NBA: Los Angeles Lakers at Golden State Warriors

Cosa vuol dire essere l’ago della bilancia?

Espressione usata in senso figurato per indicare persona, fazione, partito (soprattutto se di scarso peso in senso assoluto), il cui atteggiamento può, data una situazione, determinare l’evolversi di questa in un senso piuttosto che in un altro.

 Sul dizionario troviamo questa definizione, ma sul vocabolario NBA, bastano due parole per spiegare il concetto: Draymond Green. Il 23 dei Golden State Warriors non è il più forte del roster, non è il più pagato e non è l’uomo copertina, ma è colui che indica la strada. Nel bene e nel male. Il body language degli Warriors rispecchia esattamente quello dell’orso ballerino. E’ il capitano a tutti gli effetti.
Le sconfitte contro Spurs e Lakers sono arrivate anche, se non soprattutto, per problemi di atteggiamento e mentalità in campo. Nella vittoria contro i Thunder si sono viste i due lati, della bipolarità di Golden State; per capire questa schizzofrenia bisogna tornare a quella partita.

In cerca di una carica emotiva

Il primo quarto della partita contro OKC era stato dominato da Westbrook & Co. fino a quando è finalmente sceso in campo anche Draymond Green. L’ago della bilancia a quel punto ha iniziato a pendere verso la baia.

Nelle due azioni del video qui sotto, si vede proprio come lui cerchi un’ulteriore carica emotiva. Tra l’altro in una partita già piena di tensioni ed emotività. 1) Dopo aver catturato il rimbalzo e aver segnato, fa trash talking contro gli avversari. 2) Recupera palla, fornisce l’assist che Igoudala spreca, ma lui ha seguito l’azione (come si direbbe le rugby) e schiaccia. Si appende al canestro e scendendo urla ancora. Urli o applausi, sono le “armi” usate per innervosire gli avversari e/o scaricare energia.

Green ha un’energia addosso incredibile e questi sono i modi in cui cerca di scaricarla. Non gli basta segnare, vuole appendarsi al canestro o urlare qualcosa. Un giocatore così elettrico è fondamentale in una squadra così piena di talento, a cui serve una guida tecnica in campo, uno che sappia caricare un compagno dopo una bella giocata o strigliarlo dopo una brutta azione. Quell’uomo può essere soltanto lui.

Confermarsi nonostante i cambiamenti

Luke Walton era la persona più vicina a Green all’interno del coaching staff, fondamentale il suo lavoro quotidiano con lui. Quando è partito c’era la sensazione che lo scontro latente con Steve Kerr potesse emergere più frequentemente. Non ci è dato sapere, ad oggi, come sta procedendo l’esperienza di Draymond senza Walton, solo in futuro lo sapremo.

I cambiamenti per gli Warriors non ci sono stati solo nello staff, ovviamente, e adattarsi alle novità richiede tempo. Golden State, nonostante penne e tastiere prontissime a criticare, ha tempo per rodare gli ingranaggi in vista playoff. La panchina è totalmente modificata rispetto allo scorso anno, ma la tendenza a dire che il roster nel complesso sia peggiorato, è quantomeno prematura. Non c’è la possibilità di battere il proprio record di vittorie stabilito lo scorso anno e la postseason non è in dubbio, perciò perché non prendersi del tempo per trovare una chimica di squadra? Draymond Green è pronto a guidare questa franchigia verso altri successi.

Tatticamente Draymond

Abbiamo affrontato il tema emotivo per cui Green è così importante per GSW, ma tatticamente non è da meno.  http://

 

Se avete seguito gli Warriors negli ultimi anni, vi sarà saltato all’occhio come la difesa sia la base per esprimere l’enorme potenziale offensivo. Draymond è colui che guida la carica in difesa, la concentrazione della squadra passa dalle sue azioni, leader by example.

In una sola azione possiamo vedere come l’orso ballerino, dopo aver recuperato palla, corre in contropiede e durante la corsa sa già che farà quel passaggio dietro la schiena ed è grazie alla chimica magica di squadra, che sa che Klay Thompson sta seguendo la sua azione (leitmotif ricorrente per la franchigia della baia).

gif9

La capacità di aprire il campo tirando da 3 è ormai nota, ma quello di cui si parla poco, è la sua abilità di giocare in post. Non “segnare dal post”, ma giocare in post, il che vuol dire anche passare la palla o semplicemente farcela transitare in fase offensiva. Golden State l’anno scorso era una delle squadre che passava di più in post nelle proprie azioni offensive, senza necessariamente tirare. Infatti nelle stats delle squadre che tiravano maggiormente dal post non risultava GSW.

Is he still a supreme screener?

Uno dei punti tanto cari a Flavio Tranquillo negli ultimi tempi, è che il tiro da 3 punti non dipende soltanto dalla serata dei tiratori. Concetto tanto ovvio, quanto sottovalutato. Il summertime dei San Antonio Spurs ha evidenziato come il ball movement è fondamentale per tirare bene dall’arco. La qualità dei blocchi è un altro requisito base per segnare con costanza da dove conta di più. Draymond Green è un bloccante favoloso, o meglio lo era, fino a quando lo scorso anno ha iniziato a effettuare sempre più spesso blocchi in movimento o fallosi, forse conscio del fatto che gli arbitri glielo concedevano.

Per qualche blocco irregolare nel 2015-16, ce ne sono tantissimi altri perfetti e utilissimi.

Poi, sia chiaro, servono anche tiratori tecnicamente notevoli, che sappiano uscire dai blocchi e possibilmente on fire. Combinando tutte le skills enunciate, si può arrivare a risultati come questi (più o meno).

Anche dopo questo record personale di Curry, non è sfuggito a cronisti e allo stesso D-Green, che senza i suoi blocchi e il suo apporto, non sarebbe successo.

Comunque seppur in modo travagliato, con un percorso molto chiacchierato, Golden State è 7-2. Lo scrivo per chi fa già il de profundis agli Warriors. Draymond è pronto a far pendere nuovamente la bilancia dalla sua parte.

You may also like

Lascia un commento