Oklahoma City Thunder, #3 Est: 55 W 27 L
Record in RS vs Dallas = 4-0 OKC

Jan 22, 2014; San Antonio, TX, USA; Oklahoma City Thunder forward Kevin Durant (35)
Sarà una postseason decisiva per gli Oklahoma City Thunder. Kevin Durant, Russell Westbrook e compagni si sono piazzati al terzo posto vincendo la North-West Division, grazie alle due punte di diamante che hanno demolito svariati record.
Non sono riusciti a tenere il ritmo di Warriors e Spurs ma hanno preservato il vantaggio sui Clippers, lasciati a due vittorie di distanza. Per il quinto anno consecutivo i Thunder prenderanno parte al ballo delle migliori 16, e solo una volta la corsa si è fermata al primo turno: aprile 2009, Kobe Bryant cominciava a spianarsi la strada per il quarto anello; tuttavia, solo una volta sono riusciti ad andare oltre la finale di Conference, quando nel 2012 KD e LeBron James si contendevano quello che sarebbe stato il primo titolo per entrambi: lezione memorabile impartita dal Re e da Dwyane Wade, 4-1 per Miami e Larry O’Brien che torna in Florida.
Questa primavera condizionerà il futuro della franchigia che qualche anno fa era residente a Seattle, perché siamo nell’ultimo anno previsto sul contratto di Durant. Del suo futuro si è discusso e si continuerà a discutere, ma non è da escludere che Durantola scelga di giurare amore eterno ai Lampi; la condicio sine qua non sarebbe una corsa lunga nei Playoffs, magari anche quel titolo che aspetta da troppi anni. Dalle decisione (termine ricorrente quando si parla di giocatori di questo livello) di KD dipenderanno quelle di Westbrook e del front office, ma fare previsioni ora è decisamente azzardato.
L’Oklahoma è uno stato desertico, nascondersi è difficile. Lo è ancora di più se vanti un duo che nessun altro nella Lega può schierare, quindi l’obiettivo è uno solo: il titolo. I Thunder non hanno rivali quanto ad atletismo, quindi giocare un numero alto di possessi ed andare in transizione saranno delle chiavi importanti; quest’ultimo aspetto è plausibile grazie al lavoro di Billy Donovan, che pur non avendo molti difensori di livello è riuscito almeno a cicatrizzare una ferita che tanto amle ha fatto a questa squadra. Durant è un fenomeno assoluto, e Westbrook ha già dimostrato di saper smussare i suoi angoli quando sale la posta in palio.
Tuttavia proprio quando ogni possesso verrà giocato per davvero, si noteranno i difetti di questa squadra: le lacune difensive di pedine importanti come Enes Kanter o Dion Waiters peseranno. Come peserà l’aspetto mentale, i Thunder dovranno mantenere la lucidità al contrario di quanto hanno fatto vedere in varie occasioni, Mr Triple Double in primis; ma il vero cambiamento rispetto alle passate stagioni probabilmente arriverà dal 35, che sembra aver finalmente deciso di diventare leader vocale e di avere la palla in quando più pesa.
Dallas Mavericks #6 Ovest: Record 42 – 40

Dirk Nowitzki
A settembre i pronostici per i Dallas Mavericks per la stagione non erano di certo i più brillanti. Dopo l’addio di Monta Ellis volato agli Indiana Pacers e di Tyson Chandler ai Phoenix Suns, le prospettive non erano di certo esaltanti. Il mercato estivo rappresentava, come da manuale nella gestione di Marc Cuban e di Donnie Nelson, che ogni anno smantellano e ricostruiscono il roster attorno a Dirk Nowitzki, il punto di svolta. L’idea era di affiancare al sempre eterno tedesco un centro giovane e atletico che potesse divenir la futura colonna portante dei texani. La scelta ricadde su DeAndre Jordan e, come fu noto, ci fu il suo dietrofront lasciando mezza lega sbigottita da tale decisione. La dirigenza però non si demoralizzò e con delle precise scelte firmò: Wesley Matthews, free agency dai Portland Trail Blazers, Deron Williams, grazie a un buyout tra il giocatore e i Brooklyn Nets e Zaza Pachulia, dai Milwaukee Bucks per una seconda scelta futura.
La stagione sembrava quindi avviarsi verso un anno di mediocrità in cui le L avrebbero fatto da padrone con un accesso ai Playoff assai arduo. Il recupero dell’infortunio al tendine d’Achille di Matthews, l’operazione al ginocchio di Chandler Parsons avvenuta in estate e le fragili caviglie di D – Will indicavano quella grigia strada. Tutto questo però non è accaduto grazie a vari fattori che si sono concatenati tra loro durante la lunga regular season. Il centro georgiano, rivitalizzato dal un nuovo ambiente, è stato capace di sfornare, nella prima metà di stagione, medie da doppia doppia facendolo ricredere dai più scettici per l’acquisto fatto dalla dirigenza texana. Raymond Felton, volato a Dallas in seguito alla trade che portò all’epoca Chandler, è divenuto un punto cardine nella squadra allenata da Rick Carlisle. Seppur le sue % al tiro da 3 rimangano desolanti, 28%, il giocatore si è dimostrato assai solido nei momenti difficili delle partite. In tutto ciò c’è stato il lento e recupero miglioramento da parte di Chandler Parsons e Wesley Matthews.
Il primo, dopo un lungo periodo con una severa restrizione di minuti, sembrava che ricominciasse a ritornare il giocatore che era prima dell’infortunio. Per la grande delusione dei Mavs, un altro infortunio, avvenuto a fine marzo, allo stesso ginocchio dell’estate precedente lo ho fermato per il resto della stagione, stoppando di fatto il suo processo di crescita. Il secondo invece, autoproclamatosi Iron Man, ha dovuto faticare non poco con i continui problemi legati al tendine d’Achille, litigando spesso con la palla e avendo continui saliscendi nelle % al tiro. Queste infatti sono state: 36 da dietro l’arco e un mediocre 38.8 da due che hanno generato appena 12.5 punti a partita. Nulla a che vedere con i 44.8% da due e il 38.9% da tre che portavano ai Blazers ben 15.9 punti di media.
Nell’ultimo periodo e, in special modo nella striscia vincente di 6 partite, il suo rendimento è salito in concomitanza con il suo approccio difensivo divenuto asfissiante nei confronti degli avversari. Un giocatore che si pensava che non avrebbe potuto contribuire granché, ma che ha stupito tutti è stato J.J.Barea. Il portoricano, chiamato in causa a seguito dell’infortunio di D – Will, ha sfornato prestazioni favolose, tali da conquistare il titolo di giocatore della settimana ad Ovest. Questo riconoscimento gli è stato dato, oltre per la mole di punti fatti in 6 partite (media di 26.6 con il 53.4% da 3), per il fatto di esser partito dalla panchina per tutto l’anno e di non soffrire alcun tipo di complesso di inferiorità una volta stato nel quintetto titolare.
I punti di forza di questa squadra sono imperniati sul solito nome: Dirk Nowitzki. Il tedesco, con ben 37 primavere alle spalle, si è dimostrato ancora di più in questa stagione che può dire la sua ancora per qualche anno: 18.3 punti, conditi da un 44.8% al tiro e 6.5 rimbalzi ad allacciata di scarpa parlano da soli. Oltre a lui, se gli infortuni non lo perseguiteranno più, vi è Deron Williams. L’ex Nets ha fatto vedere alcuni lampi di autentica bellezza cestistica con ottime spaziature per i compagni e un buon QI cestistico nel saper valutare quando penetrare o sfruttare al meglio i blocchi.
Il punto debole della squadra texana risiede invece nella difesa. Troppi rimbalzi offensivi concessi agli avversari a causa di un’improvvisa curva negativa di Zaza Pachulia che, da dopo la pausa dell’All Star Game, è stato messo ai margini della rotazione in favore di David Lee e del sorprendente Salah Mejri. I numeri parlano infatti chiaramente: 19esimi per rimbalzi concessi, con un misero 24% di rimbalzi catturati quando nelle vicinanze si trova un rimbalzista avversario. La mancanza di buone rotazioni difensiva unita a un’inesperienza dei rookie (Justin Anderson e Mejri), che hanno però trasmesso una buona dose di atletismo, ha portato spesso i Mavs a subire i lunghi avversari come DeAndre Jordan, DeMarcus Cousins e Kenneth Faried, senza poter trovar giuste soluzioni. Quando invece si è trovata la giusta combinazione, la difesa texana è apparsa come una coperta troppo corta: se i lunghi venivano tenuti a bada riempiendo il pitturato, gli spazi per gli esterni erano sufficienti per punir la squadra di Carlisle con tiri da tre per tutta la partita.
I Mavericks sono ben avvezzi alle difficoltà dei Playoff, avendo centrato l’obiettivo ben 15 volte negli ultimi 16 anni. L’anno scorso ci fu l’amaro sweep a causa degli Houston Rockets e della presenza logorante e negativa nello spogliatoio di Rajon Rondo. Il 1 – 4 finale di certo non esprimeva quanto fatto da Dallas nella passata stagione, nella quale per lungo tempo avevano fatto brillare gli occhi a molti tifosi per la qualità dell’attacco imperniato sull’asse Nowitzki – Ellis – Chandler (sia Parsons sia Tyson). Quest’anno, però, il primo scoglio da superare si chiama Oklahoma City Thunder. Nella Regular Season i ragazzi allenati da Carlisle hanno perso tutte e 4 le gare, nelle quali ci sono stati anche distacchi importanti: 29 punti di svantaggio nella partita persa 89 – 108 non sono pochi. Attenzione però a non dare troppa enfasi ai risultati e a come sono stati generati. La sconfitta sopracitata, infatti, è stata giocata nel back to back in seguito a una prestazione sorprendente contro i Cleveland Cavaliers, che li ha portati a dover porre fine i giochi ai texani solo all’OT. La chiave di volta per Dallas sicuramente sarà quella di poter contenere al meglio le due stelle di Oklahoma: Kevin Durante Russell Westbrook.
Il duo, seppur con un sistema imperniato sugli isolamenti, ha fruttato il terzo posto alla fine della RS e la dovuta attenzione sarà d’obbligo. Il problema è quindi nella già sopracitata difesa che dovrà riuscire a muoversi maggiormente, cambiando su ogni blocco per riuscire a stare al passo con mister tripla doppia. Così facendo si potrà risparmiare al meglio le forze in vista dell’ultimo quarto, periodo in cui i Thunder solitamente hanno svariati crolli mentali, tali al punto di mettere in bilico numerose partite. Al momento, la carta e le statistiche danno credito a un potenziale passaggio del turno da parte di Durant e soci, ma mai dar per scontato i ‘vecchietti’ di Dallas, allenati magistralmente da Carlisle.
PRONOSTICO DELLA SERIE
OKC-Dallas 4-1.
Per NBA Passion,
Jacopo Di Francesco & Davide Bomben

