fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Warriors, storia di una vendetta; e compendio di come affrontarli

Warriors, storia di una vendetta; e compendio di come affrontarli

di Jacopo Di Francesco

Come Roma, questi Warriors non sono stati costruiti in un giorno. Si è partiti da Don Nelson, passando per il We Believe Team di Baron Davis, per il Beli e il regno di passione firmato Monta Ellis.

E quando l’architetto Bob Myers lo scambiò per Stack-5  – altro giocatore di culto passato per l’Oracle – e Bogut, nella Baia fu rivolta; stesso discorso quando rifiutò la trade Thompson – Love, ai tempi in cui il prodotto di UCLA dominava in Minnesota.

We’ve come a long way Falsh forward al 2015 di Steph Curry e al primo titolo dai glory days di Chris Mullin: titolo che sembrava poter aprire una dinastia, anche perché prima del 2016 nessuna squadra aveva sprecato un vantaggio di 3-1 nelle Finals. Anche stavolta però non si è tenuto conto di LeBron James, e com’era scritto nelle stelle il Re ha portato alla sua Cleveland il primo anello. Pochi mesi dopo, ci hanno pensato gli Indians a perdere a loro volta dal 3-1 nelle World Series, ma questa è un’altra storia.

20 giugno 2016 E’appena finita gara 7, The Block – la Gioconda, secondo il Flavio nazionale – e The Shot di Irving hanno regalato ai Cavs la storica rimonta, e nell’ovvio clima di depressione nello spogliatoio Warriors, prende la parola Andre Iguodala. Proprio lui, che con quel contropiede poteva chiuderla, e parla solo quando conta davvero.

Con il sostegno di Steve Kerr, ricorda che una dinastia come quella degli Spurs non ha mai vinto due volte consecutive, ed aggiunge che l’unico modo per cancellare quel dolore sarebbe stato tornare più forti l’anno dopo.

Non è questa la sede per discutere della scelta di Durant. Quel che è certo è un ruolo da protagonista per la rivincita, e per la sua Redemption all’alba dei 30 anni.

L’ex n.25 dei Chicago Bulls non ha mai avuto dubbi sull’inserimento del prodotto di Texas nel sistema gialloblu. Sa muoversi senza palla ed è un buon passatore; non ama fermarla o far passare per forza l’azione dalle sue mani, e soprattutto ha capito quanto la cultura – stato avanzato del sistema – Warriors potesse portarlo lontano. Le cene a base di vino con Curry in preseason hanno avviato il processo.

Altri passi fondamentali verso il cambiamento sono stati le urla di Green quando KD ha fermato l’azione nel finale contro Memphis, e queste dichiarazioni del 35: “Qui sono parte di qualcosa di grande, sono uno di loro: nessuno vuole che sia un leader vocale e non devo aspettare la palla, così mi diverto”. Ha imparato a non prendersi pause in difesa – il sistema GS nasce dalla transizione – e a non fermarsi mai in attacco, anche se la palla non arriva nelle prime tre occasioni.

Il risultato, è quello che tutti abbiamo apprezzato:

La seconda svolta è arrivata dopo la sconfitta di Natale a Cleveland: “Ciò che ci rende dinamici – ha spiegato Kerr – sono i pick & roll di Steph; allora gli ho detto di tornare sé stesso, Durant ne farà 25 in ogni caso”.

E così è stato: per hockey passes, ovvero i passaggi prima dell’assist, Curry è nettamente il primo della Lega, e ciò si spiega grazie al suo range infinito: devi raddoppiarlo o quanto meno cambiare sul blocco già dai 9 metri, gli spazi per gli altri si creano sempre.

Com’è stato possibile E’ stata una fortunata coincidenza: la carriera di KD era ad un crocevia più che fondamentale, ed ha scelto di vincere, a prescindere da altro.  Poi il nuovo contratto televisivo unito ai solo 12 milioni percepiti dal n.30 hanno reso la più grande mossa di mercato degli ultimi 10 anni possibile.

Durant ha già fatto sapere che rinuncerà a 5 milioni per permettere ai veterani Iguodala e Livingston di rifirmare, e lo spazio per dare l’ovvio massimo contrattuale a Curry c’è. I problemi- forse – ci saranno tra due anni, quando a chiedere i massimi arriveranno Green e Thompson. Quel che succederà è imprevedibile, ma almeno sul parquet hanno dimostrato tutta la loro gioia nel condividere lo zucchero con Durantola.

Il Compendio Danny Ainge, gm dei Celtics, è il più invidiato della Lega per l’esercito di pick che aveva e avrà. Da un paio d’anni nel Massachusetts sono alla ricerca della star per fare il salto di qualità: Durant era il prescelto, molto complessala situazione di Paul George, al momento conteso tra Cavs e i suoi Lakers, si guarda con insistenza anche a Jimmy Butler. I Bulls, arrivati finalmente alla conclusione di dover rifondare, si accontenterebbero di una scelta top 3, ma Ainge temporeggia. Potrebbe firmare il go-to guy, ma anche continuare a coltivare giovani talenti, considerando questa dichiarazione: “Non è cambiato il modo di costruire una squadra vincente, la cosa diversa è che t’interroghi se valga la pena provare a contrastare i Warriors, adesso”.

Tutto può succedere in qualche anno, gli stessi Celtics nell’86 sembravano poter dominare a lungo, ma sono arrivati i Pistons; squadre come Memphis o Charlotte devono provare a migliorarsi ogni anno, non hanno scelta vista la mancanza di vere pedine di scambio in ittica di scelte.

Altre come Toronto o Chicago sono arrivate al punto di rottura e puntano tutto sul draft per arrivar pronti alle prossime free agency importanti, tra circa tre anni: Davis, Wall, Leonard e compagnia cantante.

Poi ci sono le vere contender, San Antonio e Houston: non si può rinunciare agli anni migliori di Leonard e Harden se hai già una base, quindi si tratta di migliorare in ogni aspetto possibile, ad esempio firmando Chris Paul. Come ha detto Morey, gm dei Rockets: “Non sono imbattibili, ci sono stati upset più difficili. E il mercato cambia in fretta”.

Nessuna squadra, nella storia, ha mai pagato quello che sarebbero disposti a sganciare sulla Baia. La franchigia comunque vale già quattro volte il prezzo di quando è stata acquistata da Joe Lacob, senza considerare lo spostamento dell’anno prossimo a San Francisco.

Sempre che, tra due anni, Klay insista nel dire: “E’ quello che vogliamo, essere contender ancora, ancora e ancora. E i numeri vi dicono che nessuno sacrifica il proprio gioco, vogliamo giocare insieme“.

Finora, tutto secondo i piani del biumvirato Steve Kerr – Ron Adams.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi