Draymond Green
Wow.
Dunque, se dovessimo stabilire chi tra Jordan Poole e Draymond Green sia uscito più danneggiato (scherzi a parte) dalla lite con pugno di ottobre, oggi diremmo Poole.
Gli Warriors hanno gestito l’episodio graziando Green visti i suoi servigi, e risarcendo Poole con un contrattone da 140 milioni di dollari cui il prodotto di Michigan era si eleggibile, ma che è totalmente fuori mercato visto anche il suo rendimento in campo (Anfernee Simons e soprattutto Tyler Herro hanno firmato a cifre inferiori). A pensare male, potremmo dire che Golden State abbia comprato il silenzio di Jordan, ma non lo faremo.
Draymond Green era eleggibile a sua volte per un’estensione di contratto, che gli Warriors hanno invece elargito con merito pieno a Andrew Wiggins (il quale, dato che la legge di Murphy funziona, ha risposto putroppo con un’annata da appena 37 partite giocate tra infortuni, salute e ragioni personali, ed è tutt’ora out). Dray ha di fatto saltato un turno, ma al contrario di Poole e Wiggins in questa stagione è stato il più continuo a San Francisco, per rendimento e presenza in campo.
Green e Warriors si riparleranno a fine stagione. Bob Myers è in scadenza di contratto e anche ciò che l’executive decierà di fare avrà il suo peso, Steph Curry e Steve Kerr lo considerano imprescindibile quasi quanto un giocatore a Golden State.
Con un eventuale nuovo Gm (che sarà comunque un uomo di partito, diciamo così), chissà che gli Warriors non possano entrare perlomeno nell’anticamera dell’era post-dinastia, dal momento che anche Klay Thompson sarà eleggibile per la sua estensione di contratto. Curry, Klay e Green con Kerr sono legati in una sorta di patto di sangue, Jonathan Kuminga sta facendo abbastanza per guadagnarsi fiducia così come Donte DiVincenzo, gran bella presa da free agent. Gary Payton II è stato riportato alla base alla deadline, e dopo la cessione di James Wiseman chissà che non possa essere proprio Jordan Poole il sacrificato sul mercato per abbassare il monte salari e una luxury tax che assumerà dimensioni demenziali visto, che gli Warriors sono in regime di “repeater”, che rende la tassa di lusso ancor più onerosa.
Se fosse invece Green a salutare, da free agent, ben poche sarebbero le squadre da tenere d’occhio: i Lakers di LeBron, i Portland Trail Blazers di Damian Lillard o squadre con ambizioni per ora frustrate come Atlanta o Denver, o persino i Detroit Pistons coi quali Dray tornerebbe a casa nel Michigan.

