
L’assenza prolungata di Patrick Patterson ha esposto i Raptors a tutte le lacune della fase difensiva evidenziate già in passato.
Che il mese antecedente all’All-Star Weekend di New Orleans sia stato di gran lunga il peggiore nella storia recente dei Toronto Raptors, con 11 sconfitte nell’arco di 16 partite, è un dato di fatto inconfutabile. Ma che potesse trasformarsi nella miccia capace di accendere la fantasia e – soprattutto – la voglia di vincere di Masai Ujiri, in pochi ci avrebbero scommesso.
Non certo perché il GM dei Raptors non sia propenso a certi stravolgimenti di roster, anzi. Quello che poteva far pensare a un relativo immobilismo della franchigia sul mercato era il frutto della situazione particolare dei canadesi, clienti fissi nelle alte sfere della Lega, ma pericolosamente bloccati nel limbo delle contender, che corrisponde alla fase di sviluppo più pericolosa nella creazione di una squadra vincente: quella in cui qualsiasi cambiamento non viene visto di buon occhio.
Quando una franchigia abituata alla mediocrità comincia a palesarsi con continuità a livelli mai raggiunti prima, è naturale che management e coaching staff continuino a puntare sugli stessi cavalli vincenti, facendo di tutto per mantenere intatto un nucleo di giocatori all’apparenza imprescindibile.
In tal senso è stato paradossalmente fondamentale attraversare un periodo di crisi relativamente lungo, che ha messo tutto l’ambiente di fronte ai pochi – ma atavici – problemi del roster, spesso passati in secondo piano rispetto ai tanti pregi. Stiamo parlando della mancanza di rim protector affidabili (Nogueira e Siakam ancora non rientrano in quel novero), di lunghi bidimensionali pericolosi anche fuori dal pitturato, e di giocatori dai piedi rapidi, con la possibilità di difendere su più ruoli per cavalcare una small ball efficace.
Proprio in tal senso vanno lette le operazioni di mercato che hanno portato Serge Ibaka e PJ Tucker alla corte di Dwane Casey: il coach ha finalmente a disposizione altri due giocatori, oltre a Carroll e Patterson, capaci di coprire e difendere più ruoli, aumentando sensibilmente le possibili combinazioni di quintetto.
Il sacrificio di Terrence Ross (passato agli Orlando Magic), per quanto doloroso, è un prezzo minimo da pagare, perché sia Tucker che Ibaka hanno tiro da fuori, e perché i Raptors hanno individuato in Norman Powell lo swingman del futuro, o quantomeno considerano il 23enne da UCLA un’alternativa sufficientemente valida fra gli esterni.
Il primo banco di prova contro Boston è andato alla grande, con gli uomini di Casey vittoriosi in rimonta anche senza l’apporto di Kyle Lowry (da valutare l’infortunio al polso che lo infastidisce da qualche settimana), e capaci di ridurre il gap in classifica dai Celtics (secondi ad est) a sole 3 partite.
Lo scatto d’orgoglio c’è stato, ma ora ci sarà bisogno di una volata in vista dei playoffs.

