Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLA ClippersRazzismo, Blake Griffin si racconta tra Martin Luther King e Colin Kaepernick

Razzismo, Blake Griffin si racconta tra Martin Luther King e Colin Kaepernick

di Claudio Zagara

Negli ultimi anni che questo strano e combattuto mondo sta attraversando, ci capita sempre più spesso di rimanere a bocca aperta per quello che vediamo o leggiamo in tema di razzismo e diversità etnica. Ebbene, il movimento NBA è sempre “sul pezzo” affinché sia chiaro che questo tema debba essere affrontato da tutti indistintamente, soprattutto da chi è in grado di farsi sentire. Blake Griffin, volto della franchigia dei Los Angeles Clippers, fresco di un faraonico contratto quinquennale, può non sembrare esattamente il tipo di celebrità colpita da questi avvenimenti; in realtà, la superstar allenata da Doc Rivers è più vicina alle dinamiche a sfondo razziale di quanto possa sembrare, come racconta a Marc J. Spears di The Undefeated approfittando della pausa forzata per via del concussion protocol che lo terrà lontano dal campo stanotte contro i Golden State Warriors.

 

La giovinezza di Blake Griffin tra occhiatacce e progresso sociale

Quando mamma Gail e papà Tommy decisero di intraprendere ad Oklahoma City la fantastica avventura di mettere al mondo e far crescere due figli, non considerarono di certo un ostacolo il fatto che potessero avere un padre nero e una madre bianca. Ai piccoli Blake e Taylor (anche lui tra i fortunati e talentuosi eletti passati dalla NBA) i genitori cercavano sempre e comunque di non far mancare nulla, né dal punto di vista del sostentamento, né per quanto concerne la possibilità di essere attaccati da qualcuno perché non hai lo stesso colore di pelle di tuo padre. “Ricordo che una volta andammo in un negozio con mio fratello”, racconta Blake Griffin a Spears, “E il negoziante ci chiese se ci fossimo persi o se ci servisse aiuto. Io dissi ‘No, siamo con nostro padre’. E lo indicammo. Ricordo la sua incredulità, il suo sguardo”. Griffin si dice soddisfatto di come sia riuscito ad affrontare occhiate come quella al negozio, e soprattutto di come sia sempre stato in grado di trovare l’equilibrio nel rimanere se stesso, forse anche grazie all’AAU Basketball che gli ha permesso di confrontarsi con una realtà più ampia di quella a volte claustrofobica e vincolante della high school.

 

Martin Luther King e Colin Kaepernick, il caso Sterling

In un momento così delicato della storia dell’uomo, in cui tutto sembra dirci che c’è molto a dividerci e molto meno ad unirci, Blake Griffin non perde occasione di tenere alto l’onore di coloro che oggi come in passato combattono per l’uguaglianza e per la giustizia, allo stesso modo per neri, bianchi e appartenenti a qualsivoglia etnia.

“Il mio problema più grande con ciò che sta accadendo è la mancanza di comprensione e di rispetto in questo mondo. Nessuno sarà mai d’accordo su nulla. […] Puoi sentire che la tua maniera è quella giusta; la tua religione è giusta; la tua visione politica è giusta. Ma se non hai le fondamenta del semplice rispetto per la gente… Penso sia questo il motivo per cui stiamo andando così tanto fuori strada come paese.”

Nell’intervista non mancano la presa di posizione al fianco di Colin Kaepernick, quarterback NFL messo praticamente al bando dall’organizzazione per aver intrapreso una campagna di protesta pacifica nei confronti della politica antirazziale USA, e l’ammirazione per Martin Luther King come vero baluardo di un movimento che mai dev’essere messo a tacere. “Una delle mie parti preferite del media day [per il MLK Day, in programma il 15 gennaio] è quando leggiamo il discorso di MLK”, dice ammirato Griffin. “Quando vedi tutte quelle parole comparire sul grande schermo e quei ragazzi leggerle, è speciale. Significa qualcosa. […] Quest’uomo tanto tempo fa ha dato così tanto e ha dato la sua vita per ciò che predicava. Per me è una cosa speciale”.

Sul caso Donald Sterling, che ha visto l’ex proprietario dei Clippers protagonista di terrificanti uscite contro gli afroamericani con conseguente multa di 2,5 milioni e vendita forzata della franchigia nel 2014, Blake Griffin si dice soddisfatto della gestione da parte dei giocatori, uniti e compatti nel condannare fermamente (ma con educazione e professionalità) le atrocità pronunciate dall’allora chairman.

 

Il rapporto con Chris Paul e la ri-firma con i Clippers

Nella lunga intervista c’è spazio anche per argomenti più sportivi, come la dipartita di Chris Paul e la nuova era senza di lui a rappresentare la squadra. Anche su questo argomento Blake Griffin si dice soddisfatto e sicuro di aver gestito nel modo migliore la vicenda con l’amico ed ex compagno:

“Abbiamo parlato la mattina prima che venisse fuori [che CP3 andasse via]. Mi ha chiamato e mi ha praticamente detto tutto. Come ho detto a lui al telefono, gli ho augurato il meglio e l’ho ringraziato per tutti gli anni trascorsi insieme. La situazione è stata gestita nel modo giusto.”

A differenza di Chris Paul, per Griffin la voglia di giocare con la casacca dei Clippers non si è ancora sopita, e la firma del quinquennale da 173 milioni di dollari nella scorsa offseason è la prova decisiva della volontà di portare a compimento un progetto iniziato tempo fa ma non per questo in procinto di concludersi a breve: “Qui è da dove sono partito. Questa è la franchigia che ha creduto in me fin dall’inizio. Voglio arrivare a vedere tutto ciò concludersi”, spiega convinto il nuovo indiscusso capitano. “Non avremo avuto successo negli anni, ma questa è un’altra chance, un’altra sfida. È un’altra opportunità per trovare ancora il modo di far andare le cose nella giusta direzione”. Sempre con un occhio all’attualità.

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