fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State Warriors John Calipari: “Draft NBA più ampio? Serve solo alla G-League” e Draymond Green attacca su Chriss

John Calipari: “Draft NBA più ampio? Serve solo alla G-League” e Draymond Green attacca su Chriss

di Michele Gibin

A coach John Calipari l’idea di tornare ad ampliare il draft NBA non piace. Nemmeno un po’

L’ultimo draft NBA nella storia a prevedere più degli attuali due giri di selezione fu quello del 1989. Tre furono i giri quell’anno, ulteriore diminuzione rispetto ai 10 (poi diventati 7) degli anni passati.

All’epoca, i giri “minori” erano riservati ai giocatori soprattutto europei o non statunitensi, che venivano precettati dalle squadre NBA… perché non si sa mai (ci sono state tante eccezioni, con giocatori scelti molto in là e comunque titolari di carriere NBA di tutto rispetto). La NCAA era l’unica via di passaggio per i giocatori giovani per accedere al “piano di sopra”.

Oggi, a 30 anni distanza, e con lo sviluppo della G-League, la lega satellite con 28 squadre affiliate alle franchigie NBA, la lega medita di ampliare di nuovo il suo draft, aumentando il numero dei giri previsti e di conseguenza il bacino di giocatori a disposizione.

De’ Aaron Fox , uno dei tanti prodotti di Kentucky

Un’idea che la NCAA, travolta negli ultimi due anni dagli scandali su corruzione e reclutamento dei prospetti liceali, ed insidiata dalla crescita della G-League, dai campionati esteri che offrono un’alternativa ai giocatori, e dal progetto della NBA di abbattere la cosiddetta “one-and-done rule”, osteggia.

E’ John Calipari, storico head coach di Kentucky, a sostenere la causa della NCAA: “I giri in più al draft servono solo ad aumentare il pool di giocatori per la G-League, sostenere questo progetto vuol dire volere la rovina del college basket“. Coach Calipari vede con sospetto la funzione di competizione di preparazione alla NBA che la lega vorrebbe assegnare alla sua “minor” direttamente collegata: “La G-League serve soprattutto a chi è già stato nella NBA e cerca un rilancio, cerca di tornarvi” e non per chi, dopo non essere stato scelto al draft o non aver avuto un contratto, cerchi di passare da lì: “Se un giocatore gioca due anni in G-League ma non ha successo? Che succede? La NBA lo prende lo stesso? No, sei finito e basta“.

Calipari, stimolato sull’argomento dalle dichiarazioni dell’illustre collega Mike Krzyzewski a favore dell’ampliamento del draft, propone un’altra soluzione: “Dobbiamo far capire ai giocatori giovani che, se non hanno chance di andare nella NBA, è bene che vadano al college. L’istruzione è la cosa più importante. il sogno americano lo si vive così“.

Draymond Green su draft e cattive squadre: “E’ sempre colpa del giocatore? No”

Uno dei “furti” più memorabili al draft NBA degli ultimi anni, Draymond Green che da scelta numero 35 è diventato un All-Star fisso (nonché campione NBA), declina ed applica alla NBA il discorso sostenuto da coach Calipari, riflettendo su come spesso le squadre falliscano nel seguire e proteggere le proprie scelte al draft.

Una riflessione che nasce dal percorso NBA di un nuovo compagni di Green: Marquese Chriss, ex scelta numero 8 al draft NBA 2016 (in uscita da Washington), che in quattro stagioni NBA ha già indossato quattro maglie diverse, ed oggi lotta per un posto nel roster principale dei Golden State Warriors.

Non c’è mai stato dubbio che Chriss fosse un giocatore NBA, ma tutti si sono sempre attesi da lui che all’improvviso schiacciasse un bottone. Oggi sembra pronto a farlo, ma credo che in passato sia stato in situazioni tutt’altro che ottimali. Nessuno incolpa mai le squadre però in questi casi. Nessuno incolpa mai le squadre di m***a, soprattutto

Chriss giocò le prime due stagioni ai Phoenix Suns, tra 2016 e 2018. In due stagioni, i Suns cambiarono allenatore (cacciando Earl Watson dopo tre partite di stagione regolare nel 2017\18) e terminarono in fondo alla classifica della Western Conference. Nell’estate 2018, Marquese Chriss fu spedito agli Houston Rockets, ed ancora a febbraio 2019 ai Cleveland Cavaliers.

A settembre, l’ex Suns ha firmato un contratto non garantito con gli Warriors, trovando spazio in pre-season grazie agli infortuni di Kevon Looney e Willie Cauley-Stein.

Marquese Chriss

Marquese Chriss a Washington

La colpa deve essere sempre e per forza del ragazzo” Ancora Green “Ma non è così, oggi Chriss è cresciuto, non è più un ragazzino. Ma lo era quando è arrivato nella NBA, e la squadra ha le sue colpe. Sono contento che abbia ora qui la sua opportunità di mostrare di cosa sia capace. Ma il problema rimane, le squadre la passano liscia ed è sempre colpa del giocatore, fino al prossimo caso“.

E i giornalisti fanno lo stesso, non attaccano mai le squadre, si parla solo dei giocatori. Come tutti, anche loro pensano al loro futuro. Nessuno protegge i giovani, perché a nessuno giova farlo. Allora diamo la colpa sempre e solo ai giocatori, che sono scarsi, non sono capaci ed il loro nome non fa notizia, e poi si ritrovano fuori dalla NBA ed avanti un altro. Prendiamo Phoenix: nessuno dei beat writer dei Suns scriverà mai male della squadra ma lo sappiamo, quando (Chriss, ndr) giocava lì facevano schifo, la franchigia era terribile. Eppure, la colpa era solo sua

I Phoenix Suns hanno una storia di scelte “sbagliate” negli ultimi draft. Giocatori come Dragan Bender, Alex Len e Josh Jackson hanno avuto vita breve in Arizona nonostante le scelte pregiate spese per portarli in squadra. Delle nove prime scelte dal 2013 ad oggi, solo tre (Devin Booker, DeAndre Ayton e Mikal Bridges) vestono ancora la maglia dei Suns.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi