migliorato il suo rendimento anno dopo anno, vincendo anche un titolo di miglior assist-man nel 2016\17, con ben 11.2 passaggi vincenti per partita.

Oltre a ciò, nella stagione scorsa, la migliore della sua carriera per ciò che concerne le statistiche personali, The Beard è riuscito nell’impresa di segnare almeno 30 punti per ben 32 gare di fila, attestandosi al secondo posto alle spalle di Wilt Chamberlain (65 nel 1961\62) e superando nomi illustri del calibro di Michael Jordan, Elgin Baylor e Kobe Bryant. Il fuoriclasse dei Rockets ha anche centrato il suo nuovo career-high di punti in una singola partita, segnandone 61 in ben due occasioni, prima contro i New York Knicks al Madison Square Garden, poi nel derby texano coi San Antonio Spurs al Toyota Center.

Per lui, inoltre, ben nove partite da 50 o più punti in stagione e un’annata eccezionale, in cui ha trascinato i Rockets dal quattordicesimo posto a Ovest (11-14 il record a inizio dicembre) al quarto posto finale con 53 vittorie e 29 sconfitte, a un solo successo dal secondo posto dei Denver Nuggets. Ciononostante, Houston non è riuscita, per il secondo anno consecutivo, a superare l’ostacolo Golden State Warriors ai playoffs, arrendendosi per 4-2 in semifinale di Conference.

Una brusca conclusione di un’annata che da dicembre si era rimessa sui binari giusti per i Rockets, che avevano ritrovato brillantezza e continuità di rendimento e risultati dopo aver sostituito gli innesti estivi (i vari Carmelo Anthony, James Ennis, Michael Carter-Williams, Brandon Knight e Marquese Chriss) con giocatori funzionali al proprio sistema e ideali per competere ad alti livelli, quali Austin Rivers, Kenneth Faried e Danuel House.

Dopo il sorprendente trionfo dei Toronto Raptors di Kawhi Leonard e compagni ai danni degli stessi Warriors e, soprattutto, i numerosi stravolgimenti della free agency, la NBA aprirà i battenti tra circa un mese senza una vera e propria favorita per la vittoria dell’anello: i Golden State Warriors, vincitori di tre titoli negli ultimi cinque anni, dovranno infatti fare i conti col lungo infortunio occorso a Klay Thompson e con l’addio di Kevin Durant, passato ai Brooklyn Nets insieme a Kyrie Irving ma out per l’intera stagione, mentre i Raptors campioni in carica non hanno più il loro trascinatore Leonard, trasferitosi ai Los Angeles Clippers.

James Harden ha le idee chiare e non vuole porsi limiti

Il sogno di vincere a Houston (e non altrove), le sue nuove Harden Vol. 4 e l’arrivo dell’amico Westbrook: James Harden dice la sua su tanti temi.

In un quadro del genere, i Rockets, la squadra che più di tutte è andata vicina a porre fine al dominio dei Golden State Warriors negli ultimi anni, hanno fiutato la possibilità di coronare finalmente il proprio sogno di tornare sul tetto del mondo e non hanno perso tempo, mettendo le mani su Russell Westbrook e riformando la coppia composta dal playmaker classe ‘88 (MVP nel 2016\17 ai danni proprio di Harden e reduce da tre annate consecutive in tripla doppia di media) e dal Barba, un duo che tanto fece sognare gli Oklahoma City Thunder nel triennio 2009-2012.

Proprio in quegli anni, insieme a Harden e Westbrook, a OKC c’era anche Kevin Durant, l’ultimo MVP ad aver giocato in squadra con un altro vincitore del premio, Steph Curry, a Golden State. Houston prova a ripetere la strategia rivelatasi vincente in quel di Oakland (due titoli in tre anni, tra il 2017 e il 2019), confidando nel fatto che – a differenza dei sopracitati Curry e Durant – The Brodie e The Beard sono migliori amici da tantissimi anni e la loro capacità di coesistere in campo non è un interamente un punto interrogativo, dato che i due hanno già dimostrato di poter unire le forze a Oklahoma City, regalando spettacolo e divertimento e trascinando i Thunder alle Finals nel 2012.

