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NBA, Adam Silver: “Regole più rigide e chiare per la free agency”

di Michele Gibin

Free agency 2019, il Commissioner NBA Adam Silver non ha gradito la sfilza di accordi anzitempo tra squadre e giocatori, che in molto casi ha reso superflua l’esistenza di una deadline prefissata.

Giocatori come Kevin Durant, Kyrie Irving, Kemba Walker avevano già reso noti i loro prossimi trasferimenti tempo prima della scadenza delle 18:00 (orario di New York), approfittando di quello che Silver definisce di fatto un “vuoto legislativo“, che permette a giocatori e squadre di stringere accordi verbali, e di incontrarsi in forma ufficiosa prima del tempo.

Pratica che se sommata alla tendenza odierna al reclutamento tra giocatori (l’esempio George-Leonard, ma soprattutto il patto Irving-Durant-DeAndre Jordan ai Brooklyn Nets) rischia di rendere superflua l’esistenza di tempi precisi, deadline e rituali.

Silver: “Free agency, rinforzare le regole vigenti”

La mia sensazione, quando si parla di free agency e delle regole che la governano” Così Silver a Las Vegas, dove in occasione della Summer League 2019 si è radunato lo Stato Maggiore della NBAE’ che ci sia tanto lavoro da fare. E’ una questione di equilibrio e pari opportunità, le squadre vogliono principi più chiari su questo. Oggi i team sono in una posizione particolare, presi in mezzo tra il giocatore ed il suo condurre colloqui ed incontri che non sarebbero in teoria permesse dal contratto collettivo“.

Una squadra in questo modo si trova in difficoltà, perché sente o viene a sapere che un’altra squadra sta conducendo delle operazioni” Continua Silver “In fondo si tratta di questo: tutti vogliono vincere, competere per un titolo“.

Il mio lavoro consiste nel rinforzare le regole esistenti, far si che siano chiare e semplici per tutti. Oggi non è così

Impedire tout court a giocatori, agenti ed executive di incontrarsi non è chiaramente cosa fattibile. La free agency NBA 2019 ha però visto un numero mai visto prima di trattative chiuse e rese ufficiali allo scoccare esatto delle 18:00 del 30 giugno scorso. Il solo Kawhi Leonard (oltre alle eccezioni DeMarcus Cousins e Danny Green il cui futuro era in un certo grado legato a quello dell’MVP delle finali 2019) è stato il giocatore di grido a non aver reso manifesta la sua intenzione nelle ore a cavallo della deadline di ormai due settimane fa.

Le strette sui casi di tampering volute lo scorso febbraio non possono certo impedire ai giocatori di parlarsi o mandarsi messaggi, finché il tutto avviene privatamente: “Le regole hanno senso solo se le persone le seguono: se esistono modi legali di aggirarle, che senso ha averle? Ne nuoce l’immagine di integrità della lega stessa. Abbiamo bisogni di creare un codice che permetta a tutti di agire alle stesse condizioni, senza il timore che un avversario stia piegando le regole a suo vantaggio. Il campo da gioco deve essere lo stesso per tutti“.

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