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Cavaliers Preview 2019/20: la parola d’ordine è resilienza

di Tommaso Ranieri

In un mondo che brucia in fretta, quello che ieri era vero”: cantava così Lucio Dalla in “Balla balla ballerino”. Mai questo verso potrebbe apparire più azzeccato per gli attuali Cleveland Cavaliers. Un’altra estate è appena trascorsa in Ohio, e alla vigilia della seconda stagione dopo l’ultimo addio del Prescelto, il team sembra ancora non aver ritrovato la via maestra. Dopo 4 anni vissuti al vertice della lega, infatti, la franchigia dell’Ohio appare come entrata in un tunnel dal quale uscire è impresa piuttosto ardua.

LeBron James in azione contro la sua ex squadra in un match dello scorso anno

La scorsa annata, nello specifico, non ha regalato grandi soddisfazioni, anzi. Senza il timore di essere smentiti, Cleveland è stata forse tra le peggiori squadre dell’intero campionato, come risulta anche dalle statistiche sommate durante il 2018/19.

Cavaliers Preview 2019/20: cosa è successo nel 2018/19

  • Record: 19-63
  • Piazzamento: seed #14, Eastern Conference
  • Offensive rating: 107.7
  • Defensive rating: 117.6
  • Team leaders: Kevin Love (17 PT ), Kevin Love (10.9 REB) Matthew Dellavedova (4.2 AST)
  • Numero chiave: 35.5% da 3 punti, dodicesimo posto nella lega, appena dietro i Rockets. Considerata la disastrosa stagione, un dato su cui poter gettare delle basi.

Cavaliers Preview 2019/20: i movimenti estivi

Gran parte del roster dello scorso anno è stato mantenuto pressoché intatto. Kevin Love, stella della squadra, e Tristan Thompson, sono ormai gli unici reduci (insieme a Dellavedova, ma ritornato lo scorso anno dopo una parentesi ai Bucks) rimasti del titolo vinto nel 2016. J.R. Smith, dopo 5 anni, ha definitivamente abbandonato l’Ohio, nella speranza di ottenere un ingaggio in grado di accoglierlo per il suo ultimo treno NBA.

Garland e Windler, due dei tre rookie del team dell’Ohio selezionati nell’ultimo draft di giugno

Dalla free agency (considerando inoltre l’arrivo nel dicembre scorso di John Henson, ex lungo proveniente dai Milwaukee Bucks) sono arrivati elementi di rincalzo, tra i quali Levi Randolph (ex Avellino), Dean Wade e Jarrell Martin (ex Memphis Grizzlies). La scelta è sicuramente chiara: non intasare eccessivamente il salary cap, per arrivare alla prossima free agency con un portafoglio abbondante da spendere, in un deciso intento di ricostruzione.

Gli elementi più interessanti, però, sono usciti dal draft: 3 sono state le chiamate dei Cavaliers, ossia Kevin Porter Jr. (30 esima scelta via Bucks); Dylan Windler (26esima scelta); e soprattutto Darius Garland alla quinta scelta assoluta. Su quest’ultimo sono riposte le maggiori speranze, considerate le sue statistiche raccolte nell’ultimo anno al college (16.2 punti con 47% da 3 punti, anche se in sole 5 partite giocate) e la sua possibilità di convivenza con l’altro gioiellino in casa Cavaliers, Colin Sexton.

Cavaliers Preview 2019/20: il gioco

Come già detto in precedenza, il team non ha cambiato di molto le sue carte rispetto alla passata stagione, scegliendo di fidarsi del medesimo gruppo. Pertanto, possiamo già immaginare un quintetto base composto da Tristan Thompson in posizione di centro, Kevin Love e Cedi Osman nei due ruoli di ala grande e piccola, e infine l’inedita coppia di guardie Brandon Knight e Colin Sexton. Per l’ex Pistons, tuttavia, è auspicabile un graduale utilizzo dalla panchina. In questo modo, Knight lascerà spazio al rookie Garland, per inserirlo in pianta stabile nei primi cinque che scenderanno sul parquet.

