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NBA, Damian Lillard rilancia i play-in, ma se la soluzione fossero i gironi come nel calcio?

di Michele Gibin

Dopo la sua presa di posizione forte sulla ripresa del campionato NBA e sul formato con cui le squadre si troveranno a scendere di nuovo in campo, Damian Lillard dei Portland Trail Blazers rilancia la proposta di un torneo di play-in per assegnare almeno gli ultimi posti nella griglia playoffs 2020.

Per Lillard resta importante evitare che alle squadre venga chiesto di giocare una manciata di partite “inutili”, col solo scopo di arrivare a quota 70 partite di stagione regolare disputate e che servano da semplice riscaldamento per i playoffs, a giochi sostanzialmente fatti per la post-season.

I Trail Blazers sono oggi al nono posto nella Western Conference, per la verità abbastanza lontani dai Memphis Grizzlies ottavi (3.5 le partite di distanza), ma in uno sprint finale di 18-20 partite il margine per squadre come Portland, San Antonio Spurs e New Orleans Pelicans non sarebbe mancato.

In stagione non siamo stati abbastanza bravi da rientrare nelle prime 8“, spiega Lillard “Per cui se dovessimo restare fuori, che sia. Ma penso che la soluzione più equa sia un torneo di play-in, l’ottavo posto era per noi comunque a tiro e le partite da giocare ancora molte (prima dello stop, ndr). Di certo, se la NBA dovesse decidere di saltare direttamente ai playoffs, di gente delusa ce ne sarebbe“.

Damian Lillard che ha poi fatto in un’intervista per il Jalen & Jacoby Show di ESPN una parziale marcia indietro rispetto alle dichiarazioni piuttosto coraggiose di due giorni fa. Lillard ha spiegato di aver parlato a livello informale, ribadendo però il concetto dell’inutilità di rientrare dopo 2 mesi di stop forzato per giocare delle partite prive di valore agonistico: “Vogliamo tutti tornare a giocare, ma vogliamo giocare per qualcosa, per un obiettivo”.

“Io ho detto di voler giocare, e voglio giocare. Quello che chiedo è un’opportunità di giocarmi i playoffs, non penso ci fosse nulla di sbagliato in quel che ho detto (…) è possibile che senza avere questa possibilità, diversi giocatori possano domandarsi se valga la pena tornare in campo in estate“.

NBA, la proposta: gironi come ai Mondiali di calcio e 20 squadre

La NBA non si è ancora ufficialmente spinta a parlare di formati e soluzioni. L’unico passo in avanti concreto sono le trattative tra gli uffici della lega ed i vertici di Disney World ad Orlando, Florida, che dovrebbe essere la sede unica della “bolla” isolata dal resto del mondo e in cui terminare la stagione 2019\20.

Le indiscrezioni riportate da Adrian Wojnarowski e Zach Lowe di ESPN, da Shams Charania di The Athletic e da Kevin O’Connor di The Ringer tra gli altri, parlano di una NBA orientata alla soluzione play-in, o ad un formato che per lo sport americano sarebbe un unicum: al posto del primo turno di playoffs, le squadre sarebbero inserite in gironi “all’italiana”, la cui composizione sarebbe stabilita selezionando le squadre da delle fasce (tier) esattamente come accade ad esempio nelle prima fasi dei tornei di calcio come la Champions League o i Mondiali. Così facendo, sarebbero ben 20 le squadre ammesse alla post-season, le fasce o tier sarebbero stabilite dalla classifica della regular season al 12 marzo scorso, data dello stop alla stagione.

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