I Miami Heat passano la mano su Lowry, e si posizionano per…
Kyle Lowry, 5 volte All-Star, campione NBA 2019 e il più grande giocatore della storia dei Toronto Raptors sarà free agent. Miami lo voleva già a marzo, ripiegò su Victor Oladipo.
Gli Heat sono assieme ai Knicks l’unica squadra di livello a potersi permettere Lowry da free agent, per tutte le altre, Lakers in primis, esiste solo la soluzione sign and trade ed è una strada piena di ostacoli.
Miami potrebbe puntare ancora a Lowry, che ha però 35 anni e non ringiovanisce.
La priorità di mercato dei Miami Heat è rifirmare Duncan Robinson. Sia perché è tra i migliori tiratori della NBA e un giocatore ancora in crescita, sia perché se una volta rifirmato dovesse riuscire a garantire un rendimento uguale o migliore a quello avuto fin qui il suo valore di mercato salirebbe fino a sfondare il tetto di casa. Un Robinson da 15 punti a partita con il 43% al tiro da tre sarebbe il passepartout per qualsiasi trade immaginabile. Al resto ci penseranno il sole della Florida e la Heat Culture.
Due sono i giocatori che potrebbero iscriversi al grande libro delle star NBA scontente, fermo alla firma di James Harden. Bradley Beal e Damian Lillard.
E paradossalmente oggi quello con più probabilità di cambiare squadra nei prossimi mesi è Lillard.
Perchè? Beal è più padrone del suo destino: nel 2022 potrebbe uscire dal suo contratto, e chi avrà tra le altre lo spazio salariale per fare un’offerta? Esatto. Quest’anno gli Wizards hanno giocato i playoffs dopo una regular season da pazzi, Russell Westbrook ha dimostrato che per la pensione c’è tempo e Washington ha del talento in squadra con Rui Hachimura, Deni Avdija, Thomas Bryant e Daniel Gafford. Bradley Beal ha inoltre 28 anni e nel 2022\23 potrà firmare il suo supermax contract, a DC o altrove.
Lillard non ha questo “vantaggio”. I suoi Blazers hanno già scollinato nel 2019 (finale di conference), Dame entra nel primo anno della sua estensione da 4 anni e 176 milioni di dollari e Portland, roster alla mano, non ha oggi chance concrete di migliorarsi se non con un nuovo allenatore che restituisca difesa e entusiasmo a un gruppo logoro. L’attaccamento alla squadra, alla franchigia e alla città di Lillard è genuino, come lo era quello di James Harden con Houston e i Rockets. Quando però suddette squadre non riescono a concretizzare sul prime di superstar del loro calibro, è nell’ordine delle cose che dette superstar debbano guardarsi attorno ed eventualmente far valere tutto il loro peso contrattuale. Dopo una gara 5 in cui ha portato gli avversari a ringraziare il cielo dopo un suo errore al tiro al termine di una raffica di triple incredibile, la frustrazione di Lillard è apparsa evidente, anche dalle sue parole di bilancio della stagione dei Blazers. In 8 anni di NBA, Lillard ha avuto solo Terry Stotts come allenatore, una bella responsabilità per chi lo sostituirà. Dopo aver “toppato” al momento clou ai playoffs, ci sarà della pressione su giocatori come CJ McCollum e Jusuf Nurkic.
Se davvero Damian Lillard si muoverà via trade di Portland, le soluzioni praticabili si conteranno sulle dita di una mano: New York, Dallas, Miami, Milwaukee, Boston.
LA PREVISIONE: Miami rifirma Duncan Robinson (e Kendrick Nunn) e trattiene Goran Dragic per l’ultimo anno di contratto. E se la stagione 2021\22 dei Portland Trail Blazers dovesse prendere una brutta piega…

