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Mavs, perché Mark Cuban ha detto no al tanking

di Davide Bomben

Quando sei stato un campione, è difficile accettare di perdere di proposito. Nel 2011 Mark Cuban, Rick Carlisle e Dirk Nowitzki, i Big “Three” un po’ atipici (non trattandosi di soli giocatori) dei Dallas Mavericks, hanno vinto il tanto ambito Larry O’Brien Trophy a scapito dei Miami Heat targati Lebron James. Quatto anni dopo, i tre sono ancora gli uomini di riferimento, ma attorno a loro molto è cambiato.
Carlisle ha condiviso nella sua carriera numerosi abbracci, tra i quali quello con Cuban e Nowitzki al termine della partita disputata contro i Los Angeles Lakers, dopo esser stato “incoronato” come allenatore più vincente della franchigia texana. È noto, però, che in NBA tali tipi di notizie non destano abbastanza scalpore, come fa scalpore invece il ripensamento di un giocatore in procinto di firmare un contratto.
La possibilità che DeAndre Jordan potesse arrivare a Dallas aveva dato, a Cuban, Carlisle e Nowitzki, una rinnovata possibilità di ritornare campioni. Quando, però, c’è stato quel clamoroso dietrofront, la strada per l’anello si è bruscamente interrotta, lasciando ai Mavericks una domanda: abbandonarsi all’amaro sapore di una stagione perdente oppure cercare immediatamente di rialzarsi e combattere?

DeAndre Jordan

DeAndre Jordan, il suo ripensamento ha messo a rischio la stagione dei Dallas Mavericks

La risposta a tale quesito è diventata sempre meno scontata da quando il termine “Tank” è entrato appieno nel lessico sportivo, accettando, di fatto, che l’esser poco competitivi sia meglio di una dura mediocrità sudata. Ed è un vero peccato.

Il piano di Cuban era, in caso di una mancata firma di un grande nome, costruire un roster giovane per tentare di avere una scelta migliore al draft. “Questo poteva essere il nostro “David Robinson’s year” ma per fortuna non è successo”. Queste parole venivano pronunciate dal proprietario dei Mavs – alla stazione radio di Dallas KTCK – prima del fatidico giorno del ripensamento di DeAndre.
Una volta accaduto l’impensabile, Cuban non ha potuto, né voluto, tentare di tornare indietro sui suoi passi. Sarebbe stata una scelta completamente sbagliata per la sua mentalità competitiva; e in quel momento decise di affidarsi alle colonne portanti degli ultimi anni: Rick Carlisle e Dirk Nowitzki. Non volendo dar loro l’amaro dispiacere del “Perdere e perderemo”, ha chiesto un sacrificio economico al tedesco, che si è ridotto lo stipendio a 8 milioni per le prossime due stagioni (ne avrebbe percepiti 23 circa), cercando di costruire attorno a lui un roster competitivo.
Così la decisione è stata presa: scendere in campo con l’obiettivo di competere e tentare di vincere ogni singola partita.
Un buon inizio con due scoppiettanti vittorie, contro i Phoenix Suns e i Los Angeles Lakers, e due sconfitte, contro i Los Angeles Clippers ed i Toronto Raptors, conta molto, soprattutto per lo spirito della squadra. È azzardato dire che Dirk speri che l’atletismo di JaVale McGee, una volta tornato in salute, possa essere un facs – simile a quello che avrebbe potuto portare Jordan; è azzardato pensare che Chandler Parsons e Wesley Matthews riescano immediatamente ad instaurare un’ottima alchimia di gioco; è azzardato pensare anche che il coach riuscirà immediatamente a riproporre la sua bella pallacanestro, alla quale ci ha sempre abituato, con un team tutto nuovo e improvvisato negli ultimi giorni di free-agency. Nonostante tutto i Mavs ci proveranno ugualmente, ancora una volta, ad indossare quel metaforico abito da scalatore per cercare ancora una volta di scalare quella metaforica montagna che porta alla vetta dal nome Larry O’Brien Trophy.

I tifosi dei Mavs ma anche tutti gli amanti dello sport e della competizione rendono onore a Mark Cuban e alla sua insaziabile voglia di vittoria!

Per NBAPassion,

@DavideBomben

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