Kyrie Irving segna 9 punti in 4 minuti, genera altri 6 punti su assist per LaMarcus Aldridge e Cam Thomas tra la fine del terzo quarto e l’inizio del quarto quarto, e Nets passano avanti per 90-87 a Cleveland contro i Cavs, poi l’allarme sulla sveglia del minutaggio programmato di Steve Nash suona e Irving va a sedersi.
E con Irving seduto, Darius Garland riprende fiducia in attacco e guida i Cavs alla vittoria per 114-107 alla Rocket Mortgage Arena, e ora i Cavaliers si trovano a sole due vittorie dalla vetta della Eastern Conference.
La prima partita del post infortunio di Kevin Durant, i Nets la perdono probabilmente con la decisione, di prassi, di Nash di far sedere un giocatore alla sua quarta partita stagionale, che non giocava da una settimana e che ha tutti i motivi del mondo di essere costantemente il più fresco e riposato in campo. Kyrie Irving chiude la sua prova con 27 punti, 7 rimbalzi e 9 assist, e proprio quando i Cavs gli stavano per cedere il controllo mentale sulla partita, l’ex star dei Phoenix Suns è intervenuta a salvarli.
38 minuti di gioco per Irving, che rientra dopo appena un minuto di riposo quando i Cavaliers sono tornati a +4 (97-101) e i Nets non hanno prodotto nulla in attacco, con 6 minuti ancora da giocare nel quarto periodo. Lo stesso Irving rientra sul terreno di gioco ormai raffreddatosi e nel finale Brooklyn sbaglia troppo con James Harden e LaMarcus Aldridge.
Il tour di 4 trasferte per i Nets si apre così con una sconfitta contro una squadra che è ormai da considerare una rivale diretta, cui sarebbe bene non concedere ulteriori vantaggi oltre all’assenza per infortunio del tuo miglior giocatore. E invece.
Darius Garland segna 22 punti con 12 assist, tutto il quintetto di coach JB Bickerstaff va in doppia cifra e a segnare il canestro della staffa è Lauri Markkanen da tre punti. A condannare i Nets, oltre alla decisione incredibile di Nash, è una palla persa banale di Harden a 17 secondi dal termine sul 110-107 Cavs, che manda a schiacciare direttamente in contropiede Isaac Okoro.
Uno dei main event sportivi del Martin Luther King Day in America non ha così deluso, una partita che Garland ha finito per usare come manifesto: tra le giovani star della NBA ci sono anch’io.
Brooklyn dal canto suo avrà il lusso di avere ancora Kyrie Irving disponibile per le prossime 3 partite a Washington, San Antonio e Minneapolis, e poi ancora per 6 gare tra 30 gennaio e 13 febbraio in una sezione di calendario che non farà sconti ai Nets senza Durant. E dopo la partita, anche approfittando del giorno solenne, Irving ha voluto ribadire nonostante tutto la sua ferma decisione di non volersi vaccinare contro il Covid.
“La mia decisione è ferma. Questo è qualcosa che ha molto a che fare con la nostra cultura e con il nostro sistema di sport e spettacolo, ci sono squadre con situazioni tutte diverse. (Durant, ndr) guarirà e starà bene, sta a noi affrontare la situazione. Ma la mia decisione va oltre il campo ed è presa, non cambierò idea per un fattore o per l’altro (…) per me semplicemente (il campo, ndr) non è la cosa più importante rispetto a ciò che accade nel mondo reale, fuori. Come ho già detto, io rispetto le decisioni di chiunque, e resto fedele a ciò che credo. Io so di avere l’appoggio e la protezione dei miei compagni, dei dottori con cui ho parlato“.
“Non mi metterò a mischiare scienza e basket“, ancora Kyrie “Il mio messaggio è sempre quello, io rispetto le decisioni di chiunque altro (…) io affronto la situazione un giorno alla volta. Tutti noi sappiamo cosa sta accadendo nel mondo, al momento io vado in giro da persona non vaccinata e già sono stato separato assieme ad altri in un gruppo distinto di persone. Ci sono cose più importanti per me che essere un campione, più importanti della mia legacy eccetera“.
“Siete voi a tirare fuori continuamente la storia del vaccino, e io vi dico che la maggior parte della mia vita si svolge fuori dal basket. Per cui ogni volta che ribadisco di aver fatto una scelta di vita, qualcuno tira fuori la frase: ma col basket come farai? E io rispondo sempre che si tratta di vita reale (…) questa è la situazione ora, spero che possa cambiare non solo per me ma per tutti coloro che ne sono stati coinvolti perché non vaccinati, che magari sono stati licenziati per questo… per cui quando si riduce tutto a uno sport, questa cosa è un poco irrispettosa, anche se capisco il vostro punto di vista. Io non sono solo un giocatore di pallacanestro“.

