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NBA, Draymond Green e Kevin Durant sulla lite del 2018: “Warriors incasinarono tutto”

di Michele Gibin
kevin durant draymond green

Due titoli NBA e due medaglie d’oro olimpiche vinte assieme dopo, Draymond Green e Kevin Durant si sono ritrovati faccia a faccia per una chiacchierata senza filtri in esclusiva per Bleacher Report.

Gran parte della loro intervista doppia, KD e Green l’hanno dedicata ai tre anni passati assieme da compagni di squadra ai Golden State Warriors e al famosissimo diverbio in diretta nel novembre 2018, quando durante le fasi finali di una partita di regular season contro gli LA Clippers, Draymond Green inveì contro Durant in panchina dopo una sua brutta giocata e un rimprovero da parte dell’attuale superstar dei Brooklyn Nets.

Un episodio che costò a Green una sospensione da parte della squadra, e che avrebbe fatto da preludio all’addio via free agency di Durant al termine della stagione 2018\19.

Quanto peso ha avuto nella tua decisione di andartene quella lite?“, chiede Green a Durant.

Non fu la nostra lite, quanto quello che successe dopo. Tutti, a partire da Steve Kerr, si comportarono come se nulla fosse mai accaduto, poi Bob Myers (il general manager di Golden State, ndr) ti ha sospeso pensando che questo avrebbe sistemato tutto. Invece fu un momento importante per il gruppo, era la prima volta che succedeva qualcosa del genere (…) invece avremmo avuto bisogno di chiuderci in spogliatoio e dirci tutto, dirci, KD, Dray, avete combinato un casino, ora però pensiamo a quello che dobbiamo ancora fare. Non lo abbiamo fatto, abbiamo solo evitato di parlarne e ricordo che non mi era piaciuto“.

Draymond Green ricorda poi che la sera stessa dopo la partita, il management della squadra gli chiese di scusarsi con Kevin Durant, “Mi parlarono per quasi due ore raccontandomi un sacco di cose per poi capire, ok così non otteniamo nulla, ci riproviamo domani“.

Il giorno dopo“, racconta Green “Mi richiesero: sei pronto a scusarti? Io risposi che facendo così avrebbero solo peggiorato le cose, e che le uniche persone che avrebbero potuto chiarirsi tra loro erano io e te. Loro avrebbero solo fatto altri danni, e per quanto mi riguarda li hanno fatti. Mi dissero che mi avrebbero sospeso per una partita e io semplicemente risi loro in faccia. Bob Myers ricordo mi disse: non era questa la reazione che mi attendevo da te (…) ridergli in faccia è stata la reazione che ho scelto, l’altra sarebbe stata ricoprirli di insulti“.

E’ interessante ora scoprire che anche tu sei della stessa mia opinione“, chiosa Green, con Durant che annuisce.

Draymond Green e Kevin Durant, l’intervista: “Warriors, nessun rimpianto”

Kevin Durant avrebbe lasciato via free agency i Golden State Warriors dopo la sconfitta per 4-2 alle finali NBA 2019 contro i Toronto Raptors, dopo dei playoffs caratterizzati prima da un infortunio muscolare che lo tenne fuori per parte della serie di secondo turno contro i Rockets e per le Conference Finals contro Portland, e quindi dal grave infortunio al tendine d’Achille della gamba destra in gara 5 delle finali, al suo rientro in campo.

Durant avrebbe giocato per tre stagioni a Golden State vincendo due titoli. Durante l’intervista KD ha ribadito che avrebbe compiuto la stessa scelta, quella di lasciare gli Oklahoma City Thunder nel 2016, “un milione di volte” e che fu una decisione “perfetta” da parte sua.

Green ha poi osservato che, secondo lui, già dopo la vittoria del secondo titolo nel 2018 contro Cleveland, Kevin Durant avrebbe già iniziato a pensare al “dopo”, alla futuro dopo gli Warriors, e che l’unica ragione che lo aveva spinto a restare era la possibilità di vincere tre titoli di fila.

E’ una domanda interessante (…) a Golden State fui subito sicuro di quale sarebbe stato il mio ruolo, capii subito dopo il mio primo anno che cosa avrei dovuto essere per fare di noi una squadra che avrebbe potuto vincere ogni sera. Furono due anni talmente intensi, io ero talmente focalizzato su tutto, allenamenti, tattica, sessioni video… che capisco la gente iniziò a chiedersi: ma si starà divertendo qui? Quando sono così concentrato e determinato, per me non c’è altro posto dove vorrei essere. Il mio secondo anno agli Warriors fu il migliore per me, se così non fosse stato non avrei giocato 78 partite, avrei atteso i playoffs… invece le giocai tutte, al massimo tutte le sere, curandomi di ogni aspetto. Di certo non sembrai allora così aperto, amichevole… ma a me piaceva essere così concentrato. Forse avrei dovuto essere più comunicativo, ma ricordo come la gioia maggiore la provai nel lavoro e nel centrare l’obiettivo. E’ un livello raro da raggiungere per un giocatore NBA“.

Durant ha poi spiegato di non avere rimpianti sui suoi 3 anni a Golden State, ne di ritenere che quella squadra, con lui, Stephen Curry, Klay Thompson e Green, avrebbe dovuto vincere di più: “Abbiamo fatto esattamente ciò che dovevamo fare, certo mi sarebbe piaciuto il three-peat perché sarebbe stato speciale, raro. Ci andammo a tanto così, ma non ho rimpianti anche perché sono convinto che, restando sani, anche quest’anno con i Nets avremmo potuto vincere. Restare fermo per infortunio per un anno intero ha cambiato il modo in cui guardo le cose, i miei anni a Golden State sono stati speciali per me ma era arrivato il momento di voltare pagina“.

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