L’annuncio del regolare svolgimento dell’All-Star Game 2021 ha scatenato una serie di reazioni da parte delle stelle NBA, guidate da LeBron James e Giannis Antetokounmpo, in risposta alle quali non si sono fatte attendere le dichiarazioni di Chris Paul, presidente dell’associazione giocatori.
“I ragazzi hanno diritto ad esprimere i loro sentimenti sulle decisioni e su tutto il resto. Penso che il compito del sindacato sia stato quello di assicurarsi che i giocatori siano in salute ed al sicuro. Questa è stata una decisione della lega e noi stiamo cercando di comprenderla. Abbiamo però 450 giocatori dai quali cerchiamo sempre di ottenere informazioni, quindi è difficile”, ha dichiarato stando a quanto riportato da Duane Rankin di The Arizona Republic.
“Cerco di comunicare il più possibile. Ho parlato con Bron (LeBron James, ndr) una o due settimane fa, con Steph (Curry, ndr) ed altri ragazzi. Ci sono diverse situazioni. Alcuni ragazzi hanno giocato tante partite senza una grande pausa. Sono sicuro di non essere l’unico della lega a vivere lontano dalla famiglia, e che guarda quindi alla sosta come una possibilità per rivedere i propri familiari. Spero solo che i giocatori capiscano le decisioni prese, soprattutto perchè il sindacato ha sempre in mente i giocatori. I ragazzi però hanno sentimenti e devono poterli esprimere, lo rispetto”.
Fino a poche settimane fa sembrava che l’All-Star Game 2021 non si sarebbe dovuto disputare, prima che la NBPA di Chris Paul e la lega non trovassero un accordo per scendere in campo il 7 marzo ad Atlanta. In una stagione così complessa da gestire a causa della pandemia, la sfida delle stelle rappresenta una beffa per tutti i giocatori NBA, stremati da un calendario estremamente compresso. In particolare va a colpire coloro che come LeBron James hanno beneficiato di una brevissima off-season.
Il n°23 dei Lakers non aveva pertanto nascosto le proprie perplessità a riguardo: “Ho zero voglia e zero energia per giocare un All-Star Game quest’anno. Non capisco neppure perché lo dobbiamo giocare. La NBA e l’associazione hanno fatto questo accordo, ma a inizio stagione ci avevano detto che non ci sarebbe stato alcun All-Star Game. Abbiamo avuto una offseason corta, solo 71 giorni, e avremmo dovuto fare questa pausa di 5 giorni a metà stagione per ricalibrarci e preparare la seconda parte. Invece questa decisione ci scombussola tutti i piani, a tante squadre e giocatori. E’ stato uno schiaffo in faccia bello e buono, poi siamo ancora nel bel mezzo della pandemia e vogliamo portare tutta la NBA in un unico posto, in una città come Atlanta. Chissà magari per allora la pandemia sarà meno un problema, in ogni caso come vedete non sono contento di questa cosa. Non è stata una decisione che ho preso io, io ci sarò se dovrò andare. Sarò lì fisicamente ma non mentalmente“.

