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Home NBANBA TeamsGolden State Warriors Kevin Durant sulla lite con Green: “Warriors misero tutto sotto il tappeto”

Kevin Durant sulla lite con Green: “Warriors misero tutto sotto il tappeto”

di Michele Gibin

Dopo aver “blastato” i suo vecchi compagni di squadra agli Oklahoma City Thunder, colpevoli a suo dire di non essersi dimostrati alla sua altezza e di averne in parte motivato la sua scelta di lasciare il midwest per la California e i Golden State Warriors, Kevin Durant dedica un ampio passaggio della sua ospitata a “All The Smoke“, podcast degli ex giocatori NBA Matt Barnes e Stephen “Captain Jack” Jackson, al secondo crocevia della sua carriera: la famosa lite del novembre 2018 con Draymond Green.

Lite che si scatenò alla fine dei tempi regolamentari di un’intensa Warriors-Clippers. Con Steph Curry infortunato e la squadra in mano a Durant e Klay Thompson, una giocata di Green sull’ultimo possesso Golden State mandò su tutte le furie Durant, e causò la reazione veemente dello stesso Green.

Dopo aver catturato un rimbalzo difensivo, Green aveva ignorato Durant che chiedeva a gran voce la palla, e condotto il possesso in autonomia, aveva finito per perdere il pallone e mandare la partita ai supplementari.

Stavo andando io sul rimbalzo, poi Green mi tolse praticamente il pallone dalle mani“, Così Kevin DurantPensavo mi avrebbe poi passato il pallone, io sarei andato in attacco ed avrei preso il mio tiro come avrebbe dovuto essere“.

Ma lui non lo fece, e ricordo la sorpresa generale. Io pensavo: ‘Dray, dammi quella palla!’ o ‘Cosa stai facendo?’, poi lui la perse. Io rimasi confuso, perché era la prima volta che accadeva qualcosa del genere. Torniamo in panchina e lo sento urlare, poi iniziare a parlare di me in quel modo. Allora pensai: è solo arrabbiato perché ha capito che io ero arrabbiato a mia volta con lui, anche se io non avevo detto niente, se non chiamare la palla a gran voce“.

Poi lo sento iniziare la sua tirata, ed io: ‘Diavolo, Dray (Green, ndr) è un amico, qualcuno su cui fare affidamento sempre e comunque’, e sentirlo dire quelle cose, ricordò che mi segnò. Dopo quel giorno, mi isolai dal resto. Si, gli Warriors sospesero Green, ma lo fecero solo per salvare le apparenze, E nessuno mi chiese mai la mia versione dei fatti sul quell’incidente, non ci fu mai una ‘pace’. Nessuno ne parlò più in squadra, in realtà. Nascosero tutto sotto il tappeto. Io penso avremmo fatto meglio a parlarne a viso aperto, come una famiglia, e ci avremmo messo una pietra sopra. Era un momento storico, difficile per una squadra che era una dinastia, non avrebbero dovuto far finta di niente solo per tenere la squadra assieme e provare a rivincere. Io volevo parlarne, e lo feci sapere a tutti: potevamo passarci sopra, dimenticare. Ma non successe, ed io decisi di pensare solo a giocare, e nient’altro“.

Tutti conosciamo Green, ed è normale fa trasparire le proprie emozioni, non c’è nulla di male. Ma quando si eccede, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va, e bisogna parlarne. Ma non ne abbiamo avuto la possibilità, si pensava solo a lasciar correre e pensare a vincere. E lo capisco, ma allora quando si parla di famiglia…”

Draymond Green attaccò in quell’occasione Durant, rinfacciandogli di aver in realtà già deciso di lasciare i Golden State Warriors a fine stagione e dichiarando a gran voce “che la squadra non aveva bisogno” di Durant per vincere, come era già stato in passato.

Green e Durant ebbero pochi giorni dopo l’incidente e la sospensione disciplinare per Green un chiarimento, e gli Warriors proseguirono fino alla finale NBA 2019 contro i Toronto Raptors, persa poi per 4-2 e caratterizzata dai gravi infortuni di Durant e Klay Thompson.

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