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Nba Playoffs Analysis: Il nuovo che avanza, il vecchio che…

di Mario Tomaino

Gli Dei del basket lo hanno fatto di proposito, giusto per animare un Primo Turno dal sapore alquanto scontato, finora. Clippers-Spurs è stata la Serie, con la S maiuscola. Una sfida al meglio di 7, come facilmente preventivabile all’inizio di questi NBA Playoffs, con un finale (forse) a sorpresa.

All’alba di gara-7, i Clippers arrivavano a giocarsi la serie contro gli Spurs in casa propria, con il trio Duncan-Parker-Ginobili che, nonostante i 108 anni combinati, volevano dimostrare ancora una volta, al mondo intero, che gli Spurs non muoiono mai: serviva una partita perfetta da parte dei Clippers e così è stato. Una battaglia onesta, ricca di talento, agonismo e tante emozioni; il giusto epilogo per una serie spettacolare. Sembravano non bastare 48 minuti; 109-109 a pochi secondi dallo scadere ma, quando di chiami CP3, tutto può succedere: 2 punti di rara difficoltà e importanza, che consegnano la vittoria ai losangelini e decretano, probabilmente, la fine di un impero pluridecennale dal nome San Antonio Spurs.

Dopo anni e anni di soprusi da parte dei cugini dei Lakers, dopo le cocenti eliminazioni ai Primi Turni delle stagioni passate e un progetto che pareva stentare a decollare per davvero, ecco la scintilla che serviva a dare la svolta: una vittoria contro i campioni in carica. La seconda squadra di Los Angeles, finalmente, riesce a catturare le luci della ribalta. È stata la serie delle rivincite: la rivincita dei Clippers sugli Spurs, che lo scorso anno avevano eliminato proprio i losangelini; la rivincita di Griffin che ha dimostrato di essere un giocatore completo capace di essere un fattore nelle partite che contano; è stata la rivincita di Austin Rivers, il “fattore X” che non t’aspetti; è stata, ed è, soprattutto, la rivincita di Chris Paul che, con alle spalle una carriera non degna del suo talento e troppo spesso criticato e sottovalutato ingiustamente, come nelle migliori favole Disney, risulta essere l’eroe che trascina i suoi verso la gloria, acciaccato, sfinito, ma mai sconfitto nell’animo.

Chris Paul trascina i suoi alle Semi-Finals, grazie al tiro sullo scadere che consegna la vittoria ai Clippers

Chris Paul trascina i suoi alle Semi-Finals, grazie al tiro sullo scadere che consegna la vittoria ai Clippers

E’ stato incredibile. Essere infortunato, tornare in campo e giocare in quel modo, bhè, è stato incredibile”. Così Blake Griffin sulla prestazione del compagno. Nel momento più delicato della partita e, forse, dell’intera carriera, si accolla il peso della responsabilità, prendendo in carico l’ultima giocata della partita: tiro impossibile che mai e poi mai sarebbe entrato in altre situazioni, ma non in questo caso. La palla sbatte sulla tabella e abbraccia la retina, senza neanche curarsi del ferro: Paul trascina i suoi ad un’incredibile vittoria. La gioia di Paul è la stessa di Doc Rivers, che meglio non poteva descrivere il tiro del suo giocatore: “L’isolamento, il tiro in equilibrio precario cadendo all’indietro, fantastico. Sono davvero felice per lui”. E c’è da giurare che la questione non finisca qui. Il futuro di questa franchigia è cambiato tutto in una notte: da eterna incompiuta a favorita ad Ovest, il passo è stato breve. I Clippers adesso fanno paura, non temono più nessuno. Il cammino è ancora lungo dinanzi a loro, adesso ci sono i Rockets da affrontare, ma Paul non sembra per nulla intimorito, ha ben chiaro l’obiettivo del team: ”E’ difficile pensare che questo sia stato un Primo Turno, ma noi non ci fermiamo di certo ora”. Ecco, il nuovo che avanza è finalmente diventato realtà.

Gioia ovviamente non condivisa dagli Spurs. Il nuovo che avanza e il vecchio che… Già, il vecchio: cosa succederà adesso? E’ davvero la fine di una dinastia? I dubbi sono molti, le domande ancor di più, le risposte sempre meno. Duncan si ritirerà? E Ginobili? Gli Spurs torneranno ad essere competitivi sin da subito? Domande alle quali è difficile rispondere adesso, all’indomani di una partita così difficile da digerire per Popovich&co. Sicuramente, il destino di San Antonio è legato a quello di Ginobili, ma ancor di più a quello di Duncan, idolo della franchigia, leggenda vivente di questo sport. Qualcosa è trapelato in conferenza stampa post-partita, con Ginobili ancora indeciso sul da farsi, e Duncan che al momento non professa nulla, anche lui assorto dai dubbi, condannato a decidere tra la voglia di giocare e l’anagrafe che ha da poco recitato 39 stagioni.

Duncan-Ginobili: possibile ritiro in vista?

Duncan-Ginobili: possibile ritiro in vista?

Di certo c’è che, visto l’andamento della stagione, con numeri ai minimi storici che non si vedevano dalla stagione da rookie, se si dovesse scommettere un euro su chi si ritirerà prima, il nome è quello di Manu Ginobili. O magari si ritireranno insieme, chissà. Di certo, l’assenza di questi due pilastri all’interno dello spogliatoio e sul parquet, comporterà una ricostruzione obbligatoria da parte degli Spurs. I nomi sono sempre gli stessi: Gasol o Aldridge. Difficile dire al momento chi potranno firmare ma, certamente, partire da una base con Parker, Leonard e uno tra i due sopracitati, sicuramente facilità il compito di ricostruzione. C’è poi, però, il vecchio Pop, freddo più del ghiaccio e chiaro come sempre, dopo l’amara eliminazione da dover digerire, risponde così ai giornalisti, riaprendo nuovi scenari riguardo il futuro suo e dei suoi uomini: “La gente mi chiede notizie riguardo il possibile ritiro da parte mia, di Tim e di Manu da almeno 5 anni. Sono tutte chiacchiere. Non ho nessun’idea al momento, ma torneremo presto, probabilmente”.

Una risposta chiara, netta, che sa quasi di minaccia. Se da un lato i Clippers dovranno presto smaltire l’euforia, provando a mantenere fede alle responsabilità che una vittoria del genere comporta, gli Spurs, d’altro canto, potrebbero tornare, è questo il messaggio che coach Popovich ha lanciato alla lega intera: il nuovo che avanza e il vecchio che…

 

Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)

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