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From Zero To Hero: la storia di Chris Bosh

di Orazio Ruberto

In questa off-season abbiamo dato l’addio a grandi giocatori, ormai, del passato: Kobe “The Black Mamba” Bryant, Kevin “The Big ticket” Garnett e Tim “che diavolo vuol dire quella espressione?” Duncan e, più recentemente, a Chris “Dino” Bosh, uno dei “Big three” di Miami, di cui vorrei ripercorrere la storia.

Il Draft e gli anni a Toronto

Christopher Wesson Bosh nasce a Dallas il 24 marzo 1984, all’età di 18 anni si iscrive alla Lincoln High School di Dallas, trascinandola ad un record di 40-0 nel suo ultimo anno: in quell’anno fu nominato giocatore dell’anno ma decise di non andare subito nella NBA ma finì a giocare nella prestigiosa università di Georgia Tech dove rimase un solo anno nel quale vinse il premio di Freshman of the Year della Atlantic Coast Conference, succedendo ad Ed Nelson.

Chris Bosh Si presentò al draft NBA 2003 e venne scelto al numero 4, dopo Lebron James, Carmelo Anthony e Darko Milicic (che si rivelerà una delle più grandi delusioni nella storia della lega) ma prima del fenomeno dei Miami Heat Dwyane Wade.

Rookie time e il Canada:

Nel suo anno da rookie Chris Bosh ebbe una media di 33,5 minuti giocati a partita, 11,5 punti, 1 assist, 7,4 rimbalzi e 1,4 stoppate, in più partecipò in quell’anno e nel successivo al Nba Rookies-sophomoresun esordio nella lega di basket davvero da urlo. Il 3 gennaio 2010 è diventato il primo marcatore nella storia dei Raptors, superando Vince Carter. Anni d’oro quelli in Canada, culminati con la stagione 2008 in cui CB fissò il suo record di punti in carriera: il 20 gennaio Chris Bosh ha messo infatti a segno 44 punti contro i Milwaukee Bucks.

All Star Game e Team USA :

Nel 2006 partecipa all’All-star game, nella stessa stagione i Toronto Raptors arrivano primi in divisione e terzi nella conference orientale per la prima volta nella storia davanti a 76ers, Nets, Knicks e Celtics, però verranno eliminati al primo turno dei play-offs dai New Jersey Nets per 4-2. Chris Bosh è chiamato ad unirsi al Team USA al FIBA Americas Championship 2007, ma un infortunio al piede lo costrinse a rifiutare per forza di cose alla chiamata. Il 23 giugno 2008 è stato selezionato per partecipare alle Olimpiadi estive di Pechino 2008 con il Team USA. Durante le Olimpiadi, ha giocato in sostituzione del centro degli Orlando Magic Dwight Howard, nel torneo da cui gli Stati Uniti sono usciti imbattuti e ha vinto la medaglia d’oro sconfiggendo in finale la Spagna. In questa competizione Chris Bosh ha avuto una media di 9,1 punti a partita ed è stato il miglior rimbalzista della squadra con una media di 6,1 rimbalzi a partita.

Welcome to Miami

LeBron James e Chris Bosh, compagni ai Miami Heat fino al 2014.

LeBron James e Chris Bosh, compagni ai Miami Heat fino al 2014.

Diventato free agent nell’estate 2010 firma un contratto con i Miami Heat, dove ritroverà i compagni di nazionale Dwyane Wade e LeBron James, arrivato dai Cavaliers e approdato pochi giorni dopo Bosh alla franchigia della Florida. Desideroso di intraprendere una nuova fase della sua carriera, abbandona il numero 4 e decide di indossare la maglia numero 1, che usava ai tempi dell’high school. Conclude la regular season con gli Heat vincendo il titolo di division ma non si fermerà qui: troverà la giusta alchimia con i due ragazzi terribili di Chicago e Cleveland e guiderà gli Heat fino ad un passo dal titolo NBA. Alle Finals i Dallas Mavericks però bloccarono la corsa trionfale della franchigia della Florida: la serie finisce sul 4-2 per i texani. Bosh conclude i playoff con una media di 18,6 punti per partita conditi da 8,5 rimbalzi.

Ci sarà il tempo per rifarsi: secondi nella regular season 2009, gli Heat arrivando ai playoff dove Chris si infortunerà per riuscire però a tornare disponibile  per le Finals di Confernece: grazie al suo apporto riuscirono a battere i Boston Celtics per 4 a 3. Nelle Finals saranno di fronte OKC Thunder ed appunto Miami Heat. La serie è tutta per la franchigia della Florida: 4 a 1.
E’ fatta, i Big Three vengono definitivamente incoronati grazie all’anello conquistato a Miami. Next? A Miami sono tutti affamati, anzi affamatissimi: tocca ai San Antonio sfidare dopo Dallas Mavericks e Thunder, Chris Bosh, Wade e LeBron. Serie combattutissima, tutti sappiamo come è andata a finire. Game 7. 95-88. Ma è in gara 6 che CB1 fa la differenza: prende il rimbalzo offensivo sul tiro sbagliato da LeBron James a 8,7 secondi dalla fine, scarica il pallone a Ray Allen che mette la tripla del 95-95 a 5,2 secondi dalla fine, portando la squadra all’overtime, evitando la sconfitta in finale. All’overtime effettua due decisive stoppate, una su Tony Parker a 33 secondi dalla fine sul risultato di 101-100 a favore dei Miami Heat, l’altra a 1,9 secondi dalla fine su Danny Green, mantenendo il risultato sul 103-100, Chris Bosh durante queste finals è stato come un muro sotto canestro.

 

Una triste conclusione

Durante l’All-Star Weekend della stagione 2014-2015, Chris Bosh si era lamentato di alcuni dolori ad un fianco, in prossimità della cassa toracica. Dolori che si ripresentano il 18 febbraio durante un allenamento; viene fatto quindi visitare dal medico di squadra che decide di farlo trasferire in ospedale per ulteriori e approfonditi accertamenti. Gli esami riscontrano dei coaguli di sangue all’interno dei polmoni; il 21 febbraio viene operato con successo e i Miami Heat comunicano che la stagione di Bosh finisce qui. L’anno successivo, per colpa di un infortunio al polpaccio, Bosh finirà la regula season a febbraio; subito si pensò a un nuovo coagulo di sangue, ma la dirigenza di Miami non fece mai chiarezza sull’accaduto. Oggi sappiamo tutti che Bosh a febbraio non chiuse solo la regular season, ma anche probabilmente la sua carriera poiché i coaguli di sangue sono tornati a tormentare il povero Chris che è stato “costretto” ad abbandonare il parket, forse per sempre…

 

Why Chris Bosh is an Hero?

Bosh gioca (la speranza nel suo caso è davvero l’ultima a morire) nel ruolo di ala grande (o power forward) o come centro. Sulla carta, e sinceramente anche nella realtà, a Bosh non mancava nulla se non un po di fisicità: buona media da 3 punti (almeno nel suo periodo a Miami), sotto canestro era un macinatore di punti, si poteva contare su di lui in difesa, aveva anche una buona media ai tiri liberi!

Chris Bosh non è mai stato un giocatore che ha vinto Mvp su Mvp, non ha mai segnato 50 punti in varie partite, non ha mai effettuato una rimonta alla McGrady, no, Chris è sempre stato un giocatore con la mentalità “io gioco per la squadra”, nel senso che si è sempre preoccupato sempre di dare il suo contributo alla squadra senza voler per forza brillare rispetto ai propri compagni, mantenendo comunque una media di tutto rispetto, ha giocato per il gusto di farlo, perché Bosh vive di basket, e sarà così per sempre.

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