Home NBA, National Basketball AssociationNBA Superheroes, Batman: Kobe Bryant- The Black Mamba

NBA Superheroes, Batman: Kobe Bryant- The Black Mamba

di Marco Tarantino

Oggi ci immergeremo nelle ombre e nelle sfumature, nei legami e nella trasformazione, di due Supereroi che lottano per se stessi ma soprattutto per la propria città, dovesse costar loro la vita: parliamo di Bruce Wayne  e Kobe Bryant.

‘’Batman è l’eroe che Gotham merita, ma non quello di cui ha bisogno adesso. E quindi gli daremo la caccia. Perché lui può sopportarlo. Perché lui non è un eroe. È un guardiano silenzioso che vigila su Gotham’’

Batman

Batman

L’uomo pipistrello, creato dalle sapienti menti di Bob Kane e Bill Finger, fece il suo esordio nel  Maggio del 1939, pubblicato dalla DC Comics. Dietro la maschera da duro  di Batman si nasconde il plurimiliardario Bruce Wayne, unico figlio di Martha e Thomas Wayne, chirurgo ricchissimo e fondatore delle industrie Wayne. Il dottor Wayne, consapevole del degrado e della criminalità nella quale riversano le strade di Gotham, ha passato tutta la vita a fare beneficenza e ad aiutare la propria città , divenendo un vero eroe per la comunità. Una sera la famiglia Wayne al completo si reca al Monarch Theatre per vedere il film il segno di Zorro. All’uscita dalla sala Martha e Thomas verranno freddati dal criminale Joe Chill, tutto questo davanti agli occhi del piccolo Bruce. E’ proprio da questo momento che nella mente del giovane Bruce Wayne nascerà quel paladino della giustizia che diverrà il simbolo di Gotham City: Batman. Bruce verrà cresciuto ed allenato dal maggiordomo Alfred che sarà un vero e proprio padre per il ragazzo. All’età di 14 anni Bruce viaggia per tutto il mondo alla scoperta di ogni cultura. Studia criminologia e psicologia, arti marziali e ogni stile di combattimento, per non parlare dello studio approfondito di ogni genere di arma da fuoco e non. Insomma Bruce ritorna a Gotham, nella quale il caos ha avuto la meglio sull’ordine, pronto per dar guerra al crimine. Manca solo una cosa: il costume.

« I criminali sono codardi e superstiziosi. Il mio travestimento dovrà infondere terrore nei loro cuori. Dovrò essere una creatura della notte, nera, terribile… »

Un pipistrello irrompe nell’enorme villa degli Wayne e spaventa a morte  Bruce. Da quel momento quell’animale oscuro e spaventoso, trasformerà Bruce Wayne in Batman. Grazie alla sua intelligenza e alle sue enormi risorse economiche, Bruce costruisce un armatura in Kevlar, (un particolare materiale che riduce sensibilmente i danni da arma da fuoco, esplosivi, e impatti con il suolo) e moltissime attrezzature che lo distinguono dagli altri Supereroi, che sono stati avvantaggiati dal dono dei superpoteri mettendoli a servizio della propria gente. Batman non ha superpoteri e questo lo rende l’unico Supereroe ad aver scelto di affrontare il male senza alcun vantaggio, anzi prendendosi spesso la colpa di azioni criminali che non ha mai commesso. Un altro segnale che lo distingue dal resto dei Supereroi è il Batsegnale, il segnale luminoso a forma di pipistrello che viene utilizzato dalla polizia per chiedere aiuto al proprio eroe. E’ quando il Batsegnale viene attivato, Batman risponde sempre presente, proteggendo Gotham da qualsiasi nemico. Joker, Due Facce, Pinguino, Bane e numerosissimi altri nemici cercheranno di eliminare il Cavaliere Oscuro che però, risponderà sempre presente, sconfiggendo i nemici proprio come piace a noi: prendendoli a calci nel sedere!

Ma cosa lega l’Uomopipistrello a Kobe Bryant? Procediamo per gradi.

Bat-Kobe

Bat-Kobe

Kobe Bean Bryant nasce a Philadelphia il 23 Agosto 1978 da Pamela e Joe Bryant. La leggenda inizia dal momento nella quale Pamela annuncia a Joe di essere incinta mentre i due erano al ristorante e Joe assaporava una bistecca Kobe. Joe Bryant  decise che suo figlio si sarebbe chiamato proprio come il piatto che stava assaporando  nel momento più felice della sua vita: KOBE.

Joe Bryant  è un cestista e gioca ad ottimi livelli nella Nba. Nel 1984 la famiglia Bryant si traferirà in Italia  perché papà Joe è stato ingaggiato dalla Sebastiani Rieti, e rimarranno nel Belpaese fino al 1991. Kobe in Italia imparerà le basi della pallacanestro, roba che non insegnano oltreoceano, e che unite all’atletismo fecero diventare il giovane Kobe una macchina da BASKET. Di ritorno negli USA Kobe si iscrive alla Lower Marion High School, situata nei sobborghi di Philadelphia, dove un giovane giocatore di basket segnerà la storia dello sport. Kobe infrangerà il record di punti dello stato di Philadelphia, detenuto da un certo Wilt Chamberlain, mettendo a segno ben 2883 punti. Così, ancora 18enne, dotato di talento, atletismo e spavalderia a volontà, Kobe Bean Bryant si iscrive al Draft del 1996. E’ proprio dal Draft che inizia la trasformazione da semplice uomo a Supereroe. Kobe verrà scelto con la chiamata N12 dai Charlotte Hornets, squadra per la quale non vorrà mai giocare, e resterà molto deluso per non esser stato scelto nelle prime 5 scelte del Draft ( Allen Iverson, Marcus Camby, Shareef Abdur-Rahim, Stephon Marbury e Ray Allen). Kobe prenderà e metterà da parte tutta la sua frustrazione e la porterà con se a Los Angeles sponda Lakers, arrivato in cambio di Vlade Divac divenuto di troppo in quel di L.A con l’arrivo di Shaq il mangiaferri. L’anno da matricola, vede sul campo un Kobe abbastanza inesperto ma capace di alternare ai paurosi giri a vuoto lampi di puro genio, vincendo anche la gara delle schiacciate da assoluto dominatore. Kobe chiuderà la stagione con solo 7.6 punti segnati di media. I Lakers arrivano ai Playoffs ma saranno eliminati dai Jazz senza troppe difficoltà in sole 5 gare. L’anno dopo, la media realizzativa di Kobe raddoppierà salendo a 15.4 punti di media a partita, e verrà convocato nel quintetto titolare dell’ All Star Game del 1997 tenutosi a New York ( unico 19enne a partecipare alla gara delle stelle). Kobe aiuterà la squadra ad andare avanti ai Playoffs, ma non riuscirà ad evitare l’eliminazione dei suoi ancora da parte degli Utah Jazz, per ben 4-0. La stagione successiva i Lakers verranno ancora eliminati, ma questa volta dai San Antonio Spurs di coach Gregg Popovich. Finalmente la stagione 1999-00 è quella della decisiva esplosione e sulla panchina dei Lakers siede un certo Phil Jackson ( coach dei Bulls di Jordan). I Lakers vinceranno per tre volte consecutive il titolo NBA, e Kobe Bryant si dimostrerà imbarazzatemente il più forte della lega senza però ottenere il titolo da MVP.

kobesegnale

kobesegnale

Kobe non è più un essere umano e  come per il Batsegnale , quando i suoi Lakers hanno bisogno di vincere basta mandare il Kobesegnale e il nostro supereroe appare dall’ oscurità, per far sognare la propria città!

Il rapporto con Phil Jackson non è dei più idilliaci (“Non andiamo a cena assieme, non siamo amici. Ma il rapporto coach-giocatore è ideale. È conflittuale il giusto, perché entrambi amiamo le sfide. Senza Phil non sarei diventato quello che sono.”) ma funziona. Il vero problema è il rapporto con Shaq, che vuole prendersi la scena tutta per se e porta i suoi talenti a South Beach ( ogni riferimento a LeBron James è puramente casuale) dove vincerà il titolo del 2006 con Dwyane Wade ( il nostro The Flash). Per i Lakers il periodo dal 2005 al 2007 è davvero buio, ma tranquilli c’è Kobe che salva tutti, decidendo di lasciare tutto il mondo a bocca aperta,  siglando la prestazione personale più incredibile di sempre ( i 100 punti di Wilt non fanno testo). E’ il 22 Gennaio 2006, Kobe si mette il costume di Batman è mette a referto 81 punti contro i  Toronto Raptors. Kobe nel 2008 vincerà anche il titolo di MVP, perdendo però nelle NBA Finals contro i Boston Celtics del trio Pierce-Allen-Garnett ( Rondo e coach Doc Rivers i fattori in più ). La strada è quella giusta e con l’arrivo di Pau Gasol e il ritorno di coach Phil Jackon i Lakers ritornano alla ribalta della Nba, vincendo due anelli consecutivi nel 2009 e nel 2010 . In seguito, la squadra perde qualcosa a livello mentale e fisico, l’addio di Phil Jackson non aiutò di certo,  e dal 2010 i Lakers non riescono più a vincere. Ma Kobe continua ad illuminare lo Staples Center, nonostante i molti infortuni e l’età che avanza, divenendo anche il 3 miglior marcatore di sempre superando un certo Michael Jordan con ben 32.293 punti…scusatemi se sono pochi insomma. Ha annunciato in questa stagione in corso l’addio a fine anno al basket giocato, provocando ondate di lacrime nei tifosi purple and gold, e negli appassionati del gioco.

https://www.youtube.com/watch?v=TU-BGoQ65zw

Però c’è qualcosa che non abbiamo ancora detto… una cosa che accomuna Batman con Kobe. Quel qualcosa è il rifiuto… Bruce per tutta la propria esistenza si rifiuterà di accettare ciò che è successo quella notte ai suoi genitori, rifugiandosi nella solitudine ed identificando nel cattivo che ha difronte l’assassino dei propri genitori. Bruce Wayne ha problemi di doppia personalità tanto che non si riesce a capire quale delle due sia quella vera, quale sia stata creata dall’altra , il miliardario filantropo ha creato il cavaliere oscuro o viceversa? Inoltre nella personalità di Batman c’è una forte componente di egoismo. Si, mi dispiace per tutti coloro che vedono in Batman un eroe senza macchia, ma egli agisce per liberarsi dal peso ingente che grava sulla sua coscienza, quello di essere l’erede di Thomas Wayne, salvatore di Gotham. Suo figlio cosa potrebbe fare se non il Supereroe? Inoltre ha scelto di essere da solo, perché nessun altro può capire il suo dolore e nessun altro è in grado di affiancarlo nella sua promessa di rendere Gotham una città migliore, per i suoi genitori e per se stesso. Lo stesso vale per Kobe. La nascita della sua carriera è basata su un rifiuto. Sul rifiuto che qualcuno possa essere migliore di lui, sul rifiuto che 11 giocatori siano stati scelti prima di lui, sul rifiuto che qualcun altro possa prendere l’ultimo tiro, sul rifiuto di perdere una qualsiasi partita( ”Farei qualsiasi cosa per vincere una partita, che sia sedere in panchina e agitare un asciugamano, passare una borraccia ad un compagno, o segnare il tiro decisivo all’ultimo secondo. Quello che conta è vincere.” ), sul rifiuto di essere paragonato a Michael Jordan (“I don’t want to be the next Michael Jordan, I only want to be Kobe Bryant.” ). Perciò molte volte è stato considerato egoista, ma Kobe Bryant è consapevole che giocare con quel pallone a spicchi è la sua promessa, fatta tanto tempo addietro agli dei del Basket e solo lui può rispettarla!

Solitudine, ombre, egoismo, killer instict, voglia di salvare la propria città, possa essa essere Gotham City o Los Angeles . Signore e signori Kobe Bryant e Bruce Wayne : Batman, The Black Mamba and The Dark Knight!

Per Nba Passion,

Francesco Papillo

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