“Sono eccitato di poter avere un giocatore come Russ al mio fianco, è l’uomo ideale per le battaglie che affronteremo ai playoffs, un vero killer. Non è un semplice compagno di squadra per me, siamo migliori amici da quando avevamo dieci anni. Il nostro modo di parlare e comunicare è diverso e speciale.”, ha dichiarato Harden in merito al suo rapporto con Russell Westbrook: i due torneranno a condividere il parquet nella notte tra il 30 settembre e il 1 ottobre, con i Rockets impegnati nella prima gara di pre-season con i cinesi degli Shanghai Sharks.

Il Barba ha poi parlato della sua enorme volontà di lasciare un segno ancor più indelebile in quest’era della pallacanestro NBA, non accontentandosi dei traguardi finora raggiunti, ma puntando a fare sempre meglio e a rientrare nel ristretto elenco di leggende indimenticabili di cui ancora oggi si parla quotidianamente. “Mi sono tolto tante soddisfazioni finora, ma non ho ancora raggiunto la metà dei miei obiettivi, su tutti quello di vincere numerosi titoli. Voglio essere uno di quei giocatori che non si dimenticano. Ovviamente, tutti ricordiamo i vari Kobe, Jordan e D-Wade e io voglio essere tra le migliori guardie di sempre. So che per riuscirci sarà fondamentale vincere qualche titolo e a questo ho pensato tantissimo negli ultimi due anni. Alcuni ci riescono presto, altri più tardi. Io sono sulla buona strada, devo solo aspettare, continuare a essere un grande leader e compagno di squadra e circondarmi di giocatori di talento. Qui a Houston ne abbiamo tantissimi.”

Obiettivi in campo, ma non solo. James Harden, infatti, è ormai da anni il principale volto di Adidas e il 12 ottobre usciranno le Harden Vol. 4, il suo quarto paio di scarpe realizzato per la casa tedesca. La particolarità del modello sono le scritte “106 Street”, l’indirizzo della sua casa da bambino, e “Hassayampa”, il nome del dormitorio di Arizona State University, “dove divenni un uomo”, e l’hashtag #GoWitYoMove, la frase preferita della sua guardia del corpo Anthony George, scomparso improvvisamente nel luglio 2017, a soli 38 anni. “Fu davvero triste. Tutto ciò che ho fatto, in particolare i miei weekend di beneficenza, è merito suo. Mi ha spinto sin da subito a fare qualcosa per la comunità, per questo lo porto sempre con me, ovunque. ‘Go with your move’ vuol dire che nessuno può dirti cosa fare o come sentirti, devi semplicemente essere te stesso. Io mi ispiro a questa frase in ogni cosa che faccio, in campo, nella moda e nella vita, ogni singolo giorno.”, ha dichiarato il Barba in merito alle sue nuove scarpe.

A 30 anni, James Harden sostiene che sia molto più facile parlare di determinate cose, come ad esempio le numerose critiche che gli rivolgono i suoi detrattori e rivali. “Cerco semplicemente di concentrarmi su ciò che davvero conta per me: la famiglia, gli amici e la carriera. Le cose che non mi interessano, invece, le allontano quanto più possibile. Sento tante critiche negative e forse potrei provare a spiegarmi e a difendere la mia posizione, ma non è necessario farlo. Semplicemente, chi non mi capisce, non lo farà mai. Io sto bene così”.

Dopo aver parlato dei suoi obiettivi, del lancio del quarto modello delle sue scarpe Adidas e dell’arrivo di Russell Westbrook ai Rockets, l’MVP 2018 ha poi detto la sua sul suo futuro. “Ho avuto numerose possibilità di lasciare Houston e probabilmente avrei avuto la chance di vincere qualche titolo, ma non ho mai valutato questo scenario. Sto bene solo qui e troverò sicuramente il modo di vincere almeno un anello coi Rockets.”, ha dichiarato James Harden nella lunga e interessante intervista rilasciata al giornalista di Bleacher Report Howard Beck.

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