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Spurs, le armi vincenti contro Golden State

di Salvatore Caligiuri

Spurs vincenti: ecco come si batte Golden State

I San Antonio Spurs, come riporta il sito thescore.com, sono rimasti in buone mani nonostante Tim Duncan si sia ritirato dopo quasi due decadi.

E così mentre le attenzioni di tutti durante questa off-season erano rivolte al passaggio di Kevin Durant ai Golden State Warriors o alla storica vittoria del titolo dei Cleveland Cavaliers, gli Spurs, malgrado un’estate non particolarmente ricca di colpi (escluso quello di Pau Gasol), sembrano essere pronti per arrivare per l’ennesima volta in fondo.

La squadra di Popovich ha rovinato il debutto casalingo dei vice campioni in carica imponendosi per 129-100 al termine di una prestazione perfetta. Ecco quattro mosse che gli hanno permesso di arginare la squadra della baia:

L’uso dei timeout per fermare Stephen Curry:

Una delle caratteristiche principali dei Warriors targati Steve Kerr è il cambio di ritmo improvviso che riescono ad imprimere ad un certo punto della partita: spesso bastano due minuti di onnipotenza cestistica per cambiare l’inerzia del match.

Il flusso inizia quasi sempre con le triple di Curry: i suoi canestri entusiasmano la Oracle Arena e la sua squadra comincia a giocare con un ‘pace’ altissimo. Astutamente, Popovich ha fermato la partita ogni volta che Golden State stava per trovare la quadratura del cerchio, risistemando la difesa con degli appropriati aggiustamenti.

Attaccare l’area

Gli Spurs in questi ultimi anni non hanno quasi mai esplorato l’opzione di attaccare il pitturato, nonostante abbiano giocato quasi sempre con due lunghi classici.

I limiti fisici di Duncan hanno semplificato il calcolo: era più importante tornare in difesa che cercare punti sulle seconde possibilità. Infatti, San Antonio si è classificata sempre nelle ultime dieci posizioni della classifica riguardo questa categoria nelle ultime sei stagioni.

Contro i Warriors, San Antonio ha conquistato 21 rimbalzi offensivi e finito 26-4 nei punti sulle seconde chance. LaMarcus Aldridge ha contribuito più di tutti in questo lavoro, catturando 8 rimbalzi offensivi contro una leggera frontline spesso formata da Kevin Durant e Draymond Green.

LaMarcus Aldridge e Chris Andersen

LaMarcus Aldridge in azione con la maglia dei San Antonio Spurs.

Inoltre, nel tentativo di fermare la temibile transizione offensiva dei Warriors, San Antonio  ha preso molti tiri vicino al ferro producendo rimbalzi più corti e rendendo più dificile il contropiede.

Il vantaggio della panchina

L’acquisto di Durant ha sacrificato molta profondità all’interno del roster della squadra della Baia e questo si è visto nella partita di martedì.

Il sesto uomo Andre Iguodala non ha reso secondo i suoi soliti standard producendo un plus minus di -28 in 26 minuti. Come lui anche Ian Clark (-29 in 13 minuti) e i veterani Shaun Livingston e David West, che non sono riusciti a imporre il cambio di marcia ammirato nel corso della passata stagione.

Al contrario la panchina degli Spurs, nonostante l’assenza di un uomo chiave come Danny Green nelle rotazioni, è risultata molto produttiva con Jonathon Simmons autore di 20 punti e Patty Mills in grande spolvero.

Più atletismo, meno tecnica

La maggior parte dei coach, in questa prima due giorni di stagione, ha dato molta importanza ai nuovi acquisti ma Pop non fa parte di questa.

Quando Pau Gasol, il successore di Tim Duncan, non è stato più in grado di difendere, lo ha sostituito. Lo spagnolo ha chiuso la partita con 2 punti, 4 rimbalzi e un assist con 1-4 dal campo.

Popovich ha optato per l’atletismo e la velocità di Dedmon sulla classe di Pau. Ha messo in campo Simmons da 3 e Leonard da 4 per poter contenere la Super Death Lineup.

E’ una questione di accoppiamenti: l’anno scorso Duncan giocò solo contro i Warriors ma solo perchè non poteva inseguire i tiratori sul perimetro.

Il messaggio a tutta la lega è forte e chiaro: la loro fame non è ancora finita, almeno fino a che rimarrà quell’uomo con i capelli bianchi sulla panchina.

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