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Anthony Davis si prepara al ritorno a New Orleans: “So cosa mi attende”

di Michele Gibin

Nella notte tra mercoledì e giovedì, Anthony Davis farà il suo primo ritorno a New Orleans da avversario, a pochi mesi dalla rottura con la squadra che lo scelse prima di tutti al draft NBA 2012, e dove AD sarebbe diventato un All-Star.

Sugli ultimi, amari mesi dell’esperienza a NOLA di Davis si è scritto tanto, tra le provocazioni della maglietta “That’s all, folks!” indossata dal giocatore, in borghese all’ultima partita casalinga stagionale dei Pelicans, alla richiesta di trade “coordinata” con l’agente Rich Paul di Klutch Sports (lo stesso di LeBron James), allo stravolgimento nel management dei Pels, con il licenziamento di Dell Demps e l’arrivo di David Griffin.

Oggi, a poche ore dalla palla a due allo Smoothie King Center, è il neo compagno di squadra LeBron James a consigliare Davis. James ha una discreta e variegata esperienza di “ritorni a casa“, osteggiati (a Cleveland da giocatore dei Miami Heat nel 2010) che celebrati (a Miami dopo il ritorno in Ohio e di nuovo lo scorso anno a Cleveland, in maglia Lakers): “Gli ho parlato, perché so cosa lo aspetta in una situazione ed in un posto che hai chiamato casa per tanti anni. Davis era arrivato da ragazzino a New Orleans, e ora ci torna da uomo“.

Nelle battute finali della stagione 2019\20, un Anthony Davis separato in casa ricevette i fischi del deluso pubblico di New Orleans: “Ho già avuto un assaggio di ciò che mi aspetta, so però che sarà ancora peggio domani: ad ogni possesso, verrò coperto di fischi, ma io capisco cosa possano provare i tifosi. Da parte mia c’è solo affetto per loro“.

In una recente intervista a Shams Charania di The Athletic, Anthony Davis aveva rivelato di avere chiesto a James un consiglio su cosa lo avesse aspettato a NOLA, in occasione del suo ritorno: “Gli ho chiesto: ‘Quando sei andato a Miami, come ti sentivi a lasciare Cleveland? Ovviamente, mentre io ho chiesto la trade, tu te ne sei andato volontariamente, ma quali emozioni provavi?’. Mi ha detto ‘Ero spaventato, molto spaventato’. Anche a me è successa la stessa cosa. Ho amato la città di New Orleans. Ho così tanti amici lì, che sono diventati familiari. New Orleans è ormai una parte di me, è stato difficile per me andarmene”.

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"Gran parte del merito di come il mio tiro in sospensione sia molto migliorato va agli Spurs. Durante la mia prima apparizione alle Finals, nel 2007, passavano sempre dietro ai blocchi invitandomi a tirare da fuori. Io non mi sentivo a mio agio e perciò non tiravo. Devo quindi ringraziarli molto per avermi affrontato con quello schema." Così LeBron James parla del suo tiro in sospensione che è migliorato notevolmente da quella finale del 2007. Con queste dichiarazioni avrà di sicuro fatto riaffiorare dei bei ricordi ai tifosi degli Spurs, che cercheranno di dimenticare questo inizio di stagione molto complicato pensando alle vittorie passate. ° ° ° #nba #nbapassion #lebronjames #lakersnation #sanantoniospurs

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L’unica cosa da fare è preoccuparsi di vincere” Spiega il super veterano Rajon RondoScendere in campo e battere la tua vecchia squadra, e lasciare che sia il campo a parlare per te, AD non deve scendere in campo con l’idea di segnare 50 punti, o fare una super partita. Quella verrà da sé“.

Lakers-Pelicans sarà anche la sfida degli ex Lonzo Ball, Brandon Ingram e Josh Hart contro la squadra che nel giugno 2019 li “scaricò” per arrivare a Davis. Brandon Ingram sta vivendo a New Orleans la stagione della consacrazione, viaggiando ad oltre 26 punti di media a partita per i Pelicans (6-11) di coach Alvin Gentry.

In una lunga intervista concessa a Mirin Fader di Bleacherreport, Ingram ha descritto le prime difficili settimane di riabilitazione dopo la trombosi al braccio sinistro che pose fine anzitempo alla sua stagione 2018\19, e che richiese un intervento chirurgico, e del percorso di crescita intrapreso a New Orleans: “Mi guardai allo specchio e mi chiesi: chi sei? Chi vuoi diventare veramente?“.

I tifosi a New Orleans sono fantastici, sempre ottimisti anche dopo una sconfitta (…) una cosa davvero unica, mi ricorda casa mia. Credo che sia l’ospitalità del Sud, che conosco bene, Si sente nell’aria, qui si sta bene

Ingram ha ammesso come le difficoltà della scorsa stagione lo abbiano portato, talvolta, a “perdere la gioia di giocare”, soprattutto quando a febbraio 2019 le voci di trade si intensificarono: “Sentivo che avrei potuto essere più coinvolto e più utile in attacco, avrei potuto essere utilizzato meglio“. Il prodotto di Duke si sarebbe ritrovato solo nella parte finale della stagione, a playoffs già compromessi e prima dello stop per motivi sanitari: “Decisi che avrei giocato a modo mio, che avrei dato tutto me stesso di nuovo“.

Brandon Ingram

“B.I.” ricorda poi di aver passato la off-season e la riabilitazione guardando filmati e clip di Kawhi Leonard e Kevin Durant, giocatori affini all’ala dei Pelicans per costituzione fisica e ruolo: “Guardavo e pensavo: posso farlo anche io, ma allo stesso tempo pensavo a cosa sarebbe successo se non fossi mai riuscito a tornare quello di prima, col mio braccio e senza la possibilità di recuperare al 100%“.

Ingram è stato fenomenale” Spiega coach Alvin GentryE gioca con una fisicità che non diresti possibile, a vederlo: sta diventando sempre più forte e sempre più a suo agio anche in una lega fisica come la NBA. Ingram sarà un grande giocatore, per tanti e tanti anni a venire“.

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