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Covid-19, la polizia USA: “Meno test ai giocatori NBA, più agli agenti”

di Michele Gibin

Negli Stati Uniti non si ferma la polemica sui test diagnostici per il coronavirus Sars-CoV2, che dopo i primi giorni di emergenza hanno iniziato a scarseggiare in alcune strutture sanitarie in tutto il paese, mentre la percezione di “favoritismi” a star e sportivi cresce.

A segnalare tra i primi la necessità di estendere i test, e soprattutto di dare la precedenza a medici, operatori sanitari e forze di polizia, era stato Bill de Blasio, sindaco di New York oggi una delle aree più interessate dall’epidemia e che aveva contestato il fatto che i giocatori dei Brooklyn Nets avevano beneficiato del test, a soli pochi giorni dalla sospensione della stagione NBA.

Test che aveva accertato la positività di 4 giocatori, tra cui Kevin Durant. A de Blasio avevano risposto sia i Nets, spiegando di essersi rivolti autonomamente ad una struttura privata, ed il Commissioner NBA Adam Silver, che aveva dichiarato come sia la lega che alle squadre avessero seguito i protocolli delineati dalle autorità sanitarie: con tutti i potenziali contatti, ed i tanti spostamenti, gli atleti professionisti sono considerati soggetti a particolare rischio di diventare dei formidabili veicoli di infezione, anche da asintomatici.

Ad alimentare la polemica arrivano oggi le proteste ufficiali delle forze di polizia. Il capo della polizia della Bay Area (California) ha infatti chiamato in causa l’amministrazione Trump per la mancata estensione a tappeto dei tamponi diagnostici alle forze di polizia impegnate a far rispettare le ordinanze e le restrizioni imposte alla popolazione: “Se tanti agenti fossero messi in quarantena per 14 giorni, questo significherebbe che sulle strade avremo meno agenti da schierare per una risposta efficace, a tutti i livelli, locale e nazionale. basta test ai giocatori NBA, più test agli agenti“. Tanti i vertici delle forze polizia locali che hanno rimarcato l’importanza di estendere i test agli agenti, come riportato da ABC News.

Dopo la conferma della positività di Rudy Gobert degli Utah Jazz, che prima della partita (poi mai giocata) dello scorso 11 marzo tra Jazz e OKC Thunder era stato sottoposto a tampone per dei sintomi influenzali assieme al compagno di squadra Emmanuel Mudiay (risultato poi negativo), Jazz e Thunder erano stati a loro volta sottoposti a test come deciso dalle autorità. Allo stesso modo, test anche per le ultime avversarie dei Jazz: Celtics, Cavs, Pistons, Raptors, Cavs e Brooklyn Nets.

Sono ad oggi 14 i giocatori NBA positivi al test per il coronavirus Sars-CoV2.

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