Secondo Brett Brown, head coach dei Philadelphia 76ers, la sua squadra ha ancora “parecchia strada da fare, prima di essere considerata un seria pretendente al titolo della Eastern Conference”.
I Brooklyn Nets hanno inflitto domenica notte ai Sixers (6-5) la peggior sconfitta stagionale.
Dopo un primo tempo equilibrato, i Nets sono volati via trascinati dal sempre più incisivo Caris Levert, dal lungo al secondo anno Jarrett Allen e dall’impatto dalla panchina di Rondae Hollis-Jeffefson.
Dall’altra parte, la panchina dei Philadelphia 76ers non è quella dell’anno scorso, come si è già ampliamente detto in sede di analisi pre-stagionale.
Marco Belinelli ed Ersan Ilyasova non ci sono più (ed ora fanno le fortune di San Antonio e Milwaukee, che li hanno riaccolti a braccia aperte), sacrificati per salvare spazio salariale per un grande free agent, poi mai arrivato. La mossa di Brown di far partire dalla panca J.J. Redick è stata quasi obbligata.
Phila aveva un disperato bisogni di punti dalla panchina (sono 17.9 sinora i punti di media dell’ex Clippers), ed un ancor più disperato bisogno di trovare un ruolo per Markelle Fultz, l’oggetto misterioso numero 1 al draft 2017.
“Ora come ora, non siamo tra le grandi della Eastern Conference, ovvero ciò che vogliamo essere e diventare. Ne abbiamo tutte le qualità, ma ora dopo 11 partite semplicemente non lo siamo. Questo è un gruppo che ha orgoglio e volontà di lottare, e troverà il modo di crescere e salire di rendimento. E’ mio compito rendere possibile ciò”
– Brett Brown, coach dei Philadelphia 76ers –
Tre delle cinque sconfitte stagionali dei Sixers sono arrivate con Toronto, Milwaukee e Boston, le rivali dirette per un posto tra le – almeno – prime quattro ad est.
La disfatta di Brooklyn è arrivata secondo coach Brown in maniera “inaccettabile”:
“Per vincere fuori casa, non si possono accumulare così tante palle perse. Non si possono concedere così tanti rimbalzi. La capacità di rimanere uniti, di incassare, superare e rispondere ad ogni colpo duro che arriva dall’avversario è cosa a cui si arriva. Ora questa capacità non l’abbiamo“
Philadelphia 76ers, Ben Simmons: “Siamo soft”
Ben Simmons sintetizza con la parola “soft” (molli) ll Brown-pensiero. Come riportato da Brian Mahoney di AP, l’australiano avrebbe così definito la prestazione dei suoi contro i Nets:
Simmons says the 76ers have been playing soft, throwing in an expletive to back it up.
— Brian Mahoney (@briancmahoney) November 5, 2018
I Sixers hanno concesso a Brooklyn 15 rimbalzi offensivi e perso 27 palloni, season high NBA ad oggi, e la difesa di Philadelphia non ha fatto di meglio, sinora.
I 76ers sono 20esimi per punti a partita concessi (112.9), ed il net defensive rating di Joel embiid e soci è oggi ben inferiore rispetto alle rivali di conference Boston, Milwaukee, Indiana e Toronto, e solo leggermente superiore a quello delle inseguitrici Charlotte e Detroit (via NBA.COM)
Se è vero che i numeri di Joel Embiid sono saliti a dismisura in questo inizio di stagione (28.4 punti e 12.6 rimbalzi a gara), quelli di Simmons sono in leggero calo rispetto alla stagione passata, complice anche qualche piccolo acciacco fisico.
Ben Simmons ha sinora segnato meno e distribuito meno assist, rispetto alle medie tenute l’anno scorso. Tante sono invece le palle perse, 3.5 a partita.
Philadelphia 76ers: Simmons, Fultz e gli spazi
Il capitolo Fultz meriterebbe trattazione più ampia, probabilmente. La transizione del prodotto di Washington da trattatore della palla primario a shooting guard (senza esserlo) prosegue a rilento.
Fultz garantisce alla difesa di Philadelphia la presenza di un difensore potenzialmente d’elite sugli esterni avversari, e permette in certe situazioni a Ben Simmons di giocare da ala pura, se utilizzato da point guard.
Markelle sta però tirando con un tremendo (anche da vedere) 39% dal campo.
Liberare campo e spazi per Embiid e Simmons diventa un problema quando l’ex Huskies è in campo. Gli avversari giocano sulla sua riluttanza a prendersi tiri aperti dalla distanza.
Questa cosa non si può certo definire “un tiro”:
Nella NBA del 2018, nessuna squadra può permettersi di tenere in campo assieme per minuti estesi due assoluti non tiratori, per quanto giocatori di livello assoluto, come Fultz e Ben Simmons, e pretendere di vincere le partite.

Markelle Fultz a segno contro i Nuggets
Un tale assetto offensivo costringe Embiid ad un super-lavoro.
La panchina dei Sixers è nettamente peggiore rispetto a quella di sei mesi malcontati fa (Wilson Chandler sta per tornare, e la sua pericolosità dall’arco sarà preziosa, condizioni fisiche permettendo).
I Sixers di oggi danno l’impressione di essersi fermati.
Il tentativo di valorizzare Fultz era e rimane cosa buona e giusta, nonostante la crisi d’identità dell’ex scelta numero 1 al draft NBA 2017 (pare ormai cosa nota il problema psico-motorio che ha travolto Fultz la stagione scorsa, e che ha costretto lo staff dei Sixers ha ricostrure da capo il gesto tecnico del giocatore).
La situazione tecnica in cui è costretto a muoversi non lo aiuta di certo (non esiste oggi giocatore meno adatto per giocare di fianco a Simmons ed Embiid, probabilmente), e certo lascia qualche dubbio sull’operato in sede di scout dei 76ers, e sull’opportunità di scegliere una point guard nella squadra di Ben Simmons.

