Nico Mannion vuole lasciarsi alle spalle un draft NBA che per il ragazzo italiano dai ricci rossi è stato un mix di delusione – grande, quella di essere precipitato fino alla metà del secondo giro dopo aver pensato a una chiamata tra le prime 20-30 – e soddisfazione per la possibilità di iniziare la sua carriera NBA in una squadra prestigiosa come i Golden State Warriors.
Mannion ha firmato domenica il suo primo contratto NBA, un two way contract che permetterà agli Warriors di aggregarlo sia alla “prima squadra” che ai Santa Cruz Warriors della G-League. A Connor Letourneau del San Francisco Chronicle, Nico ha raccontato le sue prime sensanzioni.
“Sono qui da pochi giorni, ma so già che voglio fare parte a lungo di questa squadra. Non conta a che posizione vieni chiamato al draft, ma come ti adatti alla squadra in cui giocherai. Qui è una situazione ottima per me“.
Le quotazioni al draft di Nico Mannion hanno risentito dello stop della stagione NCAA a marzo, poco prima del torneo NCAA che il figlio dell’ex Cantù Pace Mannion avrebbe affrontato da point guard titolare con gli Wildcats di Arizona. Dubbi sulle sue capacità difensive e un generale rimescolamento delle proiezioni pre draft (basti pensare che due potenziali prime scelte, Obi Toppin e Deni Avdija, sono finite a ridosso delle prime 10 chiamate), hanno fatto il resto.
“Sono contento di essere agli Warriors, giocherò però avendo qualcosa da dimostrare alle altre 29 squadre che non mi hanno scelto. Qualcosa che voglio ricordarmi“. Come ricorda papà Pace, 6 stagioni NBA tra 1983 e 1989 prima dell’arrivo in Italia e un esperienza da rookie proprio agli Warriors, “La NBA è un business, lo imparai piuttosto in fretta. Le squadre possono fare di te ciò che vogliono, ed essere tagliato non è mai una bella cosa. E’ difficile sentirsi dire di non essere all’altezza“.
“Mi piace onestamente l’etichetta di sottovalutato“, spiega Nico “Anche mio papà lo è stato in carriera, il giocatore che lotta per i minuti dalla panchina. Imparerò da lui ad abbracciare il mio ruolo“.