A partire da sinistra: Tristan Thompson, Kevin Love, Larry Nance Jr e Jordan Clarkson

In quest’ultimo settore, data l’abbondanza di soluzioni (considerata anche la presenza di Dellavedova), la scelta di Garland allo scorso draft è stata vista con sorpresa. Nello specifico, quest’ultimo è emerso più come un realizzatore che una point guard a tutto tondo, al pari di Colin Sexton. L’obiettivo, più o meno dichiarato, è quello di formare un backcourt estremamente dinamico, cercando di imitare quanto accaduto a Portland con Damian Lillard e CJ McCollum.

Se nel lungo periodo potrebbe diventare una mossa interessante in grado di portare i suoi frutti, non sfugge ai più che tale decisione possa comunque rappresentare un rischio non indifferente. Oltre ai dubbi sulla loro intesa offensiva, infatti, restano anche quelli sulla scarsa attitudine difensiva: caratteristica, questa, sulla quale Cleveland ha sofferto molto nel 2018/19. Compito di coach Beilein sarà quello di disegnare la complementarità dei due, al fine di evitare un fragoroso buco nell’acqua.

Per quanto riguarda il reparto ali, difficile non vedere un corposo minutaggio di Kevin Love e Cedi Osman, probabilmente i due giocatori più importanti della squadra. Il cestista di nazionalità turca, in particolare, seppur reduce da un Mondiale molto frustrante giocato comunque ad ottimi livelli, ha dimostrato nella passata stagione di saper essere un solido titolare. Quest’anno dovrà confermarsi, anche se non sarà per nulla facile in un contesto così poco motivante.

Per ciò che invece attiene Kevin Love, la situazione è più delicata: l’ex Wolves è stato a lungo accostato a numerose squadre, ma senza esiti definitivi. Da poco 31enne, è presumibilmente oltre il suo apice della carriera, ed ora dovrà sfruttare ogni occasione per dimostrare che può ancora dare il suo contributo. Altro punto debole del roster della franchigia dell’Ohio, come se non bastasse, è la qualità non eccelsa della panchina. Se escludiamo da questo gruppo Matthew Dellavedova, che nella recente edizione del Mondiale FIBA ha comunque mostrato tutto il suo valore, e il già citato Garland, non si notano elementi di particolare valore. Il quintetto iniziale vedrà un ricambio composto da gregari di medio-basso livello, tra i quali Larry Nance Jr., Jordan Clarkson, John Henson e il giovane Kevin Porter Jr. Per quanto giocatori solidi, non appaiono in grado di poter cambiare le sorti di un match con il loro ingresso in campo.

Al di là di ciò, comunque, sarà interessante verificare come il nuovo coach John Beilein impatterà nel mondo NBA. Nei suoi 12 anni alla guida dei Wolverines di Michigan ha sempre prediletto un gioco molto perimetrale, non molto lontano dal run and gun di d’antoniana memoria. Resta da capire in che modo, però, tale pallacanestro saprà adattarsi con i caratteri principali degli attuali ex campioni NBA 2016: tiro da 3 poco efficiente (nonostante un dodicesimo posto complessivo nella lega), scarsa circolazione di palla (29esima posizione nel ranking degli assist) e difesa a tratti molto rivedibile (114 punti subiti di media).

Dove possono arrivare i Cavaliers?

A meno di clamorose sorprese, il campionato che attenderà i Cavs non sarà molto diverso dal precedente. Ad ogni modo, è da rilevare che per Cleveland non si può parlare a priori di un livello complessivamente infimo del roster. Ci sono infatti giocatori solidi, giovani con un possibile grande futuro dinanzi a sé, ed altri elementi che potrebbero fare comodo a diverse squadre più blasonate. Tuttavia, a emergere in maniera lampante, è la perdita di competitività che sembra aleggiare dalle parti della Quicken Loans Arena. Una squadra non sufficientemente motivata è (quasi) sempre sinonimo di annate piuttosto complicate.

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