La sconfitta è stata talmente netta che alla fine, il pubblico del Wells Fargo Center di Philadelphia ha smesso di fischiare Ben Simmons per fischiare la propria squadra, spazzata via dal campo dai Brooklyn Nets per 129-100.
I 76ers di Joel Embiid e James Harden sono stati battuti per prima cosa dalla tensione, dalle aspettativa di una partita che per quanto significativa, sempre di una sfida di regular season contro una squadra indietro di 6 partite in classifica si trattava. E invece, i Sixers hanno trattato i Nets da pari, gli hanno subito concesso l’iniziativa e si sono fatti aggredire senza rispondere.
Embiid e Harden hanno finito per giocare due partite parallele, passate a distribuirsi a turno possessi e tiri (17 a testa, precisi precisi), a ritardare aperture e passaggi e a produrre palle perse banali, addirittura 3 di fila consegnando il pallone direttamente nelle mani di Seth Curry e Bruce Brown nel terzo quarto. Le poche volte in cui le due star provano a interagire, lo fanno con i tempi sbagliati e finiscono per favorire la difesa aggressiva di Brooklyn.
Poco male, Embiid e Harden erano appena alla sesta partita giocata assieme e le 5 precedenti le avevano vinte tutte. E a volersi sforzare, tra le due squadre chi aveva più da dimostrare, con la motivazione extra di proteggere Ben Simmons dal pubblico di Philadelphia, erano i Nets.
E’ il modo in cui è arrivata la sconfitta, che però dovrebbe allarmare. Dopo 5 partite da All-NBA, James Harden è parso all’improvviso il giocatore “rallentato”, titubante visto in passato troppe volte ai playoffs con la maglia degli Houston Rockets, il suo passaggio a vuoto da 3 su 17 al tiro con 4 palle perse e appena 2 tiri liberi tentati non farà altro che mettere ulteriore pressione addosso a un giocatore già sotto esame quando alla post-season manca solo un mese.
76ers, Harden sulla sconfitta contro i Nets: “Presi a calci, ci servirà”
“Ci hanno preso a calci, poco da dire. Da quando sono arrivato qui le cose sono andate benissimo e non abbiamo fatto altro che vincere. Oggi siamo tornati sulla terra, è stata una buona cosa per noi. Abbiamo ora l’opportunità di tornare alla realtà e andare a vedere che cosa sia successo. E’ appena la mia sesta partita qui, è ancora presto. Forse sono io a dovermi ancora adattare bene ai miei compagni, capire che cosa gradiscono di più in campo“.
Per coach Doc Rivers è stata la differenza – abissale – di aggressività a modellare la partita e in definitiva la disfatta dei suoi: “Siamo andati sotto, Brooklyn è riuscita persino a rompere i nostri semplici handoff… non dovrebbe accadere. In difesa, i nostri tentativi di raddoppiare (Durant, ndr) sono stati pessimi“.
Elencare i numeri offensivi dei 76ers rende solo l’idea generale delle proporzioni della batosta: 32% al tiro, 18 palle perse e 19 assist. Joel Embiid ha segnato 27 punti di cui 15 arrivati in lunetta, nel terzo quarto Brooklyn si è ritrovata in vantaggio di 29 punti, 94-65.
“Non me lo so spiegare sinceramente” dice Tobias Harris “Stavamo giocando così bene, era del tutto inaspettata una partita così. Ma ci servirà come sveglia, abbiamo ancora del lavoro da fare e poco tempo per farlo, e per evitare che serate così possano ricapitare“.

