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Warriors, Curry festeggia con 47 punti la reunion con Thompson e Green

di Giacomo Brogi

Non poteva essere un giorno come gli altri in quel di San Francisco, dove i Golden State Warriors nella notte italiana hanno battuto per 126-112 gli Washington Wizards e ottenuto la quarta vittoria consecutiva.

In un’atmosfera magica e quasi surreale, la squadra di Steve Kerr sembrava essere tornata quella meravigliosa macchina di gioco vista a inizio stagione, dopo il periodo buio degli ultimi due mesi. Ma nel giorno del trentaquattresimo compleanno di Steph Curry e del rientro in campo dopo due mesi di Draymond Green, i Dubs non potevano non concedersi una simile serata. Tutto è girato alla grande e, nonostante i soli 19 minuti in campo dell’orso ballerino, Golden State aveva già cambiato mentalità, sia dentro che fuori dal campo. Inoltre, fatemelo dire, è stato incredibilmente bello e commovente rivedere insieme in campo dopo 1005 giorni (davvero un’infinità) il magico trio delle meraviglie di Golden State, che negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato il concetto stesso di pallacanestro e creato uno stile di gioco unico e inimitabile, incantando tutti noi appassionati NBA. L’emozione sul volto di Klay Thompson in particolare era evidente, e i tre, sia all’inizio che alla fine della partita, si sono stretti in un lungo e struggente abbraccio.

Ma, venendo a parlare del match, sempre condotto dai Dubs fin dall’inizio, non si può ignorare l’incredibile prestazione di Steph Curry, che, nel giorno del suo compleanno, ha voluto regalare a se stesso e ai tifosi una serata indimenticabile. Il numero 30 ha chiuso la sua partita mettendo a referto 47 punti, riprendendo a bombardare dalla lunga distanza, e tirando con un 16 su 25 totale e 7 su 14 dall’arco. Prestazioni del genere ci erano davvero mancate, e dimostrano come, anche a 34 anni suonati, Steph sia ancora in grado di trascinare la squadra ad alti livelli. Inoltre tutto ciò contribuisce anche ad aumentare la fiducia e l’autostima di un giocatore che, soprattutto negli ultimi due mesi, complice anche l’assenza di Green, aveva attraversato uno dei periodi più neri della sua carriera.

Ma stanotte Curry è tornato a divertirsi, a prendersi i suoi classici tiri senza senso, ad avere di nuovo fiducia in se stesso, caricato anche dal rientro dell’orso ballerino. Quest’ultimo è partito dalla panchina, e, pochi minuti dopo il suo primo ingresso in campo, accompagnato da una lunga ovazione, aveva già prodotto la sua classica giocata con Steph. Green riceve palla, il compagno si libera nell’angolo, meraviglioso scarico, tiro in corsa e BAAANGG! I tifosi sugli spalti, che aspettavano di vedere tutto ciò da tantissimo tempo, sono naturalmente esplosi di gioia. “Quella giocata ormai è parte del mio DNA” dichiara il numero 23 a fine partita “posso dimenticarmi tante cose, ma non come passare bene la palla a Steph. Oggi ci siamo subito trovati ed è stato bellissimo”. 

Vale la pena ricordare come 41 dei 47 punti di Curry siano arrivati quando Draymond era in campo. Tutti abbiamo capito quanto la sua assenza sia stata un grande peso da sopportare per i Dubs, che però oggi hanno riaccolto con gioia e calore il loro beniamino. Anche Steve Kerr ci tiene a sottolineare questo punto. “A tutti noi era mancata molto la sua presenza in campo, ma a Steph in particolare, poiché aveva cambiato molto il suo modo di giocare. Loro due sono fatti per stare assieme e per compensarsi a vicenda”.

In effetti, se uniamo la straordinaria capacità di Steph di tirare da qualsiasi posizione con la visione di gioco e l’abilità da assist-man di Green viene fuori un tandem davvero incredibile. Tuttavia, prese da sole, queste due caratteristiche non riescono a produrre molto, e in questi ultimi mesi ce ne siamo accorti. Nonostante il minutaggio limitato, il numero 23 stanotte è stato ugualmente efficiente e determinante per la vittoria dei Dubs, e insieme a Curry ha creato un’efficacia in attacco davvero spaventosa (169.7), che ha ricordato i bei tempi della dinastia. In quei minuti insieme, Golden State ha tirato con il 69% dal campo, 9 su 15 dall’arco, e prodotto un differenziale di +23, che è drasticamente diminuito all’uscita dal parquet di Draymond Green.

La chimica tra i due è ormai talmente consolidata che si sente anche nei loro discorsi. “Non ci può essere Steph senza Draymond, è vero, ma neanche Draymond senza Steph. E poi c’è anche Klay ragazzi. La partnership formatasi tra di noi è qualcosa di bellissimo e di irrinunciabile, sono 10 anni che va avanti”. Queste parole danno l’idea di come questi tre abbiano creato un’intesa dentro e fuori dal campo davvero enorme. E se Curry e Thompson basano le loro prestazioni sulle grandi statistiche individuali, Green è esattamente il contrario, ed il suo impatto si vede da molto altro che in quelle non compare, come il defensive-rating e la sua capacità di saper trascinare e spronare i compagni anche nei momenti di difficoltà. Rivederli in campo tutti e tre insieme dopo più di due anni e mezzo è stato davvero un bellissimo spettacolo, che aumenta ancora di più quando li sentiamo insieme nelle interviste post-partita sorridere e scherzare come dei ragazzini. Anche questo tipo di emozioni ci sa regalare il basket, e siamo sicuri che questi tre, per tutto ciò che hanno dato e prodotto assieme, nella storia di questo sport ci rimarranno per un bel po’. 

 

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