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Giannis Antetokounmpo replica a Harden: “Io lavoro sul mio gioco, come te”

di Michele Gibin

I Milwaukee Bucks infliggono agli Oklahoma City Thunder di Chris Paul e Danilo Gallinari la peggior sconfitta stagionale, un 133-86 che è anche la vittoria più larga per Giannis Antetokounmpo e compagni in regular season.

L’MVP in carica chiude la sua partita con 32 punti, 13 rimbalzi e 6 assist in 27 minuti, i Bucks mandano a bersaglio 21 tiri di da tre punti e non concedono nulla a dei Thunder scarichi ed al termine di un tour de force da 5 vittorie consecutive.

Quasi una replica, per Giannis e compagni, alle parole di James Harden degli Houston Rockets, che nella giornata di venerdì aveva chiamato in causa il greco per le sue battute di spirito pre e post All-Star Game (“Non scelgo Harden perché mi serve qualcuno che passi il pallone“, e ancora dopo la partita, “Abbiamo attaccato Harden, il loro peggior difensore“), dicendo come le qualità di Antetokounmpo, in fondo, si limitino a saltare, correre e schiacciare, dall’alto dei suoi 7 piedi d’altezza.

Il mio gioco non è solo forza fisica, questo è sicuro“, così Giannis dopo la nona partita in stagione da 30 punti in meno di 30 minuti di gioco “Quando ho iniziato, pesavo 80 chili, per cui battere di potenza gli avversari non mi era possibile. E certo, ci sono momenti in cui la tua forza fisica è un vantaggio: lo è stato anche per giocatori come Michael Jordan, Shaquille O’Neal, LeBron, Kobe… tutti giocatori estremamente fisici (…) io ho sempre lavorato sul mio gioco, tiro da tre, screen and roll, letture offensive“.

Penetrare a tutta velocità e fare il passaggio giusto nell’angolo non è una cosa facile da fare (…) io sto ancora aggiungendo tante cose al mio arsenale, oggi sono un giocatore più completo di un tempo, e posso aiutare la mia squadra a vincere le partite più agilmente“.

In questa stagione, Giannis Antetokounmpo sta viaggiando ai massimi in carriera per punti (29.7), rimbalzi (13.7) e assist (5.9), tirando con il 31.4% al tiro da tre punti su oltre 4 tentativi a partita, e con il 55% al tiro. Il suo indice PER (player efficency rating, numero che raccoglie l’impatto statistico di in un valore finito), è uno dei più alti mai registrati (31.9) nella storia NBA, dai tempi di Wilt Chamberlain.

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