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Inside Dirk Nowitzki: Mondiale, NBA, nuovo capitolo di vita e consigli per i giovani

di Francesco Catalano

Nell’aprile dello scorso anno Dirk Nowitzki ha giocato la sua ultima partita con i suoi Dallas Mavericks contro i San Antonio Spurs. Da quel momento, in un certo senso, si è allontanato dal basket: infatti ha viaggiato per l’Europa insieme alla sua famiglia godendosi il suo nuovo stile di vita. Tuttavia, oltre ad essere stato la bandiera dei Mavs, è stato anche uno dei pilastri della nazionale tedesca. Durante le estati si allenava spesso con la Germania e ha lasciato tracce indelebili anche nella storia dei Mondiali: MVP nel 2002 e record di maggior numero di punti segnati in un match della FIBA World Cup (47 contro l’Angola nel 2006).

Proprio per questo motivo quest’anno, in occasione della FIBA World Cup 2019, è stato nominato “ambasciatore” della competizione. Proprio a Pechino, in Cina, dove si stanno tenendo i Mondiali, Dirk Nowitzki ha avuto un’ampia intervista con la rivista Slam sulla competizione che rappresenta, sulla NBA e su quello che sarà il suo futuro.

Puoi parlare del tuo ruolo come ambasciatore e del perché hai voluto essere coinvolto nel Mondiale?

Beh, come sai, ho già detto che i miei giorni da giocatore sono finiti. Ma voglio ancora aiutare il gioco a crescere a livello internazionale. Ho avuto molto successo nelle competizioni FIBA ed è sempre bello divertirsi giocando al livello più alto, così quando mi hanno cercato per vedere se ero disponibile, ovviamente ero pronto. Far crescere questo sport a livello internazionale, farlo crescere qui in Cina – ci sono dei tifosi meravigliosi – e abbiamo alcuni dei migliori atleti, cioè dovremmo divertirci per qualche settimana. Con la speranza che possiamo far evolvere il gioco anche di più.

Nel tuo viaggio dalla Germania alla NBA, il tuo punto di svolta fu nel 1998 al Nike Hoop Summit (Dirk Nowitzki aveva segnato 33 punti, 14 rimbalzi e aveva guidato il “World Team” nella vittoria contro gli USA, ndr). Puoi descriverci quella esperienza e quanto importante è stata quella partita nel lancio della tua carriera?

Quella partita mi ha davvero messo in gioco. Tornando indietro, non avevamo Twitter o Instagram o dei social network. Nessuno sapeva chi fossi. Ero stato invitato a quella partita ed è stata una bella esperienza per me. Abbiamo raggiunto le semifinali nella Final Four a Alamodome e fu davvero una cosa grandiosa. Ho giocato bene quella aprtita e tutto ad un tratto le cose sono cominciate a girare intorno a me come non lo avevano mai fatto. Ognuno diceva che sarei stato draftato e ho avuto tipo 40 offerte dai college. E’ stato davvero un momento indescrivibile per me.

Quando pensi indietro alla tua carriera con la Germania, c’è un momento specifico a cui ritorni?

Ai giochi olimpici del 2008, anche se non abbiamo superato il primo turno. Solo essere lì e alzare la bandiera della mia nazione, condurre la mia nazione allo stadio, non lo dimenticherò per il resto della mia vita. Ci sono stati altri grandi tornei: 2002 e 2005, di certo, abbiamo ottenuto una medaglia lì. Ma niente raggiunge i giochi olimpici di Pechino per me.

Quanto è più grande ora il basket in Germania comparato a quando tu eri un ragazzo?

Ovviamente è cresciuto molto. Penso lo dimostri nella nostra nazionale, abbiamo tre giocatori NBA in quella squadra ora. Il gioco è cresciuto incredibilmente, il campionato è diventato molto più competitivo in Germania, così è divertente seguirlo.

Puoi fare un confronto tra la NBA ora e quella in cui hai iniziato la tua carriera? Quali sono le maggiori differenze?

Nella NBA, quando ci sono entrato io, ogni 4/5 giocatori c’era uno grande e grosso. Erano rimbalzisti. Da allora la NBA ha cambiato alcune regole. La lega è diventata più piccola, veloce e con più capacità tecniche. Ora anche alcuni centri possono tirare dalla linea dei tre punti. E’ fantastico guardare il livello tecnico, specialmente dei migliori.

In che modo pensi che il gioco continuerà ad evolversi? Dove può andare da questo momento?

E’ una buona domanda perché ora abbiamo Steph Curry che tira da metà campo e riesce a mettere dentro ogni tiro. Non so bene in che direzione possa andare questo gioco, se tireranno per segnare quattro punti, non ne ho idea. Ma è già incredibile vedere da dove tirano ora i ragazzi e la loro dimensione atletica. E’ difficile vedere quando possano diventare più atletici, più bravi tecnicamente, ma sono sicuro che ci sono delle strade perché il gioco si evolva ancora.

Hai già pensato seriamente a quale potrà essere il prossimo capitolo della tua vita?

Veramente no. Vedremo cosa porterà il nuovo capitolo. Sono sicuro che ci saranno delle opportunità. Con la speranza che ci sarà un’opportunità di stare coi Mavericks, coi quali ho passato davvero un lungo periodo. Forse avere un impatto lì facendo cose che adoro fare. Ma per adesso, voglio solo fare un passo indietro dal gioco e godermi la mia famiglia che ha dovuto sacrificarsi tanto. E voglio viaggiare e esporre i miei bambini a lingue e culture diverse e poi probabilmente tornerò al basket; ma per ora, ho intenzione di stare solo con la mia famiglia.

Qual è il miglior consiglio che puoi dare ai giovani giocatori che si approcciano alla Lega?

Beh, provo sempre a vedermi come un ragazzo. Sembra sciocco, ma non bisogna pensare che ce l’hai fatta. Qualcun altro sta lavorando in palestra. Cercando sempre di diventare più forte. Ascolta e impara. Osserva i tuoi veterani. E sempre, ogni estate, cerca di aggiungere qualcosa di nuovo al tuo gioco e non rimanere mai lo stesso giocatore. Non mi sono mai sentito soddisfatto. Ho sempre voluto essere il miglior giocatore che potevo essere. Sta tutto nel duro lavoro e nel metterci del tempo dentro. Per essere forti a lungo, ci vuole un sacco di tempo passato a lavorare.

Queste le parole di Dirk Nowitzki su quelli che saranno i suoi obiettivi nel futuro prossimo. Chissà se non lo vedremo tra qualche anno di nuovo in NBA proprio sulla panchina dei Dallas Mavericks.

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