Questa notte, James Harden affronterà i Rockets da avversario per la prima volta dal suo approdo ai Brooklyn Nets. Il Barba, fresco di vittoria del premio di Giocatore del mese, grazie a medie di 25.6 punti, 8.8 rimbalzi e 10.7 assist col 49% dal campo e il 43% da dietro l’arco in 14 partite a febbraio (record di 9 vittorie e 4 sconfitte per i suoi, il migliore della Eastern Conference), non gioca in quel di Houston nella squadra ospite dal lontano 15 febbraio 2012, quando indossava la maglia degli Oklahoma City Thunder e formava un Big Three da sogno con Kevin Durant e Russell Westbrook.
In quell’occasione, i Rockets si imposero per 96-95 al termine di una gara molto equilibrata, con Harden che chiuse con 17 punti, 4 rimbalzi, 4 assist e 2 recuperi col 46% al tiro (6/13) e il 37.5% da tre (3/8) in 32’ in uscita dalla panchina. OKC arrivò fino alle Finals, arrendendosi soltanto al cospetto dei più esperti Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh e il numero 13 conquistò il premio di Sesto uomo dell’anno in seguito al suo enorme impatto in uscita dalla panchina per i Thunder, sia in attacco che in difesa: per lui medie di 16.8 punti, 4.1 rimbalzi, 3.7 assist e una palla recuperata col 49% al tiro e il 39% da tre in 62 presenze, di cui ben 60 da sesto uomo di lusso.
Dal giorno della sua ultima partita da avversario contro i Rockets a Houston, poco più di nove anni fa, tante cose sono cambiate, non solo nella carriera di Harden, che nel giro di poche stagioni è diventato un primo violino ed ha anche vinto l’MVP (prima di lui ci erano già riusciti gli altri due fuoriclasse dei Thunder, Kevin Durant nel 2014 e Russell Westbrook nel 2017). Molti dei giocatori che dominano la lega attuale non erano ancora entrati in NBA: tra questi, spiccano Nikola Jokic, Damian Lillard, Giannis Antetokounmpo, Bradley Beal, Anthony Davis, Draymond Green, Joel Embiid, Devin Booker e Zach LaVine.
Tra i campioni attuali che invece già militavano in NBA, Steph Curry non era mai stato all’All-Star Game e non aveva ancora vinto un premio di MVP (a oggi ha all’attivo 7 convocazioni alla partita delle stelle e 2 MVP), mentre LeBron James non aveva vinto nemmeno uno dei suoi 4 titoli NBA: il primo lo vincerà in quella stagione, battendo proprio i Thunder di Harden, Durant e Westbrook. Quest’ultimo, il 15 febbraio 2012, aveva fatto registrare appena 5 triple doppie in carriera: oggi ne ha ben 156, è il leader di quest’anno (10) ed è secondo All-Time dietro a Oscar Robertson (181).
Il protagonista della gara in programma stanotte, James Harden non si era mai reso autore di una partita da 40+ o 50+ punti: oggi ne ha rispettivamente 99 e 23. Il Barba inoltre non aveva mai partecipato all’All-Star Game e il prossimo 7 marzo vi prenderà parte per la 9ª volta. I Golden State Warriors non vincevano l’anello addirittura dal 1975 e quell’anno non si qualificarono ai playoffs: di lì a poco, ne vinceranno ben tre nel giro di quattro anni (2015, 2017, 2018), disputando le Finals ogni anno dal 2015 al 2019 e perdendo nel 2016 contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James e Kyrie Irving. Nel 2012, quest’ultimo era al suo primo anno in NBA (a fine stagione vinse il Rookie of the Year).
Quando James Harden non giocava ancora a Houston: com’era la NBA di allora?
In tutta la stagione 2011\12 ci furono 18 triple doppie, di cui ben 6 firmate Rajon Rondo: oggi, a stagione in corso, se ne contano già 65. Il leader della classifica delle triple segnate fu Ryan Anderson, allora in forza agli Orlando Magic, che totalizzò 166 tiri vincenti da dietro l’arco: quest’anno, Steph Curry ne ha già segnati 164 e lo scorso anno Harden chiuse al primo posto a quota 299. I Magic di Anderson tirarono 1785 triple in 66 partite, per una media di 27 tentativi dalla lunga distanza per gara: questo dato, che nel 2011\12 risultava il migliore della lega, risulterebbe il peggiore se messo a confronto con le triple tentate dalle 30 squadre NBA lo scorso anno.
Insomma, dal 15 febbraio 2012 tante cose sono cambiate in NBA. In nove anni abbiamo assistito a continue evoluzioni per quanto riguarda il gioco, ai ritiri di numerosi giocatori a dir poco iconici (Kobe Bryant, Tim Duncan, Dirk Nowitzki, Steve Nash, Ray Allen, Dwyane Wade, Kevin Garnett, Tony Parker, Manu Ginobili, Chris Bosh, Vince Carter, tra i tanti), alla dinastia dei Golden State Warriors (unica squadra nella storia con un record di 73-9, nel 2015\16), alla storica rimonta dei Cleveland Cavaliers alle Finals 2016 (da 1-3 a 4-3), al primo MVP eletto all’unanimità (Steph Curry nel 2016), al record di triple doppie in una singola stagione di Russell Westbrook (42 nel 2016\17), al primo anello dei Toronto Raptors, campioni nel 2019.
In quest’arco di tempo, James Harden ha vissuto il capitolo più significativo della sua carriera, con gli Houston Rockets (2012-2021). In Texas, infatti, il Barba ha riscritto numerosi record individuali, diventando il miglior realizzatore di franchigia in una singola gara (61 punti, segnati in ben due occasioni, contro New York Knicks e i San Antonio Spurs, in entrambi i casi nel 2018\19), l’unico giocatore ad aver mai fatto registrare una tripla doppia da almeno 60 punti (60 punti, 10 rimbalzi e 11 assist contro gli Orlando Magic nel 2018), il miglior assist-man (4796 assist) e il giocatore con più triple doppie (46) e punti per partita (29.6) nella storia degli Houston Rockets.
Nonostante non siano mancate le polemiche dopo il suo addio ai Rockets, la maggior parte dei tifosi di Houston continua a portare Harden nel cuore e lui stesso non ha dimenticato la città che lo ha reso All-Star prima e MVP poi e gli ha offerto la vetrina ideale per entrare a far parte dell’élite del gioco dell’era moderna (e non solo). Questa notte, per la prima volta, Harden sarà un avversario per Houston e i suoi tifosi, ma il ricordo dei suoi otto anni e mezzo in Texas è ancora vivo.

