Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Aborto USA, la protesta dello sport: “Siamo furiosi e pronti a combattere”

Aborto USA, la protesta dello sport: “Siamo furiosi e pronti a combattere”

di Carmen Apadula

La sentenza Roe v. Wade era la legge che tutelava il diritto delle donne di interrompere una gravidanza. Ora, quella sentenza in America non esiste più.

La Corte Suprema degli Stati Uniti, per la maggior parte conservatrice, con una decisione che rovescia un diritto fondamentale e radicato negli Stati Uniti da 50 anni, ha annullato la storica sentenza con cui nel 1973 la stessa Corte aveva riconosciuto il diritto della texana Norma McCorvey di interrompere la sua gravidanza, garantendo a tutte le donne l’aborto legale a livello federale negli Stati Uniti. 

Da ieri, ogni stato americano ha infatti ottenuto la libertà di limitare o addirittura vietare completamente l’interruzione volontaria di una gravidanza sul proprio territorio. “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto” recita la sconvolgente sentenza.

La decisione è stata presa nel caso “Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization”, in cui i giudici hanno confermato la legge del Mississippi che proibisce l’interruzione di una gravidanza dopo 15 settimane di gestazione, anche in caso di stupro o incesto. Lo Stato del Mississippi aveva chiesto alla Corte di riconoscere la propria legge, e proprio tale richiesta ha innescato l’iter di revisione della storica sentenza del ’73. A fare ricorso, solo l’unica clinica rimasta nello Stato ad offrire l’opzione dell’aborto. 

Secondo il Guttmacher Institute, in assenza di tale legge, sarebbero già ben 26 gli Stati americani pronti a vietare ”sicuramente” l’aborto, privando così milioni di donne di usufruire di uno strumento legale che tutela il loro diritto a interrompere una gravidanza. Sono infatti più di una dozzina gli Stati che hanno già stilato delle leggi che vietano l’aborto, e che entreranno in vigore immediatamente.

Il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade era stato anticipato già a inizio maggio, quando era stata diffusa in anteprima la bozza di un documento interno della Corte Suprema, risalente a febbraio, redatta dal giudice Samuel Alito e che è stata poi confermata come autentica dalla stessa Corte. Tale bozza mostrava che la maggioranza dei giudici era favorevole al ribaltamento della legge. 

Nonostante già soltanto la bozza avesse suscitato vaste polemiche e proteste negli Stati Uniti, Alito ha continuato a sostenere che “la Roe v. Wade è stata sbagliata in maniera eclatante fin dall’inizio”, aggiungendo che “il suo ragionamento è stato eccezionalmente debole, e la decisione ha avuto conseguenze dannose”.

Con questa sentenza, gli Stati Uniti diventano quindi uno dei quattro Paesi che negli ultimi vent’anni, invece di sostenere il diritto all’aborto, lo ha negato, unendosi alla Polonia, El Salvador e Nicaragua.

Tuttavia, sempre secondo quanto riportato dal Guttmacher Institute, i tassi di aborto sono comunque gli stessi nei Paesi in cui l’interruzione della gravidanza è legale e in quelli in cui non lo è.

Abolizione sentenza Roe v. Wade: chi era a favore

La decisione, che fino a pochi anni fa era letteralmente impensabile, dopo decenni di sforzi da parte degli oppositori dell’aborto, è divenuta realtà grazie a 3 nomine conservatrici dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che è stato il primo a festeggiare, lodando la Corte Suprema. Secondo Trump infatti, la Corte ha ”seguito la volontà di Dio, perché questa scelta vuol dire seguire la Costituzione e restituire i diritti”.

A sostenere l’idea dell’ex presidente è stato poi il leader dei Repubblicani in Senato Mitch McConnell, secondo cui la decisione della Corte è stata “coraggiosa e corretta, una storica vittoria per la Costituzione e per la società”, mentre secondo l’ex vice presidente federale Mike Pence “ha vinto la vita”.  

Della stessa opinione è poi anche il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, l’arcivescovo Vincenzo Paglia. “Di fronte alla società occidentale, che sta perdendo la passione per la vita, questo atto è un forte invito a riflettere insieme sul tema della generatività umana e delle condizioni che la rendono possibile” ha detto. “Scegliendo la vita, è in gioco la nostra responsabilità per il futuro dell’umanità”.

Chi invece ha condannato la scelta

Nonostante alla fine abbia avuto la meglio la scelta dell’abolizione della legge Roe v. Wade, la Corte non si è dimostrata unanime nella decisione. I voti a favore sono infatti stati 6, quelli dei giudici conservatori, mentre altri 3 sono stati contrari. I giudici liberal Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer hanno infatti diffuso un comunicato per dissociarsi dalla scelta presa dalla Corte. “Tristemente, annunciamo che oggi molte donne hanno perso una tutela costituzionale fondamentale” hanno dichiarato i tre giudici. “Noi dissentiamo”. 

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, nel discorso tenuto ieri pomeriggio alla nazione, ha invece definito quello della Corte Suprema come un “tragico errore”, sostenendo che la sentenza emessa è solo il risultato di una “ideologia estrema che ci ha riportato indietro di 150 anni, facendo diventare gli USA un’eccezione nel mondo”. Il presidente ha poi chiamato il popolo americano a una battaglia politica contro questa sentenza, perché “ora è a rischio la salute delle donne”, aggiungendo che le libertà personali, e soprattutto il diritto all’aborto, sono in gioco sulla “scheda elettorale” delle prossime elezioni di Midterm. L’invito del presidente è infatti rivolto agli elettori, che dovrebbero mobilitarsi a novembre, votando per eleggere rappresentanti che possano successivamente difendere il diritto all’interruzione di una gravidanza, come delle altre libertà individuali. “Ora la palla passa al Congresso” ha detto, promettendo che la sua amministrazione resterà vigile. “Permettetemi di essere chiaro e inequivocabile. L’unico modo che possiamo usare per garantire il diritto di scelta di una donna sull’aborto, è il ripristino del Congresso di tale diritto con una legge federale. Non c’è nessuna azione esecutiva del presidente che possa farlo. Ma al momento al Congresso mancano i voti, quindi gli elettori alle elezioni di novembre devono far sentire la loro voce”. Biden ha poi lanciato un appello agli attivisti pro-aborto, purché continuino a protestare pacificamente. In più, si è raccomandato di garantire alle donne l’accesso alla pillola abortiva e ad altri farmaci approvati dalla Food and Drug Administration per “l’assistenza riproduttiva”, come conferma anche una nota della Casa Bianca.

Anche Barack Obama ha voluto sostenere le parole del presidente Biden, esprimendo la sua opinione in un tweet, pubblicato come prima reazione alla sentenza. “Oggi la Corte suprema non solo ha annullato quasi 50 anni di precedenti, ma ha anche relegato la decisione più intensamente personale che qualcuno possa prendere ai capricci di politici e ideologi, attaccando le libertà essenziali di milioni di persone” ha dichiarato. “Ho il cuore spezzato per gli americani che hanno perso il diritto fondamentale di assumere decisioni informate in merito al loro corpo. Questa decisione avrà delle conseguenze devastanti” afferma invece la moglie Michelle Obama, definendo “orribile” la scelta della Corte Suprema. 

Anche Hillary Clinton condanna tale decisione, definendola una “infamia” e un “passo indietro per i diritti delle donne e per i diritti umani in generale”, aggiungendo che “molti americani ritengono che la decisione di avere un figlio sia una decisione sacra, e dovrebbe rimanere fra la donna e il suo medico”. 

La democratica e Speaker della Camera Nancy Pelosi ha poi definito la sentenza “crudele e scandalosa”, aggiungendo che alle elezioni di novembre ci sono in gioco i diritti delle donne.

Tra i commenti di oltreoceano spicca invece quello del presidente francese Emmanuel Macron. “L’aborto è un diritto fondamentale per tutte le donne e bisogna proteggerlo. Esprimo la mia solidarietà alle donne, le cui libertà oggi sono rimesse in discussione dalla Corte suprema degli Stati Uniti” ha scritto su Twitter, sia in francese che inglese.

La Corte Suprema ha deciso, ma cosa succede ora?

Ora quindi i singoli Stati saranno liberi di applicare le loro leggi, facendo ritornare il Paese alla situazione che ha preceduto gli anni della sentenza. 

In oltre la metà degli Stati l’aborto era considerato reato, quindi non poteva essere preso in considerazione, qualsiasi fosse la causa della gravidanza. In oltre 10 Stati era invece legale solo nei casi in cui la gravidanza costituisse un pericolo per la donna, fosse frutto di uno stupro o un incesto, o presentasse malformazioni fetali. Gli altri 13 presentano invece dei divieti detti “dormienti”, che entreranno in vigore entro 30 giorni, eccetto nel caso in cui la vita della madre si trovi in pericolo.

Il Missouri è stato il primo Stato ad aver vietato l’aborto dopo la sentenza, seguito a ruota dal Texas, il cui procuratore generale Ken Paxton, ha affermato che qualsiasi struttura offra l’interruzione di gravidanza sarà considerata “responsabile penalmente a partire da oggi”. Anche in South Dakota, una legge specifica ha reso immediatamente illegali tutti gli aborti, “a meno che un giudizio medico ragionevole e appropriato non indichi che l’aborto è necessario per preservare la vita della donna incinta”.

Per contro, il governatore dello Stato di New York Kathy Hochul assicura che “l’accesso all’aborto è un diritto umano e resta accessibile e legale a New York”, sostenuta dal sindaco Eric Adams. “A coloro che vogliono un aborto nel Paese, sappiate che qui da noi siete le benvenute. Faremo ogni sforzo per assicurare che i servivi riproduttivi restino disponibili e accessibili per voi” ha dichiarato quest’ultimo.

Inoltre la Apple, la Meta (proprietaria di Facebook e Instagram) e l’azienda Patagonia hanno dichiarato che si impegneranno a pagare viaggi, alloggi e procedure mediche alle dipendenti che dovranno recarsi in un altro Stato per sottoporsi ad un aborto, contando sull’appoggio del presidente Biden, secondo cui nessuna autorità locale può impedire ad una donna di recarsi in uno Stato diverso dal proprio per abortire. La Patagonia ha poi aggiunto che pagherà la cauzione a qualsiasi dipendente venisse arrestato a seguito di proteste pro-aborto. 

Il diritto all’aborto scompare negli USA: ecco cosa ne pensa il mondo dello sport

Già prima della decisione ufficiale, centinaia di persone (per lo più donne) hanno protestato di fronte all’edificio della Corte, e le organizzazioni pro-choice Planned Parenthood, Naral Pro-Choice America e Liberate Abortion Campaign hanno denunciato “ogni tattica e minaccia di gruppi che usano violenza e distruzione” in quanto “impegnate a proteggere ed espandere l’accesso all’aborto e alla libertà riproduttiva attraverso un attivismo pacifico”. 

I manifestanti pro-aborto continuano ad aumentare, e ovviamente non è mancata una risposta da parte del mondo sportivo. 

Sono stati molti gli atleti e organizzazioni sportive a reagire con orrore alla scelta della Corte Suprema, e sono state diverse le squadre e le leghe a rispondere in maniera incisiva con dichiarazioni ufficiali. 

Non si sono infatti tirate indietro la NBA e (soprattutto) la WNBA, che hanno promesso di garantire alle loro dipendenti l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva. 

“L’NBA e la WNBA credono che le donne debbano essere in grado di prendere le proprie decisioni in materia di assistenza sanitaria e di futuro, e crediamo che questa libertà debba essere protetta” hanno dichiarato entrambe le leghe. “Continueremo a sostenere l’equità di genere e di salute, garantendo alle nostre dipendenti l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva, indipendentemente dal luogo in cui si trovano”.

Inutile dire che è stata soprattutto la Women’s National Basketball Players Association a reagire alla decisione della Corte Suprema, concentrandosi sul diritto di voto ed esortando le persone a “votare come se le nostre vite dipendessero da questo, perché è così”.

L’associazione, a meno di due ore dalla sentenza ufficiale della Corte, ha poi dichiarato che “questa decisione mostra un ramo del governo che è così lontano dal Paese e da qualsiasi senso di dignità umana”, e ha continuato dicendo che “dobbiamo riconoscere che quando votiamo è per eleggere i funzionari e per collegare i punti alle politiche e alla legislazione che si allineano con i nostri valori”. La WNBPA ha poi concluso affermando che “questa sentenza fornisce un percorso insidioso per i divieti di aborto che rafforzano le disuguaglianze economiche, sociali e politiche e potrebbero portare a tassi più elevati di mortalità materna, sventando i diritti alla libertà riproduttiva per tutti”.

Tra le atlete della WNBA che più hanno accusato il colpo c’è stata Sue Bird, che si è detta “distrutta” a causa della notizia, mentre la sua squadra, quella delle Seattle Storm, ha dichiarato di essere “furiosa e pronta a combattere”.

Tanti atleti hanno poi fatto riferimento alla tempistica della decisione, arrivata un giorno dopo il 50esimo anniversario del Titolo IX, la legge spartiacque che ha contribuito ad innescare un boom nello sport femminile, che è durato decenni. 

E tra le dichiarazioni del mondo NBA spicca proprio quella di Devin Cannady, guardia degli Orlando Magic. “Ieri abbiamo celebrato il Titolo IX” ha sostenuto il giocatore. “Oggi invece diciamo a queste stesse donne che non hanno la libertà di prendere decisioni sul proprio corpo. Sto male per voi, sono al vostro fianco. Questo Paese deve essere migliore, questa m***a è così arretrata”.

Rimanendo sempre nella città della Florida, anche l’Orlando City, in una dichiarazione congiunta con l’Orlando Pride della NWSL, ha affermato che questa autonomia e l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva sicura sono “diritti umani fondamentali e non negoziabili” e che entrambi i club “si oppongono profondamente alla decisione odierna della Corte Suprema”.

“Il rovesciamento della Roe v. Wade non solo mette a rischio molte persone, in modo sproporzionato quelle appartenenti alle comunità BIPOC e quelle poco servite, ma apre anche la porta a future discriminazioni e violazioni dei diritti civili di altri gruppi emarginati. La difesa dei diritti umani è una battaglia che continueremo a combattere, sia per coloro che sono stati colpiti oggi, sia per coloro che potrebbero essere presi di mira in futuro” hanno concluso.

Sempre nella NWSL, che ritiene la sentenza come una “negazione di libertà e uguaglianza”, anche il Kansas City Current ha dichiarato di avere il “cuore spezzato”, mentre l’OL Reign si “oppone ferocemente alla decisione”, come anche il Gotham FC, in quanto “i diritti riproduttivi sono diritti umani”.

“La sentenza odierna della Corte Suprema nega agli individui di questo Paese la piena libertà e l’uguaglianza che sono la pietra miliare di una società giusta. I diritti riproduttivi sono diritti umani. Finché ogni individuo non avrà le stesse libertà del suo vicino, il nostro lavoro non è finito. Continueremo a far sentire la nostra voce. La NWSL è più di un semplice campionato di calcio, siamo un collettivo che si batterà ogni giorno per ciò che è giusto” recita la dichiarazione ufficiale.

L’associazione delle giocatrici della NWSL (la NWSLPA) ha “condannato con forza” la decisione in quanto scelta che “toglie a una persona il diritto di prendere decisioni sul proprio corpo, un diritto umano fondamentale al centro di ogni aspetto della vita”, secondo quanto detto ieri, nel tardo pomeriggio. 

Alcune calciatrici hanno dichiarato di essere completamente contro la sentenza. In particolare, la centrocampista Lindsey Horan ha detto di essere “ancora un po’ scioccata”, e ha definito un “passo indietro per il nostro Paese” in un’intervista via Zoom, tenutasi ieri mentre si trovava in ritiro con la Nazionale femminile statunitense.

Dopo l’incontro, anche l’attaccante Megan Rapinoe ha chiesto di parlare alla luce della sentenza della Corte, e si è asciugata le lacrime descrivendo la giornata come “scoraggiante, esasperante e spaventosa”. In una dichiarazione che è durata più di 9 minuti, la giocatrice ha sottolineato che la decisione colpirà con maggior forza i gruppi di donne emarginate. 

“Sappiamo che questo colpirà in modo sproporzionato le donne povere, le donne di colore, le immigrate, le donne che vivono con un compagno violento, le donne che sono state violentate da estranei o anche membri della famiglia, o semplicemente che forse non hanno fatto la scelta migliore” ha detto. “E questo non è un motivo per essere costrette ad avere una gravidanza. Esacerberà completamente molte delle disuguaglianze esistenti nel nostro Paese. Non rende più sicura nessuna persona. Non rende più sicuro un bambino e non rende più sicura una donna. Sappiamo che la mancanza di diritti all’aborto non impedisce alle persone di abortire, ma impedisce alle persone di avere aborti sicuri”.

La Rapinoe ha poi spiegato che non considera la sentenza come “pro-vita”, indicando altre aree (quali l’assistenza sanitaria) che saranno influenzate dalla decisione della Corte.

“Non posso sottovalutare quanto questo sia triste e crudele. Credo che la crudeltà sia il punto, perché questo non è assolutamente a favore della vita. Ed è molto frustrante, scoraggiante e francamente esasperante sentire che questa è la ragione per cui le persone vogliono porre fine ai diritti all’aborto, e porre fine a questo aspetto vitale della donna. Non solo l’assistenza sanitaria e la sicurezza generale di base in questo Paese, ma anche la sua autonomia corporea, il diritto alla libertà, e la ricerca della felicità vengono aggrediti in questo caso. Ed’ incredibilmente scoraggiante”.

L’attaccante ha poi sottolineato che la decisione è stata presa da un tribunale che per la maggior parte è composto da individui di sesso maschile, e che i molti sistemi e leggi che discriminano le donne negli Stati Uniti sono state create da uomini.

“State permettendo un assalto violento e costante all’autonomia del corpo delle donne, ai diritti delle donne, alle menti delle donne, ai nostri cuori, alle nostre anime” ha detto la Rapinoe. “Viviamo in un Paese che cerca sempre di scalfire ciò che avete permesso, ciò che avete avuto il privilegio di sentire per tutta la vita. Ha anche l’opportunità di fare meglio ogni singolo giorno. Ha l’opportunità di presentarsi, di far sentire la sua voce, che sia sul posto di lavoro, su Zoom, negli stadi, in famiglia. Non è un problema delle donne. È un problema di tutti”.

Per concludere il suo discorso, un appello agli uomini che sono “rimasti in silenzio” circa la questione del diritto all’aborto. “Alzatevi” chiede la giocatrice. “Dite qualcosa”.

Anche Billie Jean King, ex tennista diventata attivista, ha invece definito quello di ieri come “un giorno triste per gli Stati Uniti”. L’ex general manager dei Philadelphia Phillies Ruben Amaro Jr. ha sostenuto via Twitter che la decisione sia “unilateralmente ingiusta”. 

Ma, anche se la maggior parte delle dichiarazioni forti sono arrivate da leghe e squadre femminili, oltre alla NBA, anche i Seattle Sounders della MLS hanno detto che “credono nel diritto all’autonomia sul nostro corpo e nel diritto di scegliere”. E il loro portiere, Stefan Frei, sostiene che “il nostro Paese si sta muovendo attivamente nella direzione sbagliata”.

Dunque, il messaggio proveniente dal mondo dello sport è chiaro: bisogna tutelare e proteggere i propri diritti, perché basta poco per perdere la libertà.

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