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Curry, Klay e i Golden State Warriors marciano a Oakland per Floyd

di Michele Gibin

I Golden State Warriors, con in testa Steph Curry e Klay Thompson, partecipano a Oakland alla marcia “Walking in Unity” di protesta contro le violenze della polizia nei confronti dei cittadini neri americani, e per la morte di George Floyd.

Evento organizzato da Juan Toscano-Anderson, ala degli Warriors, e che ha attraversato il percorso che negli anni scorsi fu il tragitto classico del pullman della squadra tre volte campione NBA tra 2015 e 2018. Assieme a Toscano-Anderson, Steph e Ayesha Curry e Thompson, anche i compagni Kevon Looney e Damion Lee.

Siamo tutti esseri umani. Soldi, fama, educazione e colore della pelle non contano“, così Toscano-Anderson ha presentato la sua iniziativa “E oggi siamo qui per lo stesso scopo, e non solo per i neri. Si tratta dell’umanità, ovunque nel mondo ci sono persone oppresse, e noi tentiamo di fare un passo in più nella direzione giusta, io con i miei fratelli“.

Gli Warriors hanno seguito la marcia di Oakland dal loro profilo Twitter ufficiale. Steph Curry ha guidato il cammino verso Lake Merrit, tappa finale della protesta, invitando i manifestanti a gridare il nome di George Floyd.

Floyd è stato ucciso a Minneapolis lo scorso 25 maggio dall’agente di polizia Derek Chauvin durante un arresto per sospetto traffico di banconote false (Floyd avrebbe tentato di spacciare una banconota da 20 dollati contraffatta). Durante l’aresto, Floyd si darebbe rifiutato di scendere dalla sua auto per poi essere trascinato fuori dagli agenti. Chauvin ha immobilizzato Floyd a terra, e premuto con il ginocchio sopra al collo dell’uomo per oltre 8 minuti. Floyd, ammanettato ventre a terra e sofferente, ha chiesto invano all’agente di farlo respirare, prima di perdere i sensi. I medici giunti sul posto dopo diversi minuti ne hanno constatato la morte.

Chauvin è stato formalmente incriminato per omicidio volontario, ed è stato arrestato assieme agli altri tre agenti intervenuti sul luogo dell’arresto: Thomas Lane, Tou Thao e J. Alexander Kueng. Derek Chauvin aveva ricevuto in servizio ben 18 diverse segnalazioni per presunti abusi di potere ed azioni oltre il lecito durante delle operazioni di polizia, di cui tre sparatorie risultate in un caso fatali.

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