Dopo anni di purgatorio, o di inferno, ad essere sinceri, per i Phoenix Suns sembra essere finalmente arrivato il momento di rialzare la testa. Perché dopo 10 lunghissime e infernali stagioni di assenza dai playoffs, il progetto iniziato un anno e mezzo fa con l’assunzione di coach Monty Williams appare oggi molto ben instradato verso un potenziale ritorno in quella terra promessa rimasta inesplorata per troppe annate.
L’arrivo di Chris Paul, chiaramente, ha rappresentato la scintilla decisiva, ma non deve mettere in ombra le scelte a breve e lungo termine che negli ultimi mesi hanno permesso alla franchigia di trovarsi nella posizione favorevole odierna. Con buona pace di chi aveva ormai smesso di credere nella possibilità che in Arizona si sarebbe davvero prima o poi costruita una squadra potenzialmente vincente intorno a Devin Booker.
I movimenti nella off-season
La preparazione alla stagione 2020/2021 si è aperta per i Phoenix Suns il 16 novembre, quando, lasciando di stucco il mondo intero, hanno annunciato di aver aggiunto Chris Paul al proprio roster tramite scambio. Il prezzo da pagare non è stato indifferente, ma giustificato dal calibro del giocatore che si stava ottenendo: alla volta degli Oklahoma City Thunder, infatti, sono partiti Ricky Rubio, Kelly Oubre Jr, Ty Jerome, Jalen Lecque e una prima scelta al Draft 2022. Percorso inverso per Abdel Nader, per motivi salariali.
Questa insolita off-season invernale è poi proseguita con il Draft 2020, sede in cui i Suns hanno continuato a sorprendere. Con la decima scelta, infatti, hanno selezionato il lungo Jalen Smith, la cui chiamata era attesa da molti più in là durante la serata. Mossa potenzialmente dettata dall’aridità del mercato durante la notte delle scelte, e da una conseguente difficoltà nel trovare accordi per una trade-down. Il giorno successivo, poco prima dell’arrivo della free agency, hanno poi preso parte ad uno scambio a tre con Memphis Grizzlies e Sacramento Kings che ha assicurato loro una seconda scelta futura.
All’apertura del mercato dei free agent, poi, i Suns hanno continuato a muoversi senza sosta: prima si sono assicurati le firme di contorno di Jevon Carter, Damian Jones e del rookie non passato per il draft Ty-Shon Alexander, per poi scatenarsi. Hanno infatti messo sotto contratto i veterani E’Twaun Moore e Langston Galloway, confermato Dario Saric e aggiunto al roster Jae Crowder, fresco finalista con i Miami Heat.
Suns preview 2020/2021: il gioco
La chiave della nuova stagione dei Suns passerà evidentemente dalle mani di Chris Paul. A primo impatto la destinazione sembra estremamente calzante: una squadra dal sistema arrembante, una buona batteria di tiratori, una guardia di livello al proprio fianco e un lungo con cui combinare, sono tutte prerogative con le quali la point-guard è sempre andata a nozze durante la sua carriera.
Il settimo miglior assistman di tutti i tempi in NBA, con 9653 servizi totali per i compagni, approda infatti nella seconda squadra per percentuale di canestri segnati in seguito ad un assist nella stagione 2019/2020: il 66.1%. Un dato davvero importante, che testimonia quanto il matrimonio tra le due parti possa essere potenzialmente di successo, e quanto il gioco corale dei Suns possa essere perfetto per il nuovo arrivato. Oltre ad una definizione generale del sistema creato in un anno da coach Williams, entrando nel vivo del gioco, Paul incontrerà come detto un lungo con cui combinare, Deandre Ayton, e sarà circondato da una batteria di tiratori affidabili composta da Jae Crowder, Dario Saric, Mikal Bridges, Cameron Johnson e Langston Galloway, tutti da oltre il 35% dall’arco nell’ultima stagione, senza dimenticare chiaramente Devin Booker. L’operazione ricavabile dai fattori appena menzionati è abbastanza elementare: i Suns potranno sfruttare il pick and roll Paul-Ayton liberando loro l’area circondandoli con tiratori sugli esterni.
L’esito di queste giocate, invece, potrebbe non essere scontato, per farle diventare dunque un’arma dal valore inestimabile. Chris Paul potrebbe infatti sfruttare il blocco per un tiro dal gomito, una delle sue specialità, per attaccare il ferro, per servire il bloccante verso il ferro, per scaricare su uno dei tiratori potenzialmente liberato lungo l’arco sfruttando le rotazioni difensive avversarie, o per generare un pick and pop in favore di Ayton, che potrebbe diventare un potenziale fattore dell’attacco di Phoenix.
Chris Paul all’opera sui pick and roll, creandosi spazio per il tiro
Ultimo punto da toccare nell’attacco dei Suns, l’apporto di Devin Booker rappresenterà una seconda chiave dell’efficienza dei suoi. Soprattutto durante la stagione regolare, il suo compito sarà anche quello di togliere dalle mani di Paul la giusta quantità di possessi. Guardando il roster a disposizione, Booker sembra infatti l’unico giocatore al di là del nuovo compagno in grado di sfruttare con successo gli isolamenti, 2.8 a notte con il 42.3% dal campo nella scorsa stagione, ma non solo. Potrebbe tranquillamente continuare a giocare il pick and roll da portatore di palla: la stagione scorsa lo faceva in media per 6.8 possessi a partita, portando i suoi a segnare il 43% delle volte, con una percentuale di tiro personale del 46.7%. Ed avere Chris Paul come tiratore pronto sull’arco in queste situazioni sarebbe comunque un lusso non da poco: per lui 47% dal campo in situazioni di spot up nell’annata 2019/2020. Infine, basti guardare la crescita di Shai Gilgeous-Alexander per capire quanto Booker potrebbe guadagnare giocando al fianco del super veterano.
Devin Booker sfrutta un blocco di Deandre Ayton e il campo allargato dai tiratori per attaccare il ferro
Inoltre, altro fattore di crescita fondamentale sarà rappresentato dall’apporto che Paul potrà dare attivamente e come mentore nei momenti più clutch delle partite, ovvero negli ultimi 5 minuti degli incontri con una differenza punti di massimo 5. Non è un caso infatti che la scorsa stagione OKC sia arrivata per 45 volte a decidere l’esito di una gara negli ultimi minuti, uscendo vittoriosa per ben 30 volte, potendo vantare la quarta miglior percentuale di vittorie clutch della lega. Contestualmente, Chris Paul è stato l’uomo a prendere più volte parte a suddetti finali, 43, vantando un plus/minus di +2.3, una percentuale dai liberi del 92%, dal campo del 52% e da tre del 37%.
Dopo la profonda analisi del potenziale sistema offensivo dei Suns, è bene spostarsi nella metà campo difensiva, che potrebbe presentare qualche criticità in più. A primo impatto, infatti, a roster mancano specialisti assoluti. Sicuramente Paul e Booker sono giocatori che possono impegnarsi più di quanto possa sembrare, ma non certezze, soprattutto se portati a marcare il miglior giocatore della squadra avversaria. Inevitabilmente, allora, la difesa dei Suns passerà dalla capacità di cambiare, dalle sue ali e dalle rotazioni. Su tutti, la scorsa stagione, i migliori per Defensive Rating sono stati Jevon Carter, Mikal Bridges, Cam Johnson e, per alcuni sorprendentemente, Deandre Ayton stesso, con 1.5 stoppate a notte. Con l’aggiunta di Jae Crowder, altra ala potenzialmente affidabile e fluida sui cambi, dovranno dunque essere questi i giocatori intorno ai quali costruire la tenuta difensiva della squadra. Come detto, la capacità di giocatori come Bridges e Crowder di tenere in marcatura indifferentemente ali come guardie sarà alla fine dei conti fondamentale. Così come lo sarà la capacità di coach Monty Williams di conciliare all’interno delle proprie rotazioni il potenziale offensivo delle sue stelle con la necessità di schierare uomini che diano equilibrio in difesa del proprio canestro.
Tre azioni difensive di Mikal Bridges: un passaggio intercettato, una palla rubata su Kawhi Leonard e un duello vinto con James Harden
Un potenziale fattore: Deandre Ayton
Chiaro, individuare uno dei tre suddetti membri del big three di una squadra come potenziale fattore può apparire scontato. Ma in questo caso non lo è affatto. Non lo è per il percorso in NBA del giovane Ayton e non lo è soprattutto per il suo nuovo compagno: Chris Paul.
Il veterano ha infatti una storia di convivenze più che felici con i lunghi migliori con cui ha giocato: il pick and pop con David West a New Orleans diventò un’arma polivalente, i pick and roll con DeAndre Jordan e Blake Griffin hanno dato il nome ad un periodo storico dei Los Angeles Clippers: lob city, la stessa giocata in tandem con Clint Capela era diventata una delle frecce più efficaci nella faretra offensiva dei Rockets ed infine, con una definizione più moderna del ruolo, la collaborazione con Danilo Gallinari ha quasi portato i Thunder ad un clamoroso secondo turno playoffs.
Insomma, Ayton potrebbe diventare solo l’ultimo di una lunga lista di successi. Ciò che lo rende un potenziale fattore, poi, è che potrebbe combinare con Paul in diversi modi, sfruttando la versatilità dimostrata durante la sua ancora breve esperienza nella lega. Le sue medie parlano chiaro: 69% al ferro, 44% dal pitturato e, soprattutto, 36% dal mid-range. Dati che lo rendono potenzialmente impiegabile in infinite combinazioni da bloccante, prerogativa con cui la nuova point-guard dei Suns potrebbe andare a nozze, per creare, come detto, situazioni offensive potenzialmente imprevedibili, soprattutto se pronti sugli scarichi ci saranno tiratori del calibro di quelli con cui Phoenix ha circondato le sue stelle. E se, soprattutto, ci sarà anche Devin Booker. Oltre alle ragioni tecniche che potrebbero rendere potenzialmente Ayton il miglior lungo tiratore con cui CP3 abbia mai collaborato, la prima scelta al Draft 2018 dovrà dimostrare una volta per tutte il suo valore. E’ chiaro, quando si viene scelti prima di uno come Luka Doncic non è poi mai facile scrollarsi di dosso le relative pressioni. Ma Ayton ha il potenziale per farlo, per crescere, per trovare continuità e diventare decisivo. E, come detto, avrà alle spalle un catalizzatore con il numero 3 che di crescita di giovani ha dimostrato di intendersene.
Infine, il vero passo in avanti richiestogli sarà quello difensivo. Di lunghi specialisti in materia non ce ne sono a roster, in primis lui non lo è propriamente, eppure, dovrà marcare i vari Anthony Davis e Nikola Jokic, e, potenzialmente, proprio da questi duelli passerà la stagione dei Suns. Le medie di 1.5 stoppate e di 0.7 recuperi a notte nella scorsa stagione parlano di un giocatore dagli istinti corretti, che però dovrà fare un passo avanti definitivo nella difesa uno contro uno, che già comunque lo attesta come uno dei migliori lunghi in materia, per percentuali di tiro del diretto avversario, che quando lo affronta le vede ridursi in media del 6.2%. Il tutto per poter sfruttare ancor di più le proprie capacità in transizione: quasi 2 possessi a notte con il 75% dal campo.
Ecco dunque la ricetta perfetta per la potenziale esplosione di un lungo moderno, che dovrà lavorare sugli aspetti da migliorare del proprio gioco e sulla propria maturità. Per poter andare a creare a pieno titolo un big three con Booker e Paul.
Suns preview 2020/2021: le aspettative stagionali
Nell’ultima annata, la prima con Monty Williams sulla panchina, Phoenix ha espresso un gioco dalla qualità altalenante: un inizio di stagione sorprendentemente positivo, alcuni passaggi a vuoto, e poi la prestazione perfetta da 8 vittorie e 0 sconfitte nella bolla di Orlando. Insomma, a qualcuno potrebbero sorgere interrogativi importanti riguardo la vera identità di questa squadra tanto in crescita ma dall’andamento tanto ondivago. La risposta racconta come con Chris Paul a guidare il roster, difficilmente ci saranno cali di concentrazione o passaggi a vuoto prolungati durante la stagione regolare.
La previsione più realistica porterebbe a piazzarli giusto ai piedi del podio delle favorite assolute per la Western Conference: dopo Los Angeles Lakers, Los Angeles Clippers e, potenzialmente, Denver Nuggets, tutte le altre compagini sembrano scattare da blocchi più o meno paralleli. Starà ai Suns lottare per quello che appare come l’ultimo posto per il vantaggio casalingo per i playoffs disponibile, le avversarie dirette: Dallas Mavericks, Portland Trail Blazers, Utah Jazz, Houston Rockets e Golden State Warriors.
Le potenzialità per sorprendere però ci sono tutte, basti guardare a quanto fatto dai Thunder di Chris Paul solo una stagione fa. La potenza di fuoco a disposizione di Phoenix è nettamente superiore, ed un eventuale approdo al secondo turno, magari sovvertendo il vantaggio del campo casalingo, non sembra poi così un’utopia. Fondamentale, come per tutte le altre 29 squadre, sarà comunque la tenuta mentale dei giocatori rispetto ai rigidissimi protocolli covid, come, allo stesso tempo, la lotteria di quei contagi spesso riportati al di là dei comportamenti più ligi alle regole, ma che potrebbero incidere enormemente sui momenti più caldi della stagione.
Indubbiamente, però, in Arizona ci si aspetta grandi cose.


