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Danny Ainge fa “mea culpa” per il fallimento dei Celtics nella scorsa stagione

di Valentino Aggio

Danny Ainge, ex giocatore ed attuale general manager e presidente dei Boston Celtics, si è prestato per un intervista con Rachel Nichols di ESPN. Ainge ha parlato della stagione passata, la campagna 2018/19 in cui i suoi Celtics non rispettarono affatto le grandi aspettative alla vigilia della stagione.

Col senno di poi, penso che avrei dovuto alleggerire il roster per rendere più semplice il lavoro a coach Stevens. È colpa mia. Avevamo una rotazione davvero lunga, ci sarebbe tornata utile con una stagione più lunga. Abbiamo avuto molti giovani che sono cresciuti senza l’aiuto di Gordon (Hayward, ndr) e Kyrie (Irving, ndr) hanno pensato che fosse arrivato il loro momento di gloria, questo non ha funzionato bene all’interno dello spogliatoio

I Boston Celtics versione 2018/19 non hanno fatto meglio delle semifinali della Eastern Conference, nelle quali sono stati battuti dai Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo per 4-1. Solo i Toronto Raptors di Kawhi Leonard furono poi in grado di fermare la corsa al titolo del greco e dei suoi.

Ad inizio della passata stagione, i Boston Celtics erano visti come i maggiori pretendenti per la corsa al titolo, dato dal fatto che LeBron James era volato a Los Angeles, sponda Lakers. Il record a fine stagione fu di 49-33, di sicuro ben al di sotto delle aspettative, che valse il quarto posto ad Est, una vittoria davanti agli Indiana Pacers. La prima serie di playoffs finì 4-0 per Boston, contro gli Indiana Pacers che avevano perso il loro miglior giocatore, Victor Oladipo, mesi prima.

Danny Ainge conclude la sua intervista parlando della forma di rifondazione di una franchigia NBA: “È molto più facile per i giocatori accettare il proprio ruolo quando vi è una gerarchia ben precisa.”

L’esempio più lampante di questa teoria sono i LA Lakers di LeBron James ed Anthony Davis.

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