Capita. Capita che nel match tra quelli che si candidano a potenziali mine vaganti e quelli che mine vaganti lo sono da tempo alla fine a prevalere siano questi ultimi. Nulla di cui vergognarsi, specie perché i Kings sono una squadra in fase di assemblaggio, mentre i Grizzlies hanno meccanismi rodati che permettono a Joerger di schierare elementi potenzialmente devianti come Matt Barnes (o Vince Carter, rimasto a sedere per tutti i 48’ stasera), o perennemente in cerca d’autore come Jeff Green.
Il bello di Memphis peraltro è proprio questo: nessun campione trascinante alla LeBron o alla Steph, ma una cooperativa dei canestri in cui la serata di vena di uno compensa quella appannata di un altro. Come nel primo quarto: Conley dirige, Lee segna sia da dentro che da fuori, mentre Marc Gasol e Zach Randolph portano il consueto pericolo sia vicini che lontani da canestro. Sacramento però non ci sta e cavalcando alternativamente Koufos, Gay e Belinelli arriva al primo intervallo lungo avanti +4.
Avete presente il discorso appena fatto sulla cooperativa? Bene, i Kings dimostrano di non esserlo ancora nel secondo periodo, quando segnano 11 punti, di cui 9 di Collison, mentre dal canto suo Memphis trova l’apporto di JaMychal Green e Brendan Wright, il quale con un layup segna il nuovo vantaggio ospite. E quando la second unit esaurisce il suo compito i titolari tornano e ampliano il margine: il duo Conley – Randolh si scambia assist e canestri, Lee cattura rimbalzi e segna, cosicché alla pausa lunga gli uomini del Tennessee sono in vantaggio 50 – 40.
La terza frazione sembra iniziare nel migliore dei modi per Sac, con il canestro di Gay. Falso allarme: Memphis nel giro di due minuti piazza un uppercut micidiale, con Randolph incontenibile e Wright pimpante. I Kings ci provano, ma le realizzazioni arrivano solo a sprazzi, così come quelle dei Grizzlies, e allora ecco che la situazione rimane in stallo. I californiani segnano solo da tiro libero, mentre gli uomini di coach Joerger sbagliano un po’ meno (ma non troppo), fino a quando a dare la scossa non ci pensa Beno Udrih, ex di turno col dente presumibilmente avvelenato. Il cestista sloveno la mette due volte di fila, serve un assist a Jeff Green (nel mezzo anche un canestro di Lee), ma dall’altra parte ancora le opportunità dalla lunetta tengono viva Sacramento.
L’ultimo quarto è un proseguimento sostanziale del primo: si segna con il contagocce, e ogni qualvolta i Grizzlies muovono il tabellino i Kings sono sempre lì a rincorrerli. Si va avanti così fino alla metà del periodo, quando JaMychal Green, Mike Conley e Zach Randolph nell’ordine confezionano il parziale che di fatto chiude la contesa. James Anderson e Belinelli provano a riprendere la gara, ma è troppo tardi: ormai Memphis è in controllo, non si guarda più indietro e sigilla la vittoria con i liberi di JaMychal Green e Russ Smith. Per Sacramento c’è il rammarico di una gara in cui si poteva fare di più, soprattutto in fase di selezione dei tiri. Il 39.2% dal campo, per il potenziale offensivo della squadra, appare obiettivamente una miseria.
Per NBA Passion
Luigi “Condor” Ercolani


