La Summer League appena conclusa ha visto trionfare i Los Angeles Lakers, che sono finiti sul gradino più alto del podio a seguito di una netta vittoria sui Portland Trail Blazers. Il tutto mentre Lonzo Ball, seconda scelta assoluta dell’ultimo draft, si è visto consegnare il premio di MVP del torneo, chiuso con una media di 16.3 punti, 7.7 rimbalzi e 9.3 assist.
Numeri significativi senz’altro, ma che non devono portarci a facili conclusioni: Lonzo non è ancora al momento un realizzatore puro capace di racimolare tanti punti nelle mani, alcune scelte di tiro sono rivedibili e, in particolare, quell dalla media sarà probabilmente un problema nei primi mesi di stagione. Per tutto questo, tuttavia, ci sarà tempo. D’altronde, Magic aveva ben presente le caratteristiche del play di Anaheim quando ha deciso di portarlo nella Città degli Angeli e chissà se forse non abbia rivisto in lui un po’ del suo stile di gioco old school.
In questo periodo caratterizzato da scelte più o meno condivisibili e che molto spesso hanno spiazzato gran parte dell’opinione pubblica, bisogna necessariamente citare gli addii di D’Angelo Russell e Timofey Mozgov: la trade da molti è stata etichettata come l’inizio di un percorso di rinascita che dovrebbe portare la franchigia a competere nuovamente ai massimi livelli. La squadra di coach Luke Walton infatti, nonostante le grandissime potenzialità individuali, raramente è riuscita a trovare nella stagione passata qualcosa che rassomigliasse vagamente ad un gioco semplice e organizzato dove ognuno, come un membro di un’orchestra, potesse trovare la giusta collocazione in campo dando il proprio contributo. Più che altro i gialloviola troppo spesso sono sembrati un’accozzaglia di talenti, disposti in campo senza una reale logica, dove la prestazione individuale e il lampo momentaneo la facevano da padrone, condizionando il quadro generale.
Ciò che Magic ha fatto quindi è stato semplicemente mettere un po’ d’ordine, soprattutto a livello organizzativo, puntellandoun roster saturo di talento ma povero della giusta rabbia e volontà di sacrificio (con questa è ottica è stato draftato Ball). Il play californiano è dotato di una visione di gioco non indifferente, la quale gli consente unitamente ad un’ottima fisicità e velocità di garantire un ritmo veloce e cadenzato, dove a trarne beneficio non sarà solo la fluidità dell’azione ma anche la possibilità di migliorare notevolmente i propri compagni in un mix di gioventù ed esperienza che potrebbe col tempo dimostrarsi proficuo.
Certo, i Lakers difficilmente faranno i playoff, ma a casa Los Angeles in molti sperano che questa possa essere soltanto una stagione di transizione, l’ultima prima del grande ritorno ad alti livelli. A attendere trepidante, c’è Brandon Ingram. L’ala di Kinston è stata quella che più ha subito la mancanza di una point guard capace di innescare le sue straordinarie qualità offensive e sarà quella che maggiormente beneficerà dell’apporto di Ball in squadra.
Insomma il cantiere è aperto, i progetti sembrano essere buoni, non resta che attendere che il tempo faccia la sua parte. The show must go on.
Per NBAPassion,
Davide Tamburrini